ANDREA DE PETRIS E I TOUR NEL CIMITERO DELL’AQUILA: I SEGRETI DI UN LUOGO MISTERIOSO E MAGICO

Andrea De Petris ha 44 anni, è aquilano, e possiede una grande capacità. Con i suoi racconti riesce a farti innamorare di uno dei luoghi più oscuri e controversi dell’immaginario umano: il cimitero.

Da sempre, infatti, subisce il fascino, studia e frequenta il cimitero monumentale dell’Aquila, un luogo pieno di storia e di pregio architettonico, che non tutti conoscono a pieno, anche dentro la comunità del capoluogo abruzzese.

De Petris invece ne è un esperto, e per questo ama condividere le sue conoscenze e la sua passione con persone che guida in un vero e proprio “tour” nell’area cimiteriale.

L’attrazione fatale inizia a soli 8 anni, nel 1982, quando si trasferisce con la famiglia nel quartiere Torretta, nella prima periferia est dell’Aquila.

Agli inizi degli anni Ottanta la Torretta non è come la conosciamo oggi: ci sono pochissime abitazioni e giusto un centinaio di abitanti. Il resto è rappresentato da un piccolo bar, da uno spaccio, una pizzeria e dalla campagna.

C’è una casa abbandonata, di quelle tipiche dei film horror, frequentata da Andrea e dai suoi amici: “Invece di andare al parco giochi, noi ci divertivamo a perlustrare, esplorare. Non è un caso che io non sia il solo ad aver sviluppato negli anni una passione per questi temi. Il mio amico di infanzia Roberto Fusco è oggi un esperto di film horror, a tal punto da organizzare un festival dedicato in città”, racconta a Virtù Quotidiane.

Durante il giorno il gruppo di bambini passeggia tra le chiese e le cappelle dell’area cimiteriale “vicina di casa”. Pian piano che arriva la sera, tuttavia, l’avvicinamento ai cancelli del cimitero intorno a via della Polveriera somiglia minuto dopo minuto a una sorta di prova di coraggio. Diventa il luogo dell’orrore per eccellenza, incutendo paura e ansia: “Allora tornavamo a casa di qualcuno di noi e guardavamo i film di Bud Spencer, per dimenticare di essere arrivati alle soglie del cancello”, ricorda Andrea, a metà tra la goliardia e la nostalgia.

Ma alla fine degli anni Ottanta la frequentazione del cimitero si perde, anche in seguito alla tragica morte di uno dei bambini del quartiere, che muore investito da un’auto mentre va in bicicletta: “Non so esattamente perché, ma implicitamente nessuno propose più di andare a giocare lì”.

Andrea De Petris entra per la prima volta nel cimitero di notte nel 1992: “Poco prima del diploma – racconta – con sei o sette compagni di classe, dopo aver mangiato una pizza in centro”.

In quel momento scatta la forte attrazione per quel posto oscuro e al tempo stesso magico. Inizia a studiarlo, fino alla sua prima volta nell’ossario, datata 2001: “Fino ad allora era sempre rimasto un tabù, come la cripta della chiesa, dove ci sono corpi mummificati: d’altronde, in quanti film horror c’è una scala che porta nel buio?”.

E così dagli inizi Duemila il giovane poliedrico – che nella vita suona anche la chitarra e recita in teatro – porta gli aquilani e le aquilane al cimitero, li accompagna mano per mano verso gli angoli meno conosciuti dell’area.

Una consuetudine interrotta con il terremoto del 2009, ma ripresa recentemente. Lo scorso anno, infatti, per la prima volta è stato organizzato un tour nel cimitero dell’Aquila in occasione di un evento pubblico, l’Horror Film Fest. Ha visto la partecipazione di circa 150 persone in tre giorni, con gruppi di 20 persone l’uno che si alternavano dal pomeriggio fino a notte inoltrata, ascoltando gli aneddoti di De Petris.

Ma in cosa consiste la visita guidata? “Si va innanzitutto nella parte antica, per vedere e conoscere alcune tombe di personaggi illustri, come quella di Karl Heinrich Ulrichs, considerato il padre del movimento di liberazione omosessuale e punto di riferimento dei movimenti LGBT in tutto il mondo, ma anche loculi di persone comuni, come l’uomo più longevo della parte antica, morto a 106 anni, o due sposi morti a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro”.

Si sale successivamente sulla cima della collina, dove Andrea De Petris racconta la storia dell’area prima della nascita del cimitero.

Nella zona, tra le più assolate di tutta la città, trovavano casa i monaci olivetani, che coltivavano l’orto e facevano il vino, oltre ad ospitare una mensa per i poveri. E infatti solo nell’Ottocento, dopo l’Unità d’Italia, l’area divenne perimetro cimiteriale.

Nei tour si visita anche una delle costruzioni più incredibili della città, che in pochi conoscono: il loculario sotterraneo. Un edificio di ben quattro piani dei primi Novecento che sorge sopra la collina, la “penetra” e si estende in profondità, seguendo il corso del terreno.

E inoltre l’ossario, risalente all’epoca fascista, uno dei luoghi che più affascina De Petris: “Si estende almeno due piani sotto terra, sorprende nella sua grandezza. Qui trova spazio anche un feto in un barattolo, conservato dalla formalina”.

E infine i corpi mummificati nella cripta della chiesa e tanti altri piccoli grandi dettagli che nessuno nota e di cui pochi sanno. Come quasi nessuno sa che il cimitero, a differenza di quanto narra il luogo comune, è un posto aperto tutte le ore del giorno e della notte.

“La paura che si percepisce quando si nomina la parola cimitero è del tutto psicologica – sottolinea De Petris – perché non c’è posto al mondo sicuro come il cimitero. Si tratta di paura legata più al fatto di rimanere soli nel cimitero, perciò le persone tendono ad andare in coppia. Ognuno ripone nell’altro la propria insicurezza, è un cliché forte anche nel cinema horror, lega la solitudine ai fantasmi. Nei film horror, infatti, se non ci si separa non si muore, perché il fantasma può comunicare e uccidere solo una persona, se in due si va nella stessa direzione il fantasma perde potere”.

Andrea De Petris evoca un immaginario suggestivo, affascinante e misterioso. Al tempo stesso, a modo suo, condivide un luogo importante e prestigioso della città, contribuendo alla sua crescita.

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