ARCHEOCLUB L’AQUILA: PER LA “TRIBUNA” DELLA PORTA SANTA ERA MEGLIO ISPIRARSI A BEVERLY PEPPER


L’AQUILA – “L’Archeoclub avrebbe suggerito, per un più idoneo inserimento nel delicato contesto storico-ambientale della Basilica, di utilizzare semplicemente quanto già ideato – anche se a una diversa scala – per il teatro Amphisculpture del Parco del Sole dall’architetto Beverly Pepper e cioè: una struttura a càvea che sfruttasse il pendio esistente e l’utilizzo della stessa pietra bianca e rosa”.

Così in una nota l’Archeoclub dell’Aquila torna sulla dibattuta realizzazione di una specie di tribuna nell’area antistante la Porta Santa della Basilica di Santa Maria di Collemaggio.

“L’Archeoclub”, si legge ancora nella nota (pubblicata integralmente sotto), “suggerirebbe poi, più in generale, di limitare al massimo il consumo di suolo e l’impatto antropico sullo stato dei luoghi, nell’ottica di una miglior risposta dei terreni a fenomeni atmosferici particolari e quindi di una miglior vivibilità”.

LA NOTA DI ITALIA NOSTRA

Prendo spunto dall’articolo pubblicato da Italia Nostra sulla gradinata che si sta realizzando nei pressi della Porta Santa per fare alcune considerazioni, non tanto nel merito dell’appropriatezza o meno, della necessità o meno, di questa nuova opera nei pressi dell’antica Porta, ma per esprimere alcune considerazioni sul metodo che si sta utilizzando in alcuni casi per apportare delle modifiche sostanziali al centro storico aquilano.

Vorrei ripartire, come esempio, dalla vicenda della nuova piazza Regina Margherita di cui Archeoclub L’Aquila si è occupata per circa due anni non per essere contro il progetto presentato alla città, ma per avere la possibilità, insieme ad altri cittadini e associazioni che si interessano dei beni comuni, di esprimere opinioni e punti di vista diversi che potessero rendere condiviso il progetto definitivo.

Percorsi di partecipazione e progettazione condivisa si stanno d’altro canto sperimentando da parte dell’Amministrazione e dell’Urban Center per il futuro recupero del quartiere Fontesecco-Borgo Rivera; tali modalità di intervento in aree di particolare pregio e significato storico, dovrebbero a nostro avviso costituire esempio da seguire costantemente.

Prima di tornare al metodo, sono a mio avviso necessarie alcune considerazioni sul significato del centro storico che non è soltanto la parte urbanisticamente più antica, ma anche quella parte della città in cui i cittadini più si identificano per la loro storia comune, per la loro identità culturale e di comunità. Quindi le attività edilizie e di modifica di questa parte così importante della città devono essere trattate con la massima attenzione e consapevolezza. Non basta pertanto rivolgersi a un progettista o a un gruppo ristretto che esprima su un’area un’idea progettuale: è invece necessario, nel trasformare e recuperare un luogo a lungo vissuto dai cittadini, ascoltare il maggior numero di pareri possibile perché i punti di vista, in questo caso, devono essere espressi da più parti per evidenziare aspettative ed elementi legati al vissuto e alle esperienze che quel luogo ha determinato, oltre che, naturalmente, le modalità di tutela storico-artistica.

Si stanno progettando in questi mesi restauri di piazze e di luoghi pubblici che hanno una vitale importanza per la vita cittadina. Il disegno futuro di questi spazi richiede un’attenta considerazione di ciò che significano proprio come luoghi pubblici, di incontro e di vita in comune.

Come giungere a progetti che non rendano “alieni” i nostri storici luoghi di incontro? Il metodo che oggi abbiamo a disposizione è quello della “Partecipazione”, ossia dell’ascolto e della condivisione delle idee mediante percorsi definiti che possano far raggiungere risultati il più possibile accettati e condivisi.

Per tornare all’esempio della struttura in fase di realizzazione presso la Porta Santa, si può ipotizzare che una progettazione raggiunta con la partecipazione dei cittadini e delle associazioni avrebbe condotto probabilmente a soluzioni diverse.

L’Archeoclub – ad esempio – avrebbe suggerito, per un più idoneo inserimento nel delicato contesto storico-ambientale della Basilica, di utilizzare semplicemente quanto già ideato – anche se a una diversa scala – per il teatro Amphisculpture del Parco del Sole dall’architetto Beverly Pepper e cioè: una struttura a càvea che sfruttasse il pendio esistente e l’utilizzo della stessa pietra bianca e rosa. L’Archeoclub suggerirebbe poi, più in generale, di limitare al massimo il consumo di suolo e l’impatto antropico sullo stato dei luoghi, nell’ottica di una miglior risposta dei terreni a fenomeni atmosferici particolari e quindi di una miglior vivibilità.

Maria Rita Acone – Presidente Archeoclub d’Italia Sede L’Aquila

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