QUEI LUOGHI DELL’ABRUZZO USATI “DI NASCOSTO” DAL CINEMA ITALIANO

L’AQUILA – Possono non essere segnalati o dichiarati, molto spesso passano inosservati: stiamo parlando dei luoghi utilizzati in un film per scene brevi o non necessariamente importanti. A volte i luoghi utilizzati per un film sono volutamente ricercati proprio per le loro peculiarità, o perché sono necessari essendo stati indicati nella sceneggiatura: altre volte la loro presenza in una inquadratura può dipendere da altri fattori, tra cui la vicinanza agli studios o anche la pura e semplice casualità.

Le location utilizzate nel cinema italiano sono migliaia, tra quelle storiche, esotiche, particolari, ma a volte può accadere di vedere un posto, magari dietro agli attori, sullo sfondo. Per molti appassionati la ricerca di questi luoghi è un gioco, anche molto divertente, e va detto che negli ultimi anni sta prendendo sempre di più piede anche la consuetudine di andare a ritrovare realmente questi luoghi.

Stiamo parlando del cineturismo, che vi associa anche ricerca di tradizioni culturali e gastronomiche connesse.

Oggi, seguendo questo gioco, vi proponiamo alcune location abruzzesi improbabili, tra quelle difficili da individuare.

Nel 1966 Florestano Vancini dirige Le stagioni del nostro amore, intenso dramma con Enrico Maria Salerno, Anouk Aimeé, Gastone Moschin, Valeria Valeri e Gian Maria Volonté: il film, venato di riflessioni intellettuali e politiche, che lo resero tra l’altro oggetto di una forte censura, fu girato tra Mantova e Sabbioneta ma la scena iniziale, fortemente simbolica, fu girata in Abruzzo, al piazzale di Campo Imperatore e poi alla stazione superiore della funivia del Gran Sasso.

Nella lunga sequenza vediamo Vittorio Borghi, il protagonista, arrancare tra la neve insieme alla sua amante per riprendere al più presto la funivia e liberarsi probabilmente di quell’esperienza non positiva: sullo sfondo troneggia scuro e minaccioso, perché il film era in bianco e nero, l’albergo dove fu tenuto prigioniero Benito Mussolini.

La funivia scende poi lentamente attraversando la valle ghiacciata, riportando i due alla realtà della quotidianità.

Pochi centinaia di metri più a valle, nella piazzetta di Fonte Cerreto e in uno degli hotel che vi si affacciano, sono state invece girate alcune scene del più bel film italiano sul calcio, Ultimo minuto di Pupi Avati, girato nel 1989 e incentrato sulla figura di un dirigente di una squadra, Walter Ferroni, interpretato da uno strepitoso Ugo Tognazzi.

Nella sequenza in questione l’albergo dove la squadra viene portata in ritiro è il Fiordigigli, appunto a Fonte Cerreto: il film con un punto di vista lucido e impietoso racconta gli ultimi momenti di un calcio romantico e a tratti improvvisato, definitivamente soppiantato da una managerialità fredda e calcolatrice.

La storia è narrata in maniera dolente e drammatica, ma le scene di calcio sono memorabili e restano impresse nella mente di chi ama davvero questo sport.

Ritornando indietro di qualche anno, nel 1972, era stato Dustin Hoffman, ancora giovanissimo ma già famoso in tutto il mondo per aver interpretato Il laureato, ad utilizzare una funivia abruzzese: il film è Alfredo Alfredo di Pietro Germi, una commedia dichiaratamente antifemminista voluta dal grande regista genovese per dire la sua sul divorzio e sulle forti trasformazioni sociali in atto in quegli anni.

Hoffman è Alfredo Sbisà, impiegato di banca, alle prese con la difficile Maria Rosa, interpretata da una bravissima Stefania Sandrelli, e più in generale con i problemi del matrimonio. Il film fu notoriamente girato ad Ascoli ma ci fu uno sconfinamento poco noto in Abruzzo: infatti le scene della gita in montagna furono realizzate presso la stazione sciistica di Valle Castellana, in provincia di Teramo, che da San giacomo, sulla strada provinciale 53, portava fino al Monte Piselli.

Oggi parte dell’impianto di risalita, che era caratterizato dai tipici cestini trasportatori che vediamo utilizzati nel film dai protagonisti, non è più in funzione, dal momento che è purtroppo stato definitivamente smantellato qualche anno fa.

Concludiamo il nostro percorso di oggi con una tappa a Stiffe, nel comune di San Demetrio ne’ Vestini, nota per le sue stupende grotte: ebbene sono davvero in pochi a sapere che nel 1993 qui è venuto Francesco Nuti a girare alcune sequenze del suo OcchioPinocchio… e non nelle grotte, ma nello splendido laghetto con cascata raggiungibile a piedi da un breve percorso che parte da una piazzetta su cui si affacciano un ristorante e alcune costruzioni.

Il luogo è splendido, protetto, e d’estate i fortunati che lo conoscono vi si recano per un tuffo rinfrescante.

Nuti, all’epoca all’apice del successo, lo scelse per girare una scena in cui Chiara Caselli fa il bagno nuda, e nella quale lo spettatore inizia a capire che il protagonista, seduto sul tronco che attraversa il fiumiciattolo sottostante, non è un ragazzo come tutti, perché infatti è una sorta di moderno burattino di legno.

Il regista toscano riversò tutti i suoi sforzi mentali ed economici nel film, che però si rivelò produttivamente un disastro, prolungatosi eccessivamente nelle riprese e alla fine molto diverso dal progetto iniziale: il conseguente insuccesso rappresentò purtroppo l’inizio della sua parabola discendente, poi segnata da ulteriori sofferenze.

Ma nell’estate di quell’anno di riprese ci piace ricordarlo come tanti aquilani lo videro, seduto felice in una terrazza di una discoteca aquilana a Fossa, mentre sorridente firmava autografi…

*critico cinematografico

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