DALLE PAGLIARE DI TIONE A QUELLE DI FONTECCHIO ALLA SCOPERTA DELLA FORESTA MODELLO

TIONE DEGLI ABRUZZI – Il freddo e le nuvole non hanno fermato, domenica scorsa, le tante persone che hanno partecipato alla passeggiata alla scoperta delle Pagliare della media valle dell’Aterno e dei suoi boschi, organizzata dal centro di educazione ambientale “Torre del Cornone-Ilex”.

L’evento gratuito si configura all’interno dell’iniziativa di lancio della “Foresta Modello”, progetto dal calibro internazionale a cui lo scorso ottobre ha aderito formalmente la Regione Abruzzo. Si tratta di un metodo di gestione partecipata di un’area forestale ed agricola – nel nostro caso la media valle dell’Aterno candidata come “area pilota” – in cui soggetti pubblici e privati si mettono insieme per realizzare progetti concreti per il territorio.

La passeggiata è partita dalle Pagliare di Tione (L’Aquila) per raggiungere quelle di Fontecchio, dove si è trovato un breve rifugio dal freddo nella casa di Mauro Cerasoli, per poi rincamminarsi verso le Pagliare di Tione, dove l’associazione “Il melo di nonno Dario” ha ospitato i presenti per il pranzo.

Non tutti conoscono questi piccoli borghi di montagna che a più di mille metri, creano un paesaggio meraviglioso e surreale: nati come insediamenti agro-pastorali, prendevano vita in prevalenza nei mesi estivi, quando gli abitanti dei paesi sottostanti si trasferivano lì per utilizzare le terre di montagne per il pascolo e l’agricoltura.

Oggi molte abitazioni sono state restaurate come seconde case o come rifugio per passare la domenica fra parenti ed amici ma conservano ancora tutto il fascino di un luogo senza tempo. Rappresentano inoltre un punto di vista privilegiato, non solo per la storia senz’altro singolare che ne ha visto la costruzione, ma anche dal punto di vista ambientale: una connessione perfetta tra montagna e uomo, ottimo punto di partenza per una riflessione più profonda.

Esistono infatti diversi modi per sollevare delle questioni legate alla gestione ambientale ed economica di un territorio ma si è dimostrato estremamente efficace portare fisicamente un nutrito gruppo di interessati a scoprirne le bellezze e le difficoltà dello stesso.

Alla passeggiata ha infatti partecipato, tra altri esperti e conoscitori dei boschi, il tecnico forestale Marina Paolucci che ha spiegato come l’abbandono dei territori agro-pastorali non più sfruttati dall’uomo, e la conseguente avanzata dei boschi, possa rappresentare un danno all’ecosistema non da sottovalutare: su questi terreni prosperano infatti arbusti spontanei, come biancospini e prugnoli, di cui si cibano alcuni mammiferi in questo periodo dell’anno.

Il rischio più grande è però rappresentato dagli incendi: due anni fa le fiamme hanno lambito il comune di Secinaro, con il rischio di propagarsi per tutta la valle e tra i suoi boschi, dove si è accumulato negli anni materiale secco.

Per capire il fenomeno basta fare un passo indietro: agli inizi del Novecento queste, come tante altre montagne d’Italia, erano sfruttate oltre misura dall’uomo che necessitava del legname per riscaldarsi, cucinare, costruire; inoltre l’agricoltura e la pastorizia rappresentavano l’unica attività di sostentamento.

Il paesaggio doveva apparire completamente diverso rispetto a quello odierno, con montagne più spoglie e molti terreni coltivati. Oggi viviamo una situazione opposta ma, per alcuni versi, non meno preoccupante: l’abbandono dei campi coltivati ha portato all’espansione incontrollata del bosco, spesso senza una gestione adeguata.

“Foresta Modello” – che rientra a sua volta dentro il progetto “Mosaici Mediterranei”, finanziato dalla Fondazione Svizzera Mava – si propone quindi di conservare il paesaggio “a mosaico” con terre, boschi, pascoli, tipico delle zone in questione ma in generale di tutto il Mediterraneo. Preservare ogni zona, valutando gli interventi da mettere in atto in base alle peculiarità della stessa, si ritiene sia il metodo migliore per resistere agli effetti del cambiamento climatico, come siccità, erosione, fenomeni metereologici estremi e, dicevamo, gli incendi.

“Periodicamente svolgiamo una pulizia dei sentieri come volontari – ha spiegato Alessio Di Giulio del centro di educazione ambientale Torre del Cornone-Ilex – ma non basta. Oggi un sentiero che prima si usava per andare a lavorare nei campi non ha più un valore strettamente economico ma potrebbe diventare una risorsa per il turismo; anche perché se in questi posti perdiamo i sentieri, cosa ci rimane? Bisogna riconoscergli un valore che sia culturale o identitario, e d’altra parte attivare delle microfiliere che portino turismo e posti di lavoro”.

Microfiliere come quella organizzata con i ragazzi dell’associazione “Il melo di nonno Dario”, che hanno offerto un pranzo a base di prodotti tipici, nel giardino e davanti al camino della loro casetta all’interno delle Pagliare di Tione: salumi della macelleria artigianale “Rampini” di Fontecchio, ricotta di pecora di Arischia e ricette semplici della tradizione, come la bruschetta con il lardo di Cesaproba, la “frittadorata”, cioè pane fritto con l’uovo, ed una zuppa di lenticchie di Collepietro.

A riscaldare il tutto un bicchiere di vino rosso dell’azienda agricola Vigna di more di Adriana Tronca.

Mangiare e bere riscaldandosi al fuoco, a due passi dalle cime del Sirente è stata la degna conclusione della giornata, dimostrazione che quando si vuole, si riesce a smuovere l’indifferenza di molti e a creare una rete virtuosa per un vero rilancio del territorio.

LE FOTO

Articoli correlati