LA MAFIA DEI PASCOLI: SUGLI ALPEGGI AQUILANI LE MANI DEI TRUFFATORI DEI FONDI UE

L’AQUILA – Pascoli o non pascoli, questo è il dilemma in un territorio a vocazione agricola pastorale come quello aquilano dove le aree dedicate all’alpeggio contano migliaia di ettari. I fondi europei destinati agli alpeggi delle aree montane alimentano un vero e proprio business sul giro di terreni agricoli e demaniali che frutta incassi da capogiro.

Se da un lato la concessione di terreni demaniali può rappresentare un guadagno per gli enti locali come le Amministrazioni degli usi civici, dall’altro c’è il rischio di una speculazione tentacolare che rischia addirittura di impoverire il territorio.

La chiamano la mafia dei pascoli, un modo per definire le organizzazioni criminali che, ormai da decenni, hanno messo le mani su migliaia di ettari di terreno pubblico riuscendo a guadagnare milioni di euro messi a disposizione dalla Comunità Europea per gli allevatori.

In Abruzzo, la legge regionale 3 del 2014 ribadisce come le superfici demaniali destinate al pascolo siano assegnate con priorità assoluta agli allevatori locali che detengono effettivamente il bestiame, oltre che la loro residenza. Inoltre, sempre in territorio abruzzese, una sentenza del Tar del Lazio, nel 2015 aveva dato torto a diverse aziende del nord Italia confermando quanto stabilito da una circolare dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea): non si possono ottenere premi comunitari con la sola concessione da parte dei Comuni di pascoli demaniali senza l’obbligo di possedere il bestiame ma con la sola titolarità del pascolo.

Ma come è la situazione nei pascoli del territorio aquilano?

“Diciamo da sempre no all’affitto speculativo di terreni demaniali ad aziende agricole provenienti dal resto d’Italia – spiega a Virtù Quotidiane Fernando Galletti, presidente dell’Amministrazione separata dei Beni di uso civico di Paganica e San Gregorio, con oltre 4mila ettari di pascoli naturali – Affittiamo solo ai naturali residenti che lo richiedono. I terreni rimasti sfitti vengono gestiti con bando ‘fida pascolo’, ovvero assegnati al cosiddetto utente civico che ha capi di bestiame a conduzione familiare. Alla base della restrizione – aggiunge Galletti – non solo la volontà di arginare il fenomeno della speculazione, ma anche la volontà di salvaguardare il territorio, la sua salute. Spesso i terreni in uso alle aziende agricole non vengono bonificati con il rischio per il bestiame locale di malattie e infezioni”.

“Noi affittiamo solo ad allevatori del territorio con i canoni delle tabelle previste dal regolamento comunale – dice Elia Serpetti, presidente dell’Amministrazione separata di Arischia – Soldi che incassiamo e spendiamo di nuovo per il territorio. Abbiamo rifatto gli abbeveratoi, le strade interpoderali e il rifugio ‘le Solagne’ della Val Chiarino chiamata dagli arischiesi la valle del Castrato”.

Solo la montagna del Chiarino conta 900 ettari di alpeggi che insieme ai 600 ettari dei pascoli degli Usi civici di Arischia rappresentano un’area molto vasta e interessante.

“Abbiamo ricevuto richieste dal Trentino e da molte regioni del nord Italia – svela Serpetti – ma abbiamo preferito dare un aiuto concreto ai nostri allevatori già in difficoltà, soprattutto a livello fiscale, nell’ambito di un mercato agricolo sempre più difficile. Agnelli, carne, formaggio, spesso non trovano collocazione sul mercato a causa dei prezzi al ribasso della grande distribuzione con la quale è difficile competere”.

Molte amministrazioni di uso civico del territorio in alcuni casi sono invece costrette a cedere le pasture ad aziende agricole di fuori regione a causa delle scarse risorse economiche a disposizione. Tra queste, Assergi e il Centro turistico del Gran Sasso.

E PROPRIO OGGI CIALENTE AGGIORNA LA DELIBERA

L’AQUILA – Ha fatto rumore l’articolo di Virtù Quotidiane sulla “mafia dei pascoli”, il fenomeno che porta allevatori di fuori regione ad ottenere la concessione di terreni demaniali nell’Aquilano per avere accesso a fondi comunitari pur senza essere in possesso del bestiame.

E dopo la reazione scomposta con un post su Facebook, il sindaco uscente dell’Aquila Massimo Cialente, contattato da questo giornale, ha spiegato di aver aggiornato proprio oggi la delibera sulle assegnazioni ai proprietari di bestiame, secondo quanto recepito dalla legge regionale 3 del 2014. Quella che ribadisce come le superfici demaniali destinate al pascolo siano assegnate con priorità assoluta agli allevatori locali che detengono effettivamente il bestiame, oltre che la loro residenza.

“Non è esatto che il Centro turistico del Gran Sasso sia costretto a cedere le pasture ad aziende di fuori regione”, ha scritto Cialente sul social.

“Ricordo infatti che, come precedentemente comunicato, nell’assemblea dello scorso 16 maggio, è stato raggiunto un accordo tra l’Unione regionale delle amministrazioni dei beni separati di uso civico, rappresentata da Massimiliano Pieri, e il Centro turistico del Gran Sasso, circa la definizione delle assegnazioni annuali di pascoli per il bestiame di allevamento durante i mesi estivi. In esecuzione delle mie indicazioni il bando, emanato dal Ctgs per il 2017, prevedeva l’assegnazione prioritaria ai titolari di uso civico del Comune dell’Aquila e, in seconda istanza, agli allevatori la cui azienda avesse sede nel territorio comunale – ha spiegato – Sulla base dell’accordo è prevista l’assegnazione di mille e 46 ettari netti, estendendo la possibilità di assegnazione ad aziende regionali. Nessuno spazio, dunque, e nessun ripiego su aziende di fuori regioni, anzi, esattamente il contrario”.

“Tali criteri sono, infatti, il frutto di una precisa volontà di arginare eventuali fenomeni speculativi e di salvaguardare e valorizzare il territorio. L’amministrazione comunale – ha scritto – punta ad aiutare il rilancio del settore primario nel comprensorio, rivolgendo grande attenzione agli operatori economici della nostra città e del nostro territorio, un pezzo del nostro futuro è in quello”.

“La scelta è semplicemente quella di assegnare, d’accordo con l’Unione regionale delle amministrazioni di uso civico, i terreni del Centro turistico con priorità assoluta a coloro che hanno allevamenti veri – ha ribadito Cialente a Virtù Quotidiane – nell’ordine, prima ai naturali residenti nel comune dell’Aquila e poi a seguire agli allevatori della provincia dell’Aquila e infine della regione Abruzzo. Una scelta politica importante perché lo sviluppo futuro della città si gioca anche su questo”. (d.brac.)

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