“STRAZIAMI MA DI BACI SAZIAMI”, QUANDO DINO RISI TRASPORTÒ IN ABRUZZO LE ATMOSFERE DEL DOTTOR ZIVAGO

L’AQUILA – “Signorina Marisa, non si ricorda di me? Sono Balestrini Marino, barbiere prima forbice ad Alatri…“: inizia così, avvolta in una atmosfera che strizza ironicamente l’occhio al dottor Zivago, l’indimenticabile scena tra la neve di Straziami ma di baci saziami, capolavoro della commedia all’italiana diretto nel 1969 dal maestro Dino Risi.

Non solo divertente, ma anche in grado di raccontare perfettamente la società di quegli anni, con la grande voglia di modernità e consumismo degli italiani ma con una grande parte del paese ancora arretrata e fortemente radicata alle tradizioni contadine.

Nel film si parla di un paesino marchigiano, Sacrofante, ma in realtà le riprese furono in gran parte realizzate in Abruzzo, in provincia dell’Aquila, e precisamente a Rivisondoli e a Pescocostanzo: qui riguardarono la Chiesa della Colleggiata di Santa Maria del Colle e si estesero anche alla stazione di Rivisondoli/Pescocostanzo. La stessa Rivisondoli è riconoscibile in una bella inquadratura fatta dalla strada provinciale 56, dalla quale si riconosce il paese con il campanile della chiesa di San Nicola di Bari.

Anche la famosa sequenza sulla neve, nella quale l’infreddolito Marino si reca per la prima volta dalla bella Marisa, fu girata in quei luoghi: nella surreale conversazione tra i due viene nominata anche L’Aquila, assieme a Pescasserroli.

Formidabile fu, per quegli anni, l’idea alla base del film, e cioè quella di far incontrare due persone semplici che si corteggiano ingenuamente a suon di frasi desunte dalle canzonette allora in voga, su tutte da L’immensità di Don Backy.

Era ormai trascorso quasi un decennio dall’uscita dei suoi capolavori Il sorpasso e I mostri, e nel 1969 Dino Risi, nel pieno della sua maturità artistica, si rende conto che i tempi sono maturi per una critica sociale diversa, meno drastica e più compiaciuta: gli entusiasmi del boom hanno trasformato la società, ma si sono in parte spenti, lasciando in eredità una nuova generazione, di estrazione popolare, che crede in valori ingenui e parla e agisce ispirandosi ai testi delle canzonette, dei fotoromanzi, dei film visti al cinema.

La comicità che ne consegue è irresistibile, perché alimentata dalla subcultura popolare di quegli anni e lo stesso geniale titolo del film, ripreso dalla nota canzone Creola, ne rivela l’anima volutamente kitsch.

Risi poté poi contare sull’eccezionale talento di due campioni assoluti della commedia all’italiana, che comprendono perfettamente l’inedito taglio della sceneggiatura e regalano personaggi indimenticabili: Tognazzi divertentissimo nel ruolo del sarto Umberto, un omaggio ad Harpo Marx, mentre Manfredi è divertentissimo nel ruolo di Marino, “prima forbice” al paesello. Da antologia, specie ai giorni d’oggi, la conversazione di Manfredi con un barbiere di paese che lo interroga sulla sua preparazione professionale: alla domanda su quali tagli di capelli conoscesse, il nostro risponde infatti “tirato liscio, alla Oberdan, alla Mascagni, alla Umberto, girato, di rinterzo, con frizione al tuorlo d’uovo, a candela, stile Ringo, a pioggia, a pera, cotonato e, su richiesta, anche il taglio capellone!”.

“Balestrini Marino, barbiere ciociaro, e Di Giovanni Marisa, operaia a Sacrofante Marche, si conoscono a Roma durante una manifestazione folkloristica e si innamorano ma il destino unito alla cattiveria dei loro conoscenti li fa separare più volte: quando finalmente si ritrovano Marino scopre che la giovane si è ormai sposata con Umberto, un sarto sordomuto, ma decide di non arrendersi”.

Regia: Dino Risi
Sceneggiatura: Age (Agenore Incrocci), Furio Scarpelli
Fotografia: Alessandro D’Eva
Montaggio: Antonietta Zita
Scenografia: Luigi Scaccianoce
Musiche: Armando Trovajoli
Produzione: Edmondo Amati, Jacques Rotfield, Fida Cinematografica, 100 min. Colore
Interpreti: Nino Manfredi, PamelaTiffin, Ugo Tognazzi, Moira Orfei, Gigi Ballista

*critico cinematografico

L’uscita del mio volume Il cinema forte e gentile, dedicato ai film girati nella nostro stupendo Abruzzo, credo possa costituire anche uno stimolo per porre la giusta attenzione verso opere non sempre note che fanno parte di diritto della storia del nostro territorio e che spesso ne hanno fatto conoscere ovunque le bellezze e le tradizioni!

Sfogliando insieme le pagine della pubblicazione, realizzata con la preziosa collaborazione della casa editrice Arkhè, mi soffermerò con i lettori di Virtù Quotidiane sui momenti a mio parere più interessanti, raccontandovi aneddoti e tanti particolari sui luoghi scelti per quei film: mettiamoci quindi in marcia, alla scoperta, come è tradizione delle pagine che ci ospitano, del bello nascosto e dei piccoli segreti anche cinematografici di questa nostra terra meravigliosa…

Articoli correlati