IL DIALETTO AQUILANO PROTAGONISTA ASSOLUTO DI “PRETATTI E CAMPONESCHI”, LA FAVOLA MEDIEVALE DI FRANCO VILLANI

L’AQUILA – Fragorose risate e tanti applausi per l’ultima domenicale della commedia “Pretatti e Camponeschi” andata in scena venerdì 4, sabato 5 e domenica 6 gennaio in un Ridotto del Teatro Comunale di L’Aquila pieno di pubblico.

La commedia è l’ultima scritta nel 2007 da Franco Villani, attore, regista e fondatore della storica comitiva di teatro amatoriale “Il Gruppo dell’Aquila”. Dopo la sua morte, avvenuta a Roma nel 2016, la sua compagnia teatrale ha continuato a ricordare Franco attraverso le sue opere, grazie all’opera instancabile della moglie Rossana Crisi Villani alla direzione artistica.

Nel 2019, inoltre, la compagnia festeggia i 40 anni di attività teatrale.

A far da sfondo alla favola medievale, nata interamente dalla fantasia di Franco Villani, due famiglie nobili realmente vissute e che, nel panorama aquilano medievale del XIV secolo, si sono scontrate per il predominio della città e del suo contado che contava diversi “affari”.

All’interno della Commedia dell’Arte, carica di fraintendimenti ed equivoci, si muovono personaggi quali Egidio (Marta Fabrizi), figlio di Simmaco Pretatti (Roberto Terenziani) che pretendeva un figlio maschio ma che si ritroverà una figlia femmina, Egidia, oltretutto in dolce attesa; Medarda (Riccardo Marinelli), giovane figlia di Prosdocimo Camponschi (Goffredo Fiaschetti), un uomo fatto passare per donna a causa della promessa dei Prettati di uccidere ogni maschio della famiglia rivale.

Ad un certo punto la storia si complica: Egidio si innamora di Leonzio (Luca Vespasiano), che però è innamorato di Medarda, mentre Medarda, che è in realtà un uomo, è innamorato di Gliceria (Sara Di Nonno), folle d’amore per Egidio che è in verità una donna.

La favola trova il suo apice nell’incontro tra Simmaco Pretatti, Prosdocimo Camponeschi e Pelagia (Rita Pelliccione), madre di Leonzio, convinta che suo figlio aspetti un bambino da Medarda.

Pittoreschi e vivaci all’interno della storia sono il servo Teofane (Tiziana Gioia e Lucia Celi) e il Capitano spaccamontagne Asterio (Piepaolo Bucci). Ma ancora, le balie Sulpicia e Festuccia (Lina De Rugeriis e Lorella Vespa), confidenti e aiutanti dei due giovani “scambiati”.

A definire lo scorrere dei giorni e delle notti, il Banditore (Mattia Di Natale).

Una chicca è rappresentata dalla scenografia, interamente dipinta a mano da Franco Troiani. Tra intrecci, battute, faide e innamoramenti, il protagonista indiscusso della scena durante i due atti è stato il dialetto aquilano, con i suoi modi di dire ruvidi e buffi al tempo stesso e nei quali l’intera sala si è ritrovata e identificata.

Molto divertente, infatti, immaginare che già in epoca medievale, accanto al latino, si fossero formate espressioni tipicamente aquilane ancora oggi in uso e che sono un tratto distintivo, seppur con qualche leggero distinguo, della conca aquilana. Luisa Di Fabio

Articoli correlati