DAL RISTORANTE “IL SANTUARIO” ALL’ARTE, IL REALISMO PITTORICO DI ORTENSI CICCOZZI

di Giovanni Sfarra*

L’AQUILA – In occasione dei festeggiamenti della festa patronale in onore della Madonna di Roio, con l’aiuto e la spinta da parte di amici sono stati esposti per 3 giorni a Roio Poggio, in una mostra fotografica e pittorica, anni di lavoro dell’artista Ortensi Ciccozzi.

Duecento quadri e 100 fotografie, questi i numeri del lavoro raccolto negli anni dal pittore e fotografo: 85 anni ed originario di Roio Poggio (a pochi km da L’Aquila), Ortensi ha unito la sua passione per la pittura e la fotografia all’amore e l’interesse per il territorio, i luoghi che ha sempre vissuto e che vive ancora.

“I suo lavori rispecchiano un realismo pittorico e quindi classificabile agli artisti della realtà, tendenza formatasi nell’era classica del Rinascimento”, dice Gaetano Michetti, storico fotografo aquilano.

“Pare che questi facessero concorrenza alla macchina fotografica ma l’artista non è mai una macchina e ciascuno dipinge la realtà paesaggistica e figurativa come la vede. I grandi pittori che ebbero questo ideale di realismo, lo portarono al più alto senso della magia perché erano grandi poeti oltre che sommi pittori”.

“Ortensi Ciccozzi ci porta indietro nel tempo con le sue opere costruite ad arte. Egli ha riportato la realtà pittorica di Roio e le sue ville che non tutti conoscono e ci lascia un grande patrimonio artistico culturale. Inoltre tramite la sua ricerca storica fatta attraverso la fotografia, ha ricostruito la storia di Roio, lasciando un patrimonio artistico culturale per le future generazioni”.

Ha iniziato a cimentarsi nella pittura negli anni 70, quando comprò per la prima volta gli acquerelli a suo figlio per i compiti scolastici.

Non avendo molto tempo perché impegnato a gestire lo storico ristorante di Roio “Il Santuario” (inagibile dopo il sisma, recentemente abbattuto ed in attesa di ricostruzione), inizia la produzione più grande quando sua moglie si ammala di Alzheimer e dovendole stare vicino, le faceva compagnia anche dipingendo.

Osservando i suoi quadri si percepisce la sua umiltà, semplicità e purezza come quella del tratto di un bambino, nel rappresentare i propri luoghi. Un esempio per tutti Ortensi, un uomo di poche parole ma con un animo sensibile e attento verso ciò che lo circonda.

Non a caso suo nipote, Giancarlo Ciccozzi, è un pittore contemporaneo, considerato uno dei protagonisti della scena artistica italiana e internazionale.

“Nel suo reportage, durato anni, ha impresso luoghi ed emozioni e con la sua mostra fotografica e pittorica Ortensi Ciccozzi ha dimostrato la grande passione e l’amore che lo legano alle frazioni di Roio, a L’Aquila e ad altri luoghi d’Abruzzo”, dice di lui Fulgenzio Ciccozzi, suo amico e cultore di storia locale.

“Nel suo reportage, durato anni, ha impresso luoghi e vecchi ricordi di ogni angolo di Roio, alcuni dei quali inghiottiti dal tempo e dagli eventi. Un lavoro, il suo, fatto soprattutto con il cuore! Bravo Ortensi, che la tua ricerca possa essere da stimolo per le future generazioni!”.

La raffigurazione su tela mantiene vivo in Ortensi il ricordo dei luoghi in cui è sempre vissuto e che hanno fatto da cornice a storie, leggende e avvenimenti che formano le radici identitarie di un popolo. Tra questi, quello dell’apparizione della Madonna di Roio, raffigurata nel suo primo quadro nel 1975.

“Secondo la leggenda”, continua Fulgenzio Ciccozzi, “la statua fu trovata da Felice Calcagno, un pastore originario di Lucoli, nel dicembre del 1578 in un bosco detto ‘Ruo’ in locazione di Tressanti in provincia di Foggia durante il periodo della transumanza. Il pastore aveva smarrito parte del suo gregge e pregò la Vergine per evitare il castigo da parte dei padroni; apparve al pastore una donna con un bambino in braccio e immersi in una luce abbagliante”.

“La donna indicò al giovane il luogo dove riunire il gregge. Una volta che i pastori giunsero a Roio, il mulo che trasportava la statua si inginocchio nei pressi dell’attuale Santuario (è presente una lapide commemorativa lungo la Via Mariana) e non volle più muoversi. I pastori portarono a spalla la statua a Lucoli. Il giorno seguente la statua non era più a Lucoli, ma a Poggio di Roio, nella chiesa di San Leonardo nel luogo dove ora sorge il Santuario Mariano”.

Alla pittura si aggiunge un grande lavoro di raccolta e recupero di fotografie dagli inizi del 900 che vanno ad unirsi a quelle più recenti scattate dallo stesso Ortensi. Una cronistoria che narra l’evoluzione negli anni del borgo di Roio, fino al post-sisma.

Il suo sogno è quello della creazione di un logo della “memoria” per le 4 frazioni di Roio. Uno luogo di incontro per la comunità, con un’esposizione permanente (di fotografie, testi, quadri, video, oggetti d’arte contadina) che mantenga viva e renda fruibile a tutti la storia e l’identità di questi luoghi.

Un popolo che non ha cultura del suo passato non può avere un futuro di crescita civile, poiché le usanze, il dialetto, i proverbi, ostile di vita ed il carattere degli abitanti affondano le radici nella sua storia millenaria.

*cultore di storia locale

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