CAPITIGNANO, LA PASSIONE OLTRE LE DIFFICOLTÀ: CONSIGLI SU COME SCOPRIRE IL TERRITORIO


CAPITIGNANO – Se c’è una zona in Abruzzo che sta resistendo alle avversità come e forse più delle altre aree interne, questa è l’Alta Valle dell’Aterno. Eppure, se vi recate in questi posti, la prima cosa che incontrate sul vostro cammino non sono rabbia e frustrazione, ma una passione smodata per il territorio, un qualcosa di viscerale, molto, molto simile all’amore. Capitignano (L’Aquila) è l’esempio perfetto.

In undici anni ha dovuto più volte risollevarsi e più volte ha dovuto riconvertirsi per superare le difficili sfide che la natura gli ha messo davanti. Ma tutto ciò non ne ha fiaccato la tempra, tutt’altro: la vitalità che si respira a Capitignano è addirittura più sorprendente, più emozionante di quanto non ci si possa attendere. Vi accompagniamo a scoprire il perché.

25 anni fa, Capitignano, unico tra i paesi inclusi, chiese di essere annesso al Parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Il suo territorio del resto, per conformazione e contiguità, vi rientra a pieno merito, come per esempio il più classico tra i sentieri presenti: il Monte Civitella (1.603 metri) passando dal castello di Mopolino e l’omonima forchetta, con affaccio spettacolare sul Lago di Campotosto.

Per informazioni sull’escursioni, a Capitignano è presente il Centro Visite del Parco, dove guide esperte sapranno consigliarvi il percorso più adatto a voi. Qui possiamo solo menzionarne qualcuna: la Valle delle Cafasse, dove sono presenti antichi recinti per gli armenti e il sentiero, costeggiando il torrente, tocca la sorgente Buco del Mozzano; il cammino verso il castello di Vio, l’antica fortificazione che dominava il Passo delle Capannelle; il sentiero delle Vigne che raggiunge la frazione di Sivignano; il Colle Leone per il tracciato che segue una vecchia mulattiera.

Un’entusiasmante alternativa per vivere le bellezze naturali del territorio è quella di percorrerlo a dorso di un cavallo. A Capitignano, infatti, sono presenti due maneggi, il Country West Ranch e il Margarete Horse Ranch, che insieme allo Shenandoah di Montereale, costituiscono un vero e proprio polo ippico, ognuno con le proprie specificità.

Entrambi i ranch organizzano escursioni guidate nella zona, mentre, nello specifico, il Country West offre anche lezioni di monta americana, disciplina per la quale ogni anno realizza anche l’evento Capitignano Western Show, e il Margarete Horse si dedica all’avvicinamento al mondo equestre, proponendo grazie ai pony un servizio destinato ai più giovani.

Rimanendo in tema di scoperta del territorio, Capitignano si pone come tappa anche per le ormai classiche escursioni in moto. L’Alta Valle dell’Aterno si trova infatti sotto l’Altopiano di Campotosto e sulla strada che porta ad Amatrice e alla Salaria, zone culto per gli appassionati delle due ruote.

Inoltre la riapertura della SP260, che collega il Passo delle Capannelle a Capitignano, arricchisce ancor più le possibilità a disposizione. Sulla strada non possiamo non segnalare, poi, un luogo cardine per la vita di ogni capitignanese: la chiesetta degli Alpini, un’area pic-nic ricavata all’ombra di una pineta e che dal 1988 ospita il tradizionale raduno delle Penne Nere.

E poi Capitignano è anche le particolarità del paese e delle sue frazioni: Aglioni, Colle Noveri, Mopolino, Pago, Paterno, Rovagnano e Sivignano; non certo borghi autentici, ma luoghi dove comunque l’autenticità persiste, va solo ricercata, magari sotto la guida di giovani appassionati capitignanesi, i ragazzi dell’Ordine di Capitonius.

L’associazione, nata solo cinque anni fa con lo scopo di promuovere il territorio, da subito aveva ideato un tour tra le chiese e gli altri luoghi d’interesse storico, progetto purtroppo ostacolato dai terremoti del 2016-17. I ragazzi però non si sono persi d’animo e dallo scorso anno hanno organizzato il Radici Festival, evento che unisce tradizioni e divertimento, cultura e musica, raccogliendo un’immediato, grande successo.

Le ultime chicche di cui vogliamo parlarvi sono nelle frazioni di Mopolino e di Pago: i palazzi nobiliari Ricci e Nervegna. Il primo è del XV secolo e fu voluto dal conte Umberto, comandante di Alfonso I d’Aragona. Un palazzo imponente, di una bellezza straordinaria, tanto che alla fine del 1700 vi soggiornò nei periodi estivi anche Papa Pio VI. Nei primi anni ’90, due piani furono acquistati dal Comune che vi realizzò un museo e il Centro Visite.

Il Nervegna è stato costruito tra il XVII e il XIX secolo. Dall’aspetto meno appariscente, ha dimensioni, se così si può dire, ridotte rispetto al Ricci. Ma è all’interno che conserva il suo tesoro: il piano nobile, la cappella, le grandi sale e le camere da letto sono interamente decorate con motivi naturalistici che impressionano per bellezza e per la qualità delle finiture.

Oggi i due palazzi nobiliari di Capitignano sono chiusi, come gran parte delle chiese, in attesa che parta l’ennesima ricostruzione.

Tuttavia non servono, a nostro parere, troppi pretesti per andare a Capitignano. In fondo, l’essenza dei luoghi è data dalla passione di chi li vive. E qui, nell’Alta Valle Aterno, basta entrare in un bar, mangiare in un ristorante, fare un tuffo nella piscina del B&B La Villa per capire l’attaccamento delle persone alla propria terra, alle proprie radici e la loro genuina convivialità. Difficile, una volta entrati in sintonia, sarà riuscire a pagare anche un solo aperitivo…

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