BANKITALIA, IN ABRUZZO EFFETTI COVID SULLA RISTORAZIONE PIÙ DURATURI


L’AQUILA – Nel terziario, maggiormente caratterizzato da una più stretta interazione sociale, specie nei comparti della ristorazione, intrattenimento e accoglienza, gli effetti negativi delle sospensioni sono stati particolarmente profondi e potrebbero rivelarsi più duraturi a causa del protrarsi di parte delle restrizioni alla mobilità e all’aggregazione sociale.

È quanto emerge dal Rapporto della Banca d’Italia sull’economia dell’Abruzzo presentato oggi all’Aquila.

La pandemia di Covid-19 ha colpito l’economia regionale mentre sperimentava già una fase di rallentamento. Nel 2019 il Pil aveva ristagnato sui livelli dell’anno precedente, riflettendo il calo registrato nell’industria, a fronte di un lieve incremento nelle costruzioni e di una sostanziale stabilità nel terziario.

Il Governo italiano ha adottato stringenti misure di distanziamento fisico e di limitazione della mobilità dei cittadini volte al contenimento del contagio.

L’intensità con cui le restrizioni hanno colpito l’economia dei territori è stata funzione delle loro diverse vocazioni produttive. Le misure di distanziamento sociale e la chiusura parziale delle attività nei mesi di marzo e di aprile hanno avuto anche in Abruzzo pesanti ripercussioni sull’attività economica.

Stime della Banca d’Italia indicano una perdita complessiva di valore aggiunto pari a oltre un quarto del totale, anche tenendo conto della prosecuzione di alcune attività avvalendosi del lavoro agile e degli effetti di filiera che hanno consentito ad imprese dei settori non essenziali di continuare a produrre in quanto fornitrici di comparti rimasti operativi.

Nell’industria abruzzese si stima che i provvedimenti di sospensione dell’attività produttiva abbiamo interessato un numero di unità produttive a cui fa capo poco meno del 60 per cento del valore aggiunto del settore, un dato significativamente superiore a quello del Mezzogiorno e in linea con la media nazionale.

Le esportazioni, già in calo nel 2019, hanno registrato una contrazione più accentuata nel primo trimestre dell’anno (-5,6%), superiore a quella registrata a livello nazionale (-1,9%). Vi ha contribuito soprattutto il marcato calo registrato nel comparto dei mezzi di trasporto, che ha risentito della forte caduta delle immatricolazioni di veicoli commerciali registrata nella UE a partire dal mese di marzo. Alla flessione ha contribuito anche il calo registrato nei comparti della moda e della meccanica, mentre un contributo positivo è provenuto dai prodotti farmaceutici e dagli alimentari.

Secondo i risultati delle indagini sulle imprese della Banca d’Italia, che quest’anno hanno previsto anche uno specifico approfondimento sugli effetti della diffusione del Covid-19, le aspettative delle imprese manifatturiere abruzzesi sul fatturato del 2020 sono marcatamente peggiorate rispetto ai risultati registrati a consuntivo nel 2019; il saldo tra la quota di operatori che prevede un fatturato in aumento e quella di coloro che invece ne segnalano una contrazione è ampiamente negativo (di circa 30 punti percentuali). I programmi di investimento per l’anno in corso appaiono orientati al ribasso per un’ampia quota di imprese.

Nelle costruzioni l’attività produttiva si è bruscamente contratta a partire dal mese di marzo, quando il numero di ore lavorate è diminuito di circa il 60 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in concomitanza con i primi provvedimenti di chiusura dei cantieri.

Il sistema produttivo regionale sta tuttavia affrontando la crisi attuale in condizioni finanziarie migliori rispetto al passato: nell’ultimo decennio il graduale ritorno su livelli di redditività soddisfacenti ne ha supportato la ricapitalizzazione. L’indebitamento è calato ed è complessivamente diminuita la quota di imprese con profili di vulnerabilità finanziaria.

A fronte del ridimensionamento degli investimenti, gli interventi di nuova finanza garantita, le moratorie e il maggiore utilizzo dei margini disponibili sulle linee di credito a breve termine hanno attenuato il calo della domanda di credito delle imprese nel primo trimestre, specie per le unità produttive di minori dimensioni, verso cui si sono concentrati gli aiuti. Le condizioni di offerta praticate dalle banche sono rimaste nel complesso favorevoli sia nelle indicazioni degli intermediari sia in quelle fornite dalle imprese.

Le ripercussioni della crisi innescata dall’emergenza sanitaria sul mercato del lavoro sono state considerevoli, in un contesto già caratterizzato nel 2019 dall’interruzione della fase di espansione dell’occupazione. Nei mesi di marzo e aprile il numero delle nuove posizioni lavorative dipendenti attivate nel settore privato si è dimezzato rispetto all’anno precedente. Nel primo trimestre il numero complessivo di occupati è diminuito del 3,9 per cento, un calo più accentuato rispetto al dato medio nazionale. La flessione dell’occupazione è stata contenuta dai provvedimenti di blocco dei licenziamenti e dal marcato incremento del ricorso alla Cassa integrazione guadagni. Il numero di ore di CIG autorizzate nel primo quadrimestre del 2020 è aumentato di quindici volte rispetto allo stesso periodo del 2019.

Le condizioni economico-finanziarie delle famiglie abruzzesi si presentavano nel complesso favorevoli all’avvio dell’emergenza sanitaria. Il reddito disponibile ha continuato a crescere nel 2019, consolidando la ripresa in atto da alcuni anni, e la sua distribuzione si presenta in regione meno diseguale rispetto alla media nazionale. È elevata la quota della ricchezza finanziaria delle famiglie impiegata in attività prontamente liquidabili in caso di necessità.

Il grado di indebitamento delle famiglie abruzzesi risulta contenuto nel confronto con il dato italiano, per effetto della minore incidenza dei prestiti per l’acquisto di abitazioni. Nel primo trimestre del 2020 le nuove erogazioni di mutui sono diminuite dell’8,9 per cento, in presenza di un calo delle compravendite di immobili. Il credito al consumo ha rallentato, in connessione con la flessione della spesa per beni durevoli.

Durante la fase di lockdown le banche hanno continuato ad assicurare i propri servizi all’economia locale, avvalendosi in misura crescente dei canali telematici di contatto con la clientela.

La qualità del credito appare al momento migliore rispetto alla situazione osservata all’inizio della precedente crisi, sebbene il tasso di deterioramento si collochi ancora al di sopra della media nazionale. A tale risultato ha contribuito un mutamento della composizione degli affidati verso imprese con bilanci progressivamente più solidi.

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