DAL ROSSO DEL GUADAGNINI A QUELLO DEL SHIRAZ, L’AUSTRALIAN STRING QUARTET REGALA EMOZIONI ALL’AQUILA

di ERMENEGILDO BOTTIGLIONE*

L’AQUILA – “Dal colore rosso acceso su fondo ambrato”.

“Una gamma di colori che va dal rosso bruno al giallo dorato con sfumature aranciate”.

“Assume sfumature di colore che variano generalmente dal rosso bruno al rosso arancio”.

Cari lettori sembra che sto descrivendo tre annate di un vino, ma non è così, questa è la descrizione del colore degli strumenti ad arco di Giovanni Battista Guadagnini come evolve in tre diversi momenti della sua opera di liutaio: una evoluzione continua e intensa che si riversa oltre che nel suono, sempre più potente e corposo, anche a distanza di secoli, anche nell’occhio, a seguito delle vernici usate.

La scelta del legno (per le varie componenti: acero, ebano e abete) è fondamentale per generare la tavola armonica della cassa di risonanza, perché trasmette e amplifica meglio le vibrazioni delle corde. I liutai studiano l’origine del legno, la forma dei pezzi, la composizione delle colle, delle vernici, tutto quello che ritengono influire sulla resa finale dello strumento.

Gli esperti affermano che il maggior contributo sia dato dal legno della tavola armonica: un particolare abete rosso che cresceva in una particolare valle del Trentino.

Nel XVIII secolo molti liutai intraprendevano appositi viaggi da Cremona, città d’elezione, alla Val di Fiemme, con l’intenzione di selezionare attentamente gli alberi il cui legno sarebbe diventato uno strumento di grande prestigio: gli abeti di risonanza.

Gli stessi abeti descritti questi giorni su Twitter dai Vigili del Fuoco. “Migliaia di alberi abbattuti dal vento come bastoncini Shangai. Questo in Veneto e Trentino Alto Adige, un disastro… Nel solo Trentino, un milione e mezzo di metri cubi di legname e in Val di Fiemme sono stati abbattuti e trascinati via migliaia di abeti rossi”.

Si racconta che Stradivari si aggirasse di persona nella Foresta di Paneveggio a cercare l’abete rosso secolare più adatto a costituire i suoi strumenti. Una volta trovato, l’albero veniva poi abbattuto durante la fase di luna calante e il suo legno successivamente trasportato a Cremona.

Questi singolari alberi hanno dato vita a strumenti meravigliosi. Quando un musicista “indossa” un violino Stradivari, o Guadagnini, in qualche modo percepisce che gli è affidato uno strumento sublime che ha iniziato la sua vita in Val di Fiemme.

Alla presenza dell’ambasciatore australiano Gregory French, abbiamo avuto occasione di assistere ad un concerto dell’Australian String Quartet: due violini, una viola e un violoncello usciti dalla stessa bottega del liutaio Guadagnini, e scatenati da musiche per quartetto di Mozart, ”inafferrabile, segreto e levigato”, scritto quasi al termine della sua produzione e Mendssohn-Bartholdy, romantico, e intenso, per ricordare la cara sorella Funny.

Sentire musica classica contemporanea di Carl Vine, compositore australiano eseguita con strumenti musicali antichi di oltre due secoli ha provocato l’effetto di sentirmi un nano sulla spalla di giganti, ovvero di percepire l’intensità del mondo e delle possibilità mancate.

È stato un grande “guadagno’” per l’ascolto vibrante e corposo, una simbiosi fra pubblico ed interpreti. Un connubio fra antico e contemporaneo, ma essenzialmente attuale, cioè vivo, presente, che marca un continente dove l’emigrazione italiana non è marginale, ma incisiva e numerosa (quasi 2 milioni su una popolazione di 17milioni).

Di colore rosso rubino, intenso e tendente al granata, maturazione tardiva e una tipica pigmentazione scura. Il profumo è intenso e fruttato, con concentrazione di fenoli secondo il fenotipo e un bouquet caratterizzato da sentori di piccoli frutti neri e spezie, tra le quali spicca il pepe nero e un finale di liquirizia e cacao; al gusto presenta una buona struttura e persistenza, è morbido e abbastanza fresco, abbastanza tannico.

In Australia, paese singolare e affascinante per i popoli che lo compongono e cucina piena di contaminazioni, si accompagna con le carni (non dico quali…). Ora sì che sto parlando di vino, dello Shiraz, il vitigno simbolo del Sud Australia che nelle zone temperate del pianeta non disdegna di dare mille interpretazioni.

Di origine caucasica, ha trovato la sua massima espressione nelle valli del Rodano fin dai tempi dei romani e da due secoli circa in Sud Africa e Australia, dove ha trovato un habitat favorevole soprattutto per le note speziate e per una lunga vita in bottiglia. In Italia è particolarmente attrattivo in Sicilia, a Cortona e nelle campagne di Latina.

*esploratore del gusto

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