PAROLE DA SCIOGLIERE IN UN BICCHIERE: “ULTIMO VENNE IL COCKTAIL”, IL ROMANZO D’ESORDIO DELL’ATRIANO EMANUELE POMPILII

ATRI – Un romanzo sensoriale. I pensieri e le emozioni si mescolano tra le pagine meglio che in un bicchiere colmo di cubetti di ghiaccio: Ultimo venne il cocktail, esordio letterario di Emanuele Pompilii per edizioni Il Viandante, scivola giù sorso dopo sorso, letteralmente “bevendo” ogni capitolo fino all’ultima goccia.

L’idea di questo libro nasce in parte dall’esperienza dell’autore nel mondo della ristorazione e in parte da un gioco, è il caso di dire alcoolico, tra l’autore stesso e Cristian Gabrielli, l’effervescente barman professionista del Caffè Salotto di Roseto degli Abruzzi (Teramo).

Ed è proprio tra gli specchi, i lampadari di cristallo, le bottiglie multicolori e i divani invitanti di questo elegante ritrovo nel cuore della città delle rose che Emanuele scopre quanto sapori all’apparenza dissonanti di bevande e aromi possano fondersi quasi per magia, riuscendo a rappresentare lo stato d’animo di un attimo, di un cuore, di un’anima, di una mente.

“È un comprendersi reciproco, che solo un rapporto intimo come quello tra un barman e un suo cliente abituale può rivelare – spiega a Virtù Quotidiane lo scrittore, che nella vita “reale” studia odontoiatria e protesi dentale all’Università Gabriele d’Annunzio – Io arrivavo e Cristian magari vedeva che ero un po’ strano, e allora gli dicevo: vorrei bere un cocktail che sia arrabbiato, nostalgico, oppure con una punta di malinconia. E lui improvvisava”.

Da questo gioco e dal Caffè Salotto è partito tutto, poco più di un anno fa: la vittoria di un talent letterario organizzato proprio dalla casa editrice Il Viandante fornisce l’occasione per dare una forma e un filo conduttore a una raccolta di racconti, rielaborata, uniformata, accompagnata da “un semplicissimo cocktail chiamato Americano, un classico, comunque uno dei miei preferiti, quello che ho bevuto la sera in cui mi è venuta l’idea del romanzo” svela Emanuele.

Ultimo venne il cocktail non è però, di sicuro, un libro di ricette ma una storia che racconta un incontro casuale, una redenzione, un percorso. Forse con una nota autobiografica, forse con frammenti di vita vissuta o solo osservata tra le tante realtà che succede di incontrare vivendo.

Un uomo, Lorenzo, il protagonista, assiduo frequentatore di un bar, che è sì il Caffè Salotto ma può essere un posto qualunque, può essere il bar dove ciascun lettore si rivede a spendere dieci minuti di un tempo sempre frenetico e indifferente della vita da assaporare; una sera di pioggia, un bancone e il barman che prepara i suoi cocktail emozionali; una donna, entrata a scaldarsi, a perdere tempo, anche lei per caso. Ma esiste, poi, alla fine, il Caso?.

Questi gli ingredienti della trama.

“La donna è incuriosita, attratta da quest’uomo solitario, da ciò che sta bevendo. Vorrebbe assaggiare, provare, ma il barman, che nel libro si chiama Christophe, glielo impedisce, a meno che non sia proprio Lorenzo ad acconsentire che lei provi”, racconta ancora l’autore.

Un po’ di mistero, una sfida tra due perfetti sconosciuti, in cui la donna cercherà di annichilire completamente quest’uomo, che a prima vista può apparire semplicemente come un alcoolizzato.

Ma Lorenzo non gusta cocktail qualsiasi, si fa preparare dal suo amico Christophe solo mix che in qualche modo rappresentino donne mai avute o che non è riuscito ad avere. Non il classico affogare il dolore nel liquore ma un modo per elaborare un vuoto, una medicina amara che piano cura le ferite dell’abbandono, dell’amore, dell’orgoglio fino al momento in cui non ne vuoi più e capisci che sei guarito.

“Ogni cocktail, fa intuire quella che è la donna di cui si parla in quel momento, a tal punto che anche questa donna misteriosa, Veronica, riesce a entrare nel meccanismo e a intuire le caratteristiche della donna di cui si sta ‘parlando’ con il linguaggio espresso da un bicchiere colmo di sapori diversi”.

Si instaura così un rapporto strano, assurdo. La sconosciuta Veronica è interessata a un cocktail in particolare, quello che Lorenzo stava bevendo al momento del suo arrivo. Lorenzo acconsente a patto che lei sappia da dove viene quel cocktail, assaggiando anche tutti i precedenti.

Il finale? “Una sorpresa da gustare” afferma Pompilii, e bisogna credergli.

Nel frattempo, in attesa di un nuovo progetto letterario di questo scrittore originario della pittoresca cittadina di Atri (Teramo) “che parte da un racconto scritto tempo fa sul tema del rapporto tra padre e figlio”, Virtù Quotidiane ha chiesto al vero barman, Cristian del Caffè Salotto, di preparare un nuovo cocktail sul momento, provando a descrivere nel gusto, nelle essenze, nei colori e nei profumi, la passione, la determinazione, la gentilezza, la perseveranza e l’amore.

Ne è nata una coppa ricolma di un mix esplosivo, oscuro, torbido, amaro, ma dal retrogusto dolce e fresco, tra note di Campari, succo di limone, l’aspro della ratafia e la durezza della vodka e un tocco segreto da non svelare.

Perché, insomma, alla fine, Ultimo venne il cocktail.

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