BIRRA AGRICOLA AL GRANO SOLINA, LA FILIERA CORTA DELLA BRASSERIA DI GORIANO SICOLI

GORIANO SICOLI – Più che una birra artigianale, è una vera e propria birra agricola, una differenza nemmeno tanto sottile se si considera che il cereale principe che ne caratterizza il sapore è prodotto a chilometro zero. Parliamo della bionda di Solina Bag, che sta per birra agricola gorianese, acronimo dell’azienda agricola Montana di Goriano Sicoli (L’Aquila).

Si tratta del primo e unico birrificio artigianale della Valle Subequana, nato appena quattro anni fa, nel piccolo borgo della Comunità montana Sirentina, con lo scopo di rilanciare l’economia e le coltivazioni locali, ridare valore all’agricoltura della valle, puntando sulla qualità della filiera corta.

A scommettere sul virtuoso e ambizioso progetto sono stati quattro imprenditori, gorianesi doc, che hanno deciso di allargare la produzione storica di cereali dell’azienda a quella della birra, agricola appunto.

Grazie all’acqua del Gran Sasso e ai cereali di produzione propria e naturale, le bionde e le rosse prodotte a Goriano Sicoli, insieme all’ultima creatura fatta con il grano Solina, sono diventate un prodotto di nicchia, una leccornia per gli amanti della fermentata in bottiglia.

“Siamo in realtà un’azienda cerealicola, produciamo orzo da almeno quaranta anni”, racconta a Virtù Quotidiane Orazio Paolucci, socio dell’azienda insieme a Marco Ciacchi, Concezio e Aldo De Sanctis.

“La nostra birra ha un’alta percentuale di Solina non maltata – spiega il produttore – è prodotta a crudo e per questo il procedimento di ammostatura è molto lungo, un processo lento che garantisce la massima estrazione di zuccheri dai chicchi del cereale prodotto dalla nostra azienda”.

La produzione è di circa dodicimila litri l’anno, un terzo della quantità è rappresentato dalla birra di Solina non maltata, quantitativi tutt’altro che industriali, simbolo della cosiddetta filiera corta di zona che fa della coltivazione diretta dei cereali il cavallo di battaglia del birrificio Bag che punta al valore qualitativo della bevanda.

La produzione di birra agricola in azienda è possibile grazie alla costituzione del Cobi, il Consorzio italiano di produttori dell’Orzo e della Birra. Gli aderenti al marchio “Birragricola” devono realizzare birra usando almeno il settanta per cento della materia prima coltivata.

Prima della costituzione del consorzio, nel 2003, in Italia non si poteva produrre birra in azienda, a differenza del vino. Inoltre, attualmente, “mentre sui vini non si pagano le accise, per la birra è l’esatto contrario, un aspetto – puntualizza Orazio – che comporta un prezzo abbastanza elevato per le artigianali che costano al produttore, ancora prima della rivendita, ben sessanta centesimi di tasse governative. Una tassazione che inibisce le produzioni e che incide notevolmente sul prezzo al consumatore”.

Insomma, considerate anche le spese per i macchinari, solo il conta litri ha un costo che si aggira intorno ai tremila euro, dietro la produzione di birra agricola c’è un mondo fatto di coltivatori, appassionati, attenti alla qualità e all’uso di materie prima naturali, vocati al rilancio di una agricoltura sostenibile e dei cereali antichi come il grano Solina dell’Appenino abruzzese.

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