A CIVITARETENGA L’ANTICO RITO DEL TIRO DELLO SQUADRO E LA FIERA DELLE CIPOLLE

NAVELLI – Nel piccolo borgo di Civitaretenga, frazione del Comune di Navelli (L’Aquila), una festa più di tutte unisce elementi di sacro ad elementi di profano: la Madonna dell’Arco, che cade sempre la domenica successiva al giorno 8 settembre, data in cui si festeggia la natività della Beata Vergine Maria.

Come tutti gli anni, sabato notte i giovani del paese hanno portato a termine il cosiddetto “tiro dello squadro”, un particolare rito di passaggio, un tempo riservato alla sola classe di maschi coscritti alla leva obbligatoria, diventato oggi un vero e proprio rito di comunità.

Dopo la mezzanotte, terminata la festa in piazza con musica, pizze fritte e porchetta, i ragazzi raggiungono la zona sottostante il paese, nei pressi della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, con trattore e aratro.

Illuminato da altri trattori e da automobili di tanti altri partecipanti al rito, l’aratro viene guidato nella scritta “W MARIA SS”, con l’aggiunta variabile dell’anno che si festeggia di volta in volta: questo è stato l’anno del 1999.

La nottata, su in paese, procede con un piatto di pasta offerta a tutti gli avventori: un centinaio di persone, un vero record considerando l’ora estremamente tarda e un’anagrafe che conta poco più di 150 residenti.

Infine, i giovani sono liberi di ricoprire il paese di scritte, usando solo calce che andrà via, pian piano con le intemperie, con frasi a piacere e ovviamente il loro anno di nascita.

Un tempo, quando il rito rappresentava l’ingresso dei giovani nell’età adulta, la scritta nei campi veniva fatta a mano, con un erpice trainato a braccia, e si completava con un lungo solco fino ai pressi del paese di fronte, Caporciano.

La rivalità tra i paesi portava a concludere il solco con un palo di legno nel terreno, in cui si inseriva una testa di maiale della porchetta che gli stessi giovani consumavano quella notte, e con la scritta “TPC”, acronimo di “testa di porco di Caporciano”, il cui stemma comunale riporta proprio una testa di maiale o, meglio, di cinghiale.

La festa è continuata domenica mattina con la tradizionale “fiera delle cipolle”, animata quest’anno dallo stand del Consorzio per la Tutela dello Zafferano dell’Aquila e dalla Fondazione Silvio Salvatore Sarra, con piccola degustazione di prodotti tipici e vino della Cantina Contesa di Collecorvino (Pescara).

A conclusione, la ormai classica fiaccolata che al tramonto va dal borgo alla zona sottostante, la vecchia Fonte, dove si trova la piccola Chiesa dedicata proprio alla Madonna dell’Arco, ora purtroppo in attesa di recupero dopo i danni dei vari terremoti.

La tradizione vuole che qui nel 1599 un pastore napoletano, trovando ricovero in un’osteria ai piedi del paese, dipinse nell’annessa stalla, dopo averla sognata nella notte, un’effigie della Madonna col Bambino usando colori naturali, tra cui quello dello zafferano. Si narra inoltre che davanti al dipinto fu posta una lampada il cui olio ardeva autonomamente, compiendo altri miracoli: per questo si decise nel 1698 di trasformare la stalla in una chiesa.

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