T’AMERÒ SEMPRE, LA COMMEDIA CON GINO CERVI GIRATA SOTTO I PORTICI DELL’AQUILA

L’AQUILA – “Dopo aver trascorso la sua giovinezza in un orfanotrofio la bella ma sfortunata Adriana si ritrova a crescere una figlia da sola, abbandonata dal vile e dissoluto Diego, un seduttore appartenente ad una famiglia agiata. Nel salone di bellezza dove ha trovato lavoro la ragazza conosce il timido Faustini, un contabile che presto si innamora di lei: il giovane vorrebbe sposarla ma Adriana fatica a rivelare il sentimento che in realtà lei contraccambia, temendo inoltre di allontanare l’uomo rivelandogli la sua condizione di ragazza madre…”.

Dieci anni dopo l’uscita del primo film omonimo Mario Camerini decide di dirigere una nuova versione, un remake più moderno del suo T’amerò per sempre, scegliendo però come nuovi protagonisti Alida Valli e Gino Cervi al posto di Elsa De Giorgi e Nino Besozzi e chiamando Antonio Centa per il ruolo del perfido Diego, che in precedenza era stato interpretato da Mino Doro.

Il film è una tipica commedia cosiddetta “dei telefoni bianchi”, un particolare genere cinematografico in auge in Italia dalla metà degli anni Trenta fino ai primi anni del decennio successivo e di cui Camerini, insieme a Blasetti, Bonnard e Bragaglia, fu uno dei massimi esponenti.

Il termine nasceva dalla presenza in scena di telefoni bianchi, in stile art Déco, in quegli anni sinonimo di ricercatezza, una sorta di status symbol che automaticamente collocava le vicende dei protagonisti di questi film in ambienti raffinati e borghesi e in contrapposizione con i più popolari e accessibili telefoni “neri”, di bachelite.

Camerini, regista esperto e dotato di gran classe, elegante nelle riprese, volle inserire nel film un paio di piani sequenza di una certa difficoltà tecnica, forse per alternarli alle numerose scene di dialogo.

Probabilmente consigliato da Giulio Morelli, che collaborò alla sceneggiatura pur non accreditato e che nel capoluogo abruzzese avrebbe poi girato il suo La roccia incantata, Camerini venne a L’Aquila a girare queste complesse sequenze in esterni: il regista aveva bisogno di lunghi portici ricchi di negozi, e quelli aquilani erano perfetti, e inoltre in provincia avrebbe potuto trovare la tranquillità necessaria per realizzare scene complesse e carrelli lunghi centinaia di metri senza le difficoltà che avrebbe incontrato girando nella capitale.

Il regista d’altronde conosceva bene quei luoghi perché suo padre Camillo, avvocato, era di origine aquilana: si riconoscono i portici di Corso Vittorio Emanuele II percorsi in due scene da Gino Cervi e Alida Valli, che voltano da Via Tre Marie verso l’allora Bar Pasqualucci, poi Europa, e passano davanti alla gioielleria Cardilli diretti verso la Piazza del Duomo.

*critico cinematografico

 

L’uscita ormai prossima del mio volume Il cinema forte e gentile, dedicato ai film girati nella nostro stupendo Abruzzo, credo possa costituire anche uno stimolo per porre la giusta attenzione verso opere non sempre note che fanno parte di diritto della storia del nostro territorio e che spesso ne hanno fatto conoscere ovunque le bellezze e le tradizioni!

Sfogliando insieme le pagine della pubblicazione, realizzata con la preziosa collaborazione della casa editrice Arkhè, mi soffermerò con i lettori di Virtù Quotidiane sui momenti a mio parere più interessanti, raccontandovi aneddoti e tanti particolari sui luoghi scelti per quei film: mettiamoci quindi in marcia, alla scoperta, come è tradizione delle pagine che ci ospitano, del bello nascosto e dei piccoli segreti anche cinematografici di questa nostra terra meravigliosa…

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