NEL CANYON DELLO SCOPPATURO, AFFASCINANTE LOCATION DEL CINEMA ITALIANO

L’AQUILA – C’è chi le chiama “gole”, chi “orridi” oppure “balze”, o più semplicemente “canyon”: sono quasi sempre luoghi bellissimi e ancora intatti e l’Italia, grazie anche ai numerosi fenomeni erosivi che caratterizzano il suo territorio, ne è ricca.

Tra i più noti ricordiamo Le Lame Rosse e il Furlo nelle Marche, Gorropu di Orgosolo in Sardegna e le gole siciliane dell’Alcantara, presenti nel recente film Il racconto dei racconti di Matteo Garrone.

In Abruzzo sono molto conosciute le Gole di Celano, ma anche quelle del Sagittario e di San Martino, tuttavia nessuno di questi luoghi famosi può vantare di essere stato scenario di innumerevoli film come il Canyon dello Scoppaturo, a pochi chilometri dall’Aquila, nella Piana di Campo Imperatore.

Questo posto meraviglioso e ancora poco conosciuto è situato sotto il Monte Bolza, non lontano da Fonte Vetica: noto anche come Valianara è probabilmente il Canyon più utilizzato nel cinema italiano, ed ha ospitato film importanti, dalle grandi e ricche produzioni internazionali ai caratteristici e più piccoli film di genere, tanto in voga negli anni Settanta.

Ma perché tanti film qui? È presto detto: oltre alla bellezza selvaggia è molto importante la relativa vicinanza dagli studios di Roma, la presenza di piazzole in piano per poter mettere i gruppi elettrogeni vicino alla strada, la mancanza assoluta di case e manufatti che potessero entrare nell’inquadratura, ma soprattutto la preziosa e non scontata possibilità di poter fare riprese dall’alto da ogni lato, fondamentali nelle scene d’azione e a cavallo.

Si tratta di un luogo senza tempo, vicino alla strada 17 bis ma sufficientemente riparato, quasi sospeso, una vera e propria oasi, largo abbastanza per essere attraversato anche a cavallo e quindi perfetto per spettacolari scene d’azione.

Tra gli attori che hanno cavalcato al galoppo attraverso il canyon, spesso senza controfigura, ricordiamo Arnold Schwarzenegger, Brigitte Nielsen, Liam Neeson, Ken Marshall, Giuliano Gemma, Jacques Perrin, Franco Nero, Woody Strode, Orso Maria Guerrini e Richard Lynch, il quale, pur non notissimo come nome, è stato uno dei “cattivi” più cattivi di Hollywood, visto in decine e decine di memorabili film d’azione.

Un mezzo meno nobile del cavallo, un pesante camion militare, permise invece l’attraversamento del Canyon a Marcello Mastroianni, Michel Piccoli e al debuttante Sergio Castellitto nel film Il generale dell’armata morta diretto da Luciano Tovoli nel 1983.

Uno sfortunato cinghiale è poi il protagonista della frenetica e cruenta caccia qui ambientata nel 1976 per il celebre Il deserto dei Tartari di Valerio Zurlini, tratto dall’omonimo romanzo di Buzzati.

Contrariamente a quello che si può pensare, allo Scoppaturo è stato girato un solo western, il visionario Keoma di Enzo G. Castellari, uno dei registi preferiti da Quentin Tarantino, anche se va detto che la famosissima scena dei fagioli di Continuavano a chiamarlo Trinità fu girata fuori dal canyon, ma in realtà a poche centinaia di metri di distanza, nel Brecciaio della Macina, situato proprio davanti al Monte Camicia; lo stesso discorso vale per le scene di inseguimento di Così è la vita, una storia semplice, con Aldo, Giovanni e Giacomo e per alcune sequenze a cavallo di Ladyhawke.

Il genere cinematografico che più ha utilizzato questo posto è il fantasy: il primo a sceglierlo fu il regista britannico Peter Yates, noto per aver diretto Bullit con Steve McQueen, che vi girò alcune scene d’azione di Krull, visionaria pellicola sospesa tra fantasia e fantascienza; dopo di lui fu il turno di Richard Fleischer, regista hollywoodiano del notissimo 20.000 leghe sotto i mari, che qui dirige Yado, terzo capitolo della saga di Conan il Barbaro.

Infine l’italiano maestro dell’horror Ruggero Deodato vi ambienta nel 1987 molte scene di The Barbarians, curioso fantasy dichiaratamente ispirato a Mad Max.

*critico cinematografico

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