ARTISTI INTERNAZIONALI SCELGONO DI VIVERE NEI BORGHI AQUILANI


FONTECCHIO – Ospitalità, incontro e confronto collettivo con artisti provenienti da tutto il mondo, per fare della conoscenza reciproca un mezzo di riavvicinamento tra la comunità e l’arte in ogni sua declinazione, rigenerare la vita sociale di un borgo, offrire nuove opportunità di crescita personale.

Ma non è tutto, alcuni degli artisti giunti nelle residenze messe loro a disposizione nell’ambito del progetto “Lab-8, riabitare con l’arte” hanno infatti deciso di prolungare la loro permanenza nei borghi dell’aquilano, viverci, chi per sei mesi l’anno, chi addirittura stabilmente.

Si presta a lasciare un’impronta duratura il progetto ideato da Carsa, in collaborazione con l’Ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del cratere (Usrc), nei quattro comuni ospitanti della provincia dell’Aquila, Fontecchio, Fossa, Ocre e Barisciano.

“Un risultato straordinario che va oltre ogni nostra aspettativa e che innesca tra le comunità, locali, nazionali e internazionali, connessioni fertili e durature” rileva Silvia Di Gregorio, coordinatrice del progetto, che incontriamo durante l’incontro, a Fontecchio, con il regista e drammaturgo di fama internazionale Louis Fantasia, impegnato nella realizzazione di uno spettacolo tratto dalle opere senza tempo di William Shakespeare.

“Quello che più mi ha colpito del progetto – ammette Silvia – è stato il grande senso di ospitalità offerto agli artisti dalla comunità residente, il desiderio di entrare in relazione con le nuove energie, la voglia di confronto con l’altro e di sperimentare nuove esperienze individuali. Incontri che hanno creato connessioni importanti, anche tra gli artisti stessi, e valorizzato gli spazi urbani, già pregni di memoria, arte e storia. L’aspetto straordinario, inoltre, è nella volontà degli artisti di tornare nei borghi abruzzesi per viverli più a lungo”.

Come Maria Riescher, l’artista tedesca, ospitata dal comune di Fossa nell’ambito delle quattordici residenze artistiche dislocate nei comuni aderenti al progetto, che tornerà a fine settembre per trascorre un periodo di almeno sei mesi nel borgo.

Tra i suoi progetti, quello di creare una “mappatura di luoghi e cose straordinarie” nella provincia dell’Aquila e realizzare un video d’artista che costituirà documentazione da distribuire anche nei Festival del Cinema Europeo.

Tra gli altri, solo per citarne alcuni, anche l’argentino Bruno Morello, autore di un murales, a Fossa, realizzato sulla scia di storie e ricordi della comunità, sembrerebbe addirittura interessato a vivere stabilmente nel comune che l’ha ospitato.

Ci sono anche Sebastian Alvarez, il regista peruviano e artista visuale che ha preso casa a Fontecchio, come pure la poetessa Allison De Lauer, la cantante americana Cristina Orbe. E poi, i ragazzi provenienti da tutta Italia, tre coppie, tra cui ex studenti all’Accademia delle Belle arti, che vivono ora a Fontecchio dove hanno dato vita allo spazio culturale e sociale La Kap in una abitazione rimasta chiusa per anni.

Le residenze d’artista nei borghi, tese a dare impulso alla ricerca, alla creazione di opere e all’incontro con la comunità locale, si stanno affermando da diversi anni quale fenomeno tra i più rilevanti della scena contemporanea italiana.

Come non citare l’esperienza di Todd Thomas Brown, 49 anni, artista statunitense originario di Brandon, nel Vermont, che ha realizzato a Fontecchio, dove vive già da diverso tempo, una residenza artistica internazionale. Un progetto che ben si integra con l’iniziativa “Casa e bottega” incoraggiata dalla sindaca Sabrina Ciancone.

Anche il regista statunitense, Luois Fontana, produttore e regista di oltre duecento commedie e opere in tutto il mondo, ha avuto modo di calarsi in una realtà unica e suggestiva come Fontecchio, lasciandosi ispirare dai luoghi e dalle persone in un incontro partecipato con la comunità.

In scena a Fontecchio il 19 settembre, lo spettacolo che ha intenzione di orchestrare Fantasia nelle prossime due settimane, attinge da scene delle commedie e tragedie di Shakespeare ambientate in Italia, come Il mercante di Venezia, Romeo e Giulietta, Coriolano, Giulio Cesare, Molto rumore per nulla, la Bisbetica domata.

“Girando per Fontecchio – racconta Fontana – ho visto molti scorci interessanti, balconi, finestre, scale, che utilizzeremo come scenografia per uno spettacolo che si fonda sul coinvolgimento attivo delle persone, attori professionisti e anche alle prime armi. Il teatro di Shakespeare è nato per essere popolare, il Globe Theatre di Londra poteva ospitare tremila persone, solo più tardi diventa raffinato, esclusivo, ma il teatro nasce come forma d’arte popolare”.

Così come “popolare” è lo spirito del progetto “Lab-8, riabitare con l’arte” finalizzato a colmare le distanze, ad avvicinare l’arte alla comunità, a rigenerare un borgo con la linfa vivifica delle relazioni.

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