SFUMATURE DI UVE, ODORI, SAPORI E ANTICHE TRADIZIONI CHE RESISTONO IN VALLE PELIGNA

di ERMENEGILDO BOTTIGLIONE*

PRATOLA PELIGNA – Nel centro d’Abruzzo nella Valle Peligna tra Corfinio e Pratola Peligna (L’Aquila), la cantina Margiotta da un centinaio di anni coltiva i vigneti originari del posto quali il trebbiano, la malvasia, il pecorino, il moscato, nella sua varietà locale. Fino alla quinta generazione, persone radicate nel territorio che non rinunciano a valorizzare vigneti antichi anche di 30 anni e autoctoni, vinificati in purezza destinati a trasmettere le grandi potenzialità del vino abruzzese anche all’estero nell’ottica delle nuove idee dell’enoturismo.

Trovarsi nella Valle Peligna, nella terra degli antichi italici, all’interno delle nuove strutture dell’azienda vitivinicola Margiotta significa cogliere le sfumature che questi vini regalano, qui e in nessun altro luogo.

Le sfumature, leggi biodiversità, del vino sono la risorsa per il futuro del mercato. Che noia bere vini sempre con uguali profumi e aromi.

Eppure, fino a pochi anni fa era così. Il Montepulciano d’Abruzzo indicava l’intera regione e non i singoli territori, poi finalmente nel disciplinare sono state evidenziate le sottozone.

Un vino nel bicchiere è frutto non solo del vitigno, ma anche del terreno e della filosofia produttiva di chi lo lavora. In termini gustativi si traduce in sfumature differenti al naso e nel palato. Questo consente ai piccoli produttori di non sentirsi inferiori a nomi blasonati e genera autostima per non tirarsi indietro.

A pensare nuovi vini, nuove sensazioni legate alle potenzialità dei terreni. Non più costruire vini, ma accompagnare le vigne ad esprimere il loro meglio.

Una volta c’era il rosso, il nero, oltre al bianco e indicavano il rosato e per la lunga permanenza nelle bucce il Montepulciano vero e proprio.

Nel boom della seconda metà del Novecento si spiantavano vitigni ritenuti improduttivi, poco produttivi o fuori moda. Oggi non è più così e la lezione francese del terroir ha educato i produttori italiani e abruzzesi a non vendere tutta l’uva per i tagli dei vini del nord.

Le competenze a coltivare, una volta diffuse, si sono perse, ora patrimonio di pochi. Attualmente, durante la prima settimana di agosto a Pratola Peligna si tiene la manifestazione “Le uve dei Peligni”, che raccoglie i fasti delle antiche feste dell’uva attraverso visite guidate alle cantine, degustazioni di prodotti tipici e di svariate tipologie di vini.

“Uve bianche, uve nere/Che delizie che piacere/uve bianche e uve nere/Ti fa’ cresce pett e fianche./Priulone a malvasije/Se ne cala pe’ ulije …./Se pruvete stu muscardelle…/st’ uva bianche magne e suca”: questi versi li cantava un’anziana signora di Pratola Peligna, che ha trasmesso alla nipote i valori, ma anche la forza e la ricchezza della sua terra, durante la festa dell’uva.

Erano versi degli anni trenta e dicono una cultura agricola forte, conformante e solidale.

Uno dei momenti più temuti nei nostri territori erano le gelate di aprile e quando c’era sentore che stessero per arrivare, tutta la popolazione concorreva a buttare i fumi di anidride solforosa e ammoniaca miscelate con acqua sulle vigne.

Assaggiare il territorio, i ceci della Valle Peligna con friarellli all’aglio rosso di Sulmona e briciole di pane al cacao con pecorino Igt, millefoglie di grano duro con zucca, funghi con cerasuolo, quaglia arrosto con due uve, con montepulciano riserva, poi dessert con moscato spumante dolce.

Sentire la salvia nel pecorino che trascina salinità e corpo acido, oltre il solito frutto agrumato ed esotico, o un montepulciano con un controllo dei tannini che lo rende unico, oltre le caratteristiche generaliste dei montepulciano i profumi primari dell’uva e la ricchezza delle sostanze contenute nella pruina, ma al modo di quel territorio di quel mescolo di terreno, che fa capire rispetto, ma affinato in qualcosa di gradevolmente diverso.

La maturazione estremamente tardiva e il colore intensissimo delle uve, temprate dalla brusca escursione termica giorno-notte, sono gli ingredienti fondamentali per una viticoltura pedemontana di assoluta eccellenza.

Un breve viaggio, in una valle abruzzese, quasi una gita fuori porta, riesce ad evocare sguardi lunghi, a conoscere persone come Silvio e Carlo, padre e figlio, che insieme a Francesca, la quinta generazione, hanno raccolto un’importante eredità e un giovane cuoco, Marco, impegnato a fare piatti di carattere e in armonia con quelle vigne, quelle botti e quei bicchieri condivisi.

*esploratore del gusto

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