BORGHI D’ABRUZZO: SPERONE, IL PAESE DUE VOLTE MORTO E DUE VOLTE RINATO


GIOIA DEI MARSI – Ci sono luoghi dove è inevitabile lasciare il cuore. E spesso accade per caso, come a Sperone Vecchio, dove capitai nell’estate del 2009, l’estate dopo il terremoto dell’Aquila, e scoprii che gli stessi edifici costruiti per i terremotati della Marsica del 1915 erano stati costruiti per uno sparuto gruppo di terremotati aquilani. Attorno a quel nucleo di casette crebbe Cansatessa, il paese dove sono nato. Ma questo è solo l’inizio della storia.

Sperone si raggiunge tramite una carrareccia che inizia a 7 km da Gioia dei Marsi, sulla statale 83 Marsicana, in direzione Pescasseroli. Al bivio è possibile proseguire in auto o camminare per una trentina di minuti.

Lo scenario è apocalittico. Dapprima si incontra Sperone Nuovo, poi, seguendo un sentiero o continuando sulla sterrata, si raggiunge Sperone Vecchio e Torre Sperone (1.240 metri sul livello del mare), la fortificazione che sovrasta i borghi abbandonati e il passo Sparnasio.

Sperone sorge in un’area molto importante già per i romani e continuò a esserlo per i Berardi, i conti dei Marsi. La sua Torre, eretta nel XIII secolo, permetteva il controllo tra la Valle Peligna e l’Alto Sangro.

È alta 18 metri e ha un diametro di circa 8. La sua posizione, se da un lato fece di Sperone un punto di osservazione strategico, dall’altro ne sfavorì lo sviluppo nell’era moderna: la corrente elettrica, il telefono e la televisione non arriveranno che nella seconda metà del ‘900.

Nel 1840 fu annesso al Comune di Gioia di Marsi e nel 1869 pare contasse ben 220 abitanti. A stravolgere la sua storia fu, come detto, il terremoto della Marsica del 1915, che causò 30.000 morti e la quasi completa distruzione di tutti i centri abitati intorno alla Piana del Fucino.

La stessa sorte che toccò anche a Sperone, sorgendo ai piedi del Monte Serrone, proprio sulla terminazione meridionale della faglia del Fucino.

La strategia di ricostruzione per Sperone, così come per altri borghi, fu la delocalizzazione. Il paese fu ricostruito poco più a valle, quasi in modo speculare rispetto alle macerie del vecchio centro abitato, ma ancora privo di un collegamento stradale.

Il maestro, il medico, l’ostetrica e ogni servizio basilare continuavano a mancare. Così nel 1950 gli abitanti di Sperone Nuovo insorsero e l’anno successivo ebbero la loro strada.

I problemi dovuti all’isolamento però, soprattutto durante la stagione invernale, non cessarono e tra il 1963 e il 1971 fu promosso dal Comune un secondo esodo che trasferì tutti gli abitanti giù nella valle, vicino a Gioia dei Marsi, in quello che oggi è Borgo Sperone.

Non occorre descrivere Sperone Nuovo e Sperone Vecchio, le foto dicono molto più delle parole. Eppure non posso tacere la sensazione magica che respiro ogni volta che vado, una magia oscura, potente, e insieme romantica, avvolgente.

È come se tra i due Speroni, i borghi due volte abbandonati, sia rimasto un barlume di vita, una antica e tenace voglia di vivere, di resistere nonostante le avversità; è una sorta di tenue calore, che non potrete non avvertire il giorno in cui anche voi vi imbattere in questo straordinario borgo marsicano.

Vi lascio con una leggenda che ammanta ancor più di fascino il paese fantasma di Sperone.

Si racconta che il vecchio Duca, proprietario del borgo, possedesse un serpente bianco, preso in Oriente durante una crociata. Il Duca si serviva di questo serpente per uccidere i fidanzati delle ragazze di cui voleva approfittare, facendo credere che si trattasse di morsi di comuni vipere. I corpi dei giovani erano poi seppelliti, per stessa volontà di signore, in una campo di margherite.

Non lontano dal borgo, infatti, è stata trovata una fossa comune contente ossa e armi: forse i resti di nemici invasori, forse i resti di tanti amori spezzati.