MILLE TESORI DA SCOPRIRE CON LE GIORNATE DI PRIMAVERA DEL FAI

ROMA – Il Palazzo della Marina a Roma, dove ogni dettaglio, dalle maniglie a forma di cavalluccio alle incisioni a veliero, racconta la vittoria italiana sul mare della Grande Guerra. L’Isola Bisentina sul lago di Bolsena, paradiso dei Farnese mai visto dal pubblico, con il suo trionfo di giardini e la Chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo che tradizione vuole progettata dal Vignola. Ca’ Vendramin Calergi a Venezia, dove morì Richard Wagner, e il Salone Margherita a Napoli, teatro della Bella Epoque d’inizio Novecento, insospettabilmente proprio sotto Galleria Umberto I. E poi lo Stadio Meazza, per la gioia dei tifosi con visita ai blindatissimi spogliatoi di Inter e Milan, o i ”palazzi del cinema” di Lecce. Fino alla Tipografia Ciampi di Rozzano (Milano), l’ultima in Italia a fare ancora la “stampa al bacio” con il monotype, o il Grand Hotel des Iles Borromees a Stresa, con la suite 106 che fu rifugio prediletto di Hemingway.

Sono oltre 1.000 i luoghi eccezionalmente aperti al pubblico per la 26esima edizione delle Giornate Fai di primavera, al via il 24 e 25 marzo in tutta Italia con oltre 50 mila volontari a far da ciceroni e la campagna di raccolta fondi Insieme cambiamo l’Italia, seguita anche dalla Rai per tutta la settimana dal 19 al 25 marzo (si dona al 45592).

“Vogliamo divertirci e divertire gli italiani”, avverte subito il vicepresidente esecutivo del Fondo Ambiente Italiano, Marco Magnifico, che come un fiume sciorina meraviglie, numeri e scoperte di quest’anno. In tutto, 400 località coinvolte in 20 regioni, con 250 luoghi di culto, 79 palazzi e ville, 32 castelli e 2 forti, 55 piccoli musei e biblioteche, 41 borghi in festa e ancora 24 parchi, 15 siti archeologici, 13 teatri, 4 zone militari e 30 accademie, 9 tra ferrovie, ex ospedali psichiatrici e isolette, più 44 biciclettate con la Fian.

“È la più importante festa italiana intorno al nostro patrimonio culturale, intorno cioè all’identità del nostro essere italiani”, dice Magnifico. E se dal 1993 a oggi sono stati oltre 10 milioni i visitatori delle Giornate di primavera, quest’anno si punta ai “25 milioni di bilancio annuale”, aggiunge il presidente del Fai, Andrea Carandini, lanciando un appello ai giovani ad “apprendere un mestiere per noi del tutto nuovo: promuovere una cultura alta per darla a tutti. Non per sostituirsi allo Stato, ma per recare a esso sussidio”.

E allora, gambe in spalla, dalle Alpi alle Madonie, per due giorni l’Italia svela al Fai le sue bellezze, raccontandone le storie più diverse. Dalle stanze “segrete” della politica, come l’Arcivescovado a Milano, dove Mussolini incontrò i partigiani, Palazzo Giustiani a Roma dove De Nicola firmò la Costituzione repubblicana o lo studio di Cavour nel Palazzo della prefettura di Torino.

E poi storie d’amore, come Casa Bortoli a Venezia, che i padroni di casa hanno lasciato in eredità al Fai e dove gli iscritti al Fondo potranno ora prendere un cioccolato caldo in salotto ammirando dalle vetrate il Canal Grande. Il Parco delle colonie bergamasche a Celle Ligure (Savona), terribile transito per i deportati delle SS, o l’affresco della Crocifissione del Quattrocento venuto fuori dalla parete di un anziano signore di Scarlino (Grosseto).

“Un’occasione non solo per scoprire il paese, ma per conoscerlo”, commenta il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni, ricordando che domani al Mibact si firmerà “la Carta per il paesaggio: un percorso per arrivare finalmente a tutelare e valorizzare il nostro patrimonio in una visione organica. La scommessa per il nostro paese è disegnare una strada di sviluppo che rispetti la nostra identità, la nostra cultura e il nostro paesaggio”.

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