CAMPOTOSTO, IN 48 ORE OLTRE 1.500 FIRME CONTRO LA CHIUSURA DELLA CHIOSCHERIA SUL LAGO


L’AQUILA – Più di 1.500 persone hanno firmato online contro la chiusura della Chioscheria di Mascioni, sul Lago di Campotosto (L’Aquila). Un risultato importante e sorprendente, considerando che la petizione su change.org è stata lanciata appena due giorni fa. L’obiettivo, che verrà raggiunto probabilmente nelle prossime, è raccogliere 2.500 firme.

Il chiosco, aperto nei mesi caldi e gestito da sette stagioni da alcuni giovani aquilani, rischia seriamente la chiusura perché il Comune di Campotosto ne dispose la demolizione con un’ordinanza dello scorso anno, in quanto lo stabile era in “difetto delle necessarie e autorizzazioni e requisiti di legge”, ossia di fatto semi abusivo. Qualche mese dopo il ricorso al Tar da parte dei titolari, che ha però dato ragione al Comune. Per questo, l’ordinanza dovrebbe diventare esecutiva, condannando alla chiusura definitiva e alla demolizione.

Ma la comunità di Campotosto, già segnata dal terremoto del 2009 e fortemente provata dopo la violenta scossa che l’ha vista suo malgrado protagonista il 18 gennaio 2017, non ci sta.

Sono stati in tanti ad esprimere solidarietà al fine di scongiurare la chiusura di un luogo che dopo lo sciame sismico che ha travolto l’Alta valle Aterno tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 ha svolto anche una funzione di aggregazione sociale, oltre che di attrattore per centinaia di giovani che partivano quotidianamente anche dalla vicina L’Aquila, e non solo.

La clientela è trasversale, essendo composta da pescatori, ciclisti, villeggianti, camperisti, motocilisti, naturalisti. Italiani o stranieri, come il primo cliente in assoluto del locale, “un tedesco arrivato a Campotosto in sella alla sua bicicletta, che con un corno ha chiesto di suonare in riva al lago”, come ricordò uno dei titolari, il 30enne Gianluca Leoncini, in un approfondimento di Virtù Quotidiane.

Qualche giorno fa il locale in riva del meraviglioso lago di montagna – il secondo artificiale più grande d’Europa – è stata anche il palcoscenico di un sit in di protesta, organizzato da cittadini e clienti, durante il quale si è ricordato come molte strutture in paese, a causa dei terremoti susseguitisi negli anni, non abbiano le “necessarie autorizzazioni”, ma ci si accanisca solo contro “ragazzi che cercano di investire sul territorio”.

Come dar torto a questo ragionamento, in un paese di fatto agonizzante, messo a dura prova dai terremoti e dal cronico spopolamento delle aree interne appenniniche. Un territorio all’interno del quale alcuni giovani imprenditori hanno generato un’inversione di tendenza negli anni, attirando persone sul Lago di Campotosto nei mesi estivi.