DUE MITI INSIEME PER SEMPRE: ROCCA CALASCIO E LADYHAWKE

L’AQUILA – È indubbiamente uno dei simboli abruzzesi più noti e riconoscibili, forse anche di più delle nostre bellissime montagne, dei trabocchi e del Guerriero di Capestrano: si tratta ovviamente della suggestiva e meravigliosa Rocca di Calascio (L’Aquila), che recentemente è stata scelta da Alberto Angela addirittura come icona dell’intero Medioevo italiano, come luogo ideale da dove iniziare una delle puntate speciali della sua fortunata trasmissione Rai Ulisse.

Unica e straordinaria, così è stata definita da Angela, che non smetteva di girarsi al cospetto di tanta meraviglia, mentre un drone riprendeva la rocca inserita nel suo magnifico contesto naturale, con le vette e le valli che la circondano. Si tratta anche di uno dei pochi posti (dovrebbero e potrebbero essere molti di più) che ogni abruzzese difende da ogni errata attribuzione di paternità, rivendicando con orgoglio questa meraviglia, così come è bello vedere le stesse persone anche improvvisarsi bonariamente, ma fieramente, come guide turistiche con chi casualmente incontrano sul sentiero che porta alla rocca.

Un luogo in grado di far sognare, di far balenare nei più fantasiosi immagini avventurose, quelle dei romanzi di cappa e spada, delle favole con eroi e principesse, e infatti, non a caso, una buona parte della celebrità attuale del maniero è dovuta alla presenza nel mitico film fantasy Ladyhawke.

Noi forse oggi non ci rendiamo conto di quanto sia conosciuta nel mondo Rocca Calascio, soprattutto grazie a questo film: nei trekking estivi dedicati ai luoghi del cinema del nostro territorio, organizzati dalla associazione Gira e Rigira, che ha sede a Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila), spesso mi capita di accompagnare comitive di turisti e appassionati stranieri, quasi sempre americani, i quali, alla vista del castello che si apre improvvisamente ai loro occhi, rimangono basiti urlando come bambini “Ladyhawke, Ladyhawke”, riuscendo ad emozionare anche le esperte guide che li guidano.

Anni fa un mio amico mise in vendita su Ebay, quasi per gioco, una bustina di zucchero che all’epoca aveva rappresentato l’effige stilizzata della rocca, specificando in inglese che si trattava del castello di Ladyhawke, ebbene fu incredibilmente venduta all’estero, in pochi secondi, ad un prezzo equivalente a circa trenta volte il suo valore.

Molti furono, come è noto, i luoghi italiani utilizzati nel film, a partire dagli splendidi castelli, quelli di Soncino, in provincia di Cremona, di Torrechiara vicino Langhirano (Parma), Castell’Arquato e Vigoleno nel territorio di Piacenza, dalle chiese, la Basilica di San Pietro in Tuscania in provincia di Viterbo, l’acquedotto romano di Monterano, vicino Roma, ma anche il Lago Antorno nel Cadore, il Passo Giau: ma il legame del film con l’Abruzzo aquilano è indubbiamente speciale, a partire da un errore.

Sono in molti infatti ad indicare nel film una inquadratura dedicata al paese di Castel del Monte, e invece si tratta del paese di Pereto, nella Marsica. Un altro legame poco conosciuto con il nostro territorio riguarda il nome della località da cui all’inizio del film fugge il giovane protagonista, il ladruncolo Gaston Philippe, interpretato da Matthew Broderick: nella versione italiana fu trasformato in “Aguillon” ma nella versione originale era L’Aquila.

Molto probabilmente fu il grande direttore della fotografia del film, Vittorio Storaro, a consigliare l’inserimento nella sceneggiatura del nome del capoluogo abruzzese, a cui era molto affezionato perché da anni prendeva parte a quella straordinaria esperienza cinematografica rappresentata dal Festival “Una città in cinema”. Tante sono le storie, gli aneddoti legati alle riprese in Abruzzo che sono riuscito a raccogliere in tanti anni di ricerca, e sarà bello condividerli e scoprirli insieme, nella seconda parte di questo articolo, la prossima settimana!

*critico cinematografico

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