TEMPERA, A NOVE ANNI DAL TERREMOTO TORNA ATTIVO IL MULINO GASBARRI: 121 ANNI E NON SENTIRLI

L’AQUILA – In pochi sanno che Tempera, una delle tante frazioni a est dell’Aquila, ai piedi del Gran Sasso d’Italia, in antichità era un “centro industriale”, ancora prima della rivoluzione industriale. Qui, infatti, tra il XIII e il XIV Secolo erano presenti un pastificio, un colorificio, una rameria, una cartiera e ben quattro mulini.

L’insediamento di queste antiche attività produttive era possibile grazie all’importanza vitale del fiume Vera, che sgorga e scorre intrecciandosi con l’abitato del borgo. Un fiume che rappresenta decisamente l’identità di questo centro a pochi chilometri dal capoluogo, tanto che già negli statuti della città dell’Aquila – Tempera fu uno dei paesi del partecipò alla fondazione della città – si sottolineava la necessità di curare il fiume e il suo alveo, per evitare devianze anomale nello scorrimento dell’acqua o straripamenti.

I secoli sono trascorsi da quando Tempera era una sorta di “nucleo industriale” ante litteram. Le antiche “fabbriche” sono oggi ruderi difficilmente identificabili perché avvolti dai boschi intorno alle sorgenti del Vera. Ma qualcosa è rimasto, e prestissimo tornerà ad essere attivo, secoli e secoli dopo la sua costruzione: il Mulino Gasbarri.

Questo mulino era attivo anche nell’aprile 2009, quando il terremoto distrusse quasi completamente il centro storico del paese. A più di nove anni dalla chiusura forzata, la struttura è stata ristrutturata e a metà ottobre sarà ridonata ufficialmente alla comunità di Tempera e non solo.

Entrare in un mulino nel 2018 catapulta il visitatore in un mondo dal sapore vagamente fiabesco. Chiudere gli occhi e immaginare la produzione cinque o sei secoli fa è un modo particolarmente intenso di portare avanti le tradizioni contadine.

Sono queste le sensazioni che pervadono entrando nel Mulino Gasbarri. La famiglia, che oggi conta tanti componenti tra anziani zii e giovani cugini, ha rilevato la struttura nel 1857. Prima, infatti, il mulino si chiamava Casanova ed era gestito dai Frati Circestensi. Nel 1897 la costruzione del nuovo ingranaggio, e poi un’ulteriore trasformazione nel corso degli anni, che portò alle tre macine presenti ancora oggi, e che fino al secondo dopoguerra funzionavano ventiquattro ore al giorno.

Una struttura, come detto, completamente ferma negli ultimi anni, a causa del terremoto che ha generato persino il crollo dell’abitazione contingente al mulino. Uno stabile che tuttavia, grazie alla tenacia e al lavoro della famiglia Gasbarri, tra qualche giorno sarà riaperto e ripartirà con la macinatura di frumenti (grano, polenta, orzo, cereali) “spinta” dalla corrente del Vera. Il Mulino Gasbarri, infatti, oltre ad essere uno dei pochi ancora attivi in zona, è anche l’unico nella provincia dell’Aquila a funzionare esclusivamente ad acqua.

“Siamo felicissimi di ripartire con la macinatura – raccontano a Virtù Quotidiane i giovani della famiglia Gasbarri – abbiamo tanti ricordi qui, perché ci siamo tutti venuti a giocare quando eravamo bambini. Ora che siamo adulti vogliamo offrire il nostro servizio e fare sistema con i contadini della zona e con i produttori locali di frumenti biologici. Può funzionare, anche grazie al fatto che negli ultimi anni è stata fortunatamente riscoperta l’importanza delle farine non trattate”.

La data del 13 ottobre non è casuale: è infatti una delle due giornate del FAI d’Autunno. Il Fondo Ambiente Italia sarà uno dei soggetti a tagliare il nastro del rinato Mulino Gasbarri. Ma sono tante le iniziative nelle intenzioni della famiglia, dalle gite didattiche con i bambini e le bambine delle scuole aquilane, fino all’organizzazione di piccoli eventi con i produttori locali: “In questo luogo nei decenni scorsi la comunità organizzava anche feste – raccontano a questo giornale – è stato un centro di aggregazione, e la riapertura è attesa dai nostri compaesani, perché è un luogo di tutta la comunità di Tempera”.

La famiglia Gasbarri vive dell’entusiasmo dei più giovani tanto quanto della saggezza dei più anziani. Su tutti, veglia da sempre l’ingranaggio a ruota costruito alla fine dell’Ottocento, e che tra pochi giorni tornerà a girare. 121 anni e non sentirli.

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