STARBUCKS IN CRISI CHIUDE 150 CAFFETTERIE NEGLI STATI UNITI

NEW YORK – Starbucks annuncia la chiusura di 150 caffetterie negli Stati Uniti in seguito al rallentamento della domanda. E affonda in Borsa, dove arriva a perdere fino all’8,5%%, scendendo ai minimi da oltre un anno.

L’annuncio delle chiusure da effettuare durante l’esercizio fiscale 2019 coglie di sorpresa gli analisti, soprattutto per l’ammontare: 150 è il triplo della media dei punti vendita chiusi negli ultimi anni e mostra le difficoltà del colosso del caffè su un mercato americano sempre più affollato.

Negli ultimi tre anni Starbucks ha aperto 2.000 caffetterie negli Stati Uniti, dove può contare su complessivi 14.300 punti vendita. Un boom che ha fatto sì che al momento ci siano più Starbucks che McDonald’s negli Usa.

“Dobbiamo essere più disciplinati nel determinare le nostre priorità”, afferma Kevin Johnson, l’amministratore delegato della società, spiegando che le chiusure interesseranno le aree più densamente popolate, ovvero quelle dove c’è un maggiore affollamento di caffetterie e gli affitti e i salari sono più elevati.

“Abbiamo ancora degli spazi di crescita in alcune zone degli Stato Uniti” aggiunge Johnson citando il Midwest e il sud del paese.

Per Johnson, che è divenuto amministratore delegato lo scorso aprile, la decisione rappresenta un test importante per segnare un deciso di cambio di rotta rispetto al suo predecessore, Howard Schultz, il volto di Starbucks per più di 40 anni.

Sotto Schultz, Starbucks è infatti passata da 11 punti vendita agli attuali 28.000 in 77 paesi. Schultz manterrà il suo incarico fino al 26 giugno, quando passerà il testimone a Myron Ullman.

Le vendite di Starbucks negli Usa sono in rallentamento da alcuni anni. Nel 2017 la società ha ridotto i suoi target di lungo termine per i ricavi e gli utili. In aprile ha annunciato che il traffico nei suoi punti vendita americani è rimasto invariato nel secondo trimestre dell’esercizio fiscale.

Strabucks per il trimestre in corso prevede un modesto aumento delle vendite dell’1%. Nel comunicare le chiusure, il colosso del caffè annuncia un aumento del dividendo del 20% e la sua intenzione di distribuire agli azionisti entro il 2020 fra dividendi e buyback la cifra di 25 miliardi di dollari, ovvero 10 miliardi in più rispetto a quanto previsto in novembre.

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