IN 4MILA ALLA FIERA DELLA NEORURALITÀ, L’INVESTIMENTO DEL POPOLO ABRUZZESE SU SE STESSO

foto Ilaria Rosa

SULMONA – Salendo le scale all’ingresso della Badia Morronese si ha l’impressione di iniziare a immergersi in un contesto importante, ma anche profondamente intimo. La storia è ovunque in quello che era il luogo all’interno del quale Pietro Angeleri – che ancora non prendeva il nome di Celestino V – ricevette la notizia che sarebbe diventato Papa, quel luogo divenuto abbazia e poi, in tempi più recenti, carcere di massima sicurezza. Un luogo oggi, tra le altre cose, sede del Parco nazionale della Majella.

Al colmo delle scale iniziano quattro lunghi corridoi, che formano un quadrato pieno di vita e colori: è la Fiera della Neoruralità, giunta alla sua ottava edizione, che ha animato lo scorso fine settimana di Sulmona (L’Aquila).

È organizzata dall’associazione Movimento Zoe, ha visto in due giorni più di 4 mila visitatori, conta più di 80 espositori che abbracciano il settore rurale nel senso più ampio del termine, dall’agricoltura all’artigianato, fino persino all’arte e alle illustrazioni, passando per il giornalismo di base, con Auanagana, il progetto di distribuzione di “giornali sfusi di autori fusi”.

Massimo Moca, uno degli organizzatori, definisce la fiera un “contenitore laico” delle mille agricolture e micro-economie delle aree interne abruzzesi.

Ma si può declinare l’evento nelle sue mille sfaccettature: ci sono piccole imprese, cresciute negli anni, c’è una galassia di persone che producono economia di prossimità attraverso l’autoproduzione – un esempio è il marchio Genuino Clandestino – ci sono i produttori del consorzio Terraviva della Valle Peligna, c’è il Mercato Scoperto di Lanciano (Chieti), il Mercato del Parco, artigiani aquilani e artisti dell’entroterra pescarese.

Le genesi di quello che è diventato oggi un punto di riferimento dell’economia alternativa regionale è affascinante: più di otto anni fa un gruppetto di persone si è incontrata per lo scambio dei semi. Una pratica secolare: il seme antico autoctono, infatti, per essere conservato dev’essere coltivato. Ma solo alcuni soggetti economici importanti sono autorizzati alla vendita. Ed è con lo scambio che dunque si riesce ad aggirare questa sorta di “abominio di legge”.

Parliamo del seme del grano solina, come dell’aglio rosso di Sulmona, dell’antico fagiolo bianco di Raiano e di tanti altri. Dopo due anni trascorsi a scambiare semi in un vivaio della zona e nell’ex mattatoio di Sulmona, la fiera è esplosa quando è stata organizzata per la prima volta, cinque anni fa, nei locali della Badia Morronese.

“La nostra idea nasce inizialmente con l’obiettivo di censire le terre non utilizzate in valle, per riuscire a coltivarle con semi autoctoni”, afferma a Virtù Quotidiane Roberta Viggiani, tra le ideatrici della Fiera della Neoruralità, di origini campane ma innamorata dell’Abruzzo interno a tal punto da trasferirsi in Valle Peligna, più di 15 anni fa.

“La chiamiamo neoruralità perché ci sentiamo tutti attratti e partecipi di un mondo fortemente rurale, ma anche nuovo, declinato in maniera diversa, fatto di giovani che si approcciano alla terra oppure continuano a presidiarla, ma che al contempo non vogliono abbandonare il contesto sociale che vivono, il mondo che cambia, le tecnologie e l’innovazione”.

Gli espositori della Fiera della Neururalità sono tanti e abbracciano i più disparati ambiti: dal vino alla produzione delle scarpe, dai legumi alle decorazioni. Dietro ogni banco ci sono scelte etiche e qualitative importanti, non c’è intermediazione, e ognuno vende il prodotto che realmente produce. Uno spaccato, insomma, delle micro-economie – che in taluni casi ormai non sono più neanche tanto “micro” – dell’entroterra abruzzese.

Un vero e proprio circuito economico, che tuttavia non rappresenta l’inseguimento di una vana utopia, o un semplice hobby.

Queste sono realtà che investono su un’economia reale e sostenibile. È la rappresentazione concreta di come una parte del territorio – soprattutto nella zona peligna – stia scegliendo autonomamente per il proprio presente e il proprio futuro.

Anche per questo i numerosi incontri e dibattiti della due giorni hanno affrontato temi importanti, come le economie di scala e le grandi opere: “Abbiamo affidato l’ultimo intervento della manifestazione al collettivo AltreMenti della Valle Peligna – sottolinea Moca – perché a questo investimento quotidiano su un’altra economia per il nostro territorio ci sono delle minacce, come la costruzione del gasdotto Snam. Il progetto significa compromettere un investimento di popolo”.

Un popolo, quello delle aree interne abruzzesi, che anche così sceglie di rendersi protagonista del proprio futuro.

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