CAPORCIANO E BOMINACO, UNO SCORCIO SULLA STORIA E SULL’IMMENSA BELLEZZA DELLE LORO CHIESE


CAPORCIANO – Secoli di storia e di tradizione che hanno resistito a terremoti, incendi, incuria, trasformazioni architettoniche se ne stanno scolpiti nella pietra, intrisi negli affreschi, invecchiati nelle strutture lignee. Per quanto ci sforziamo di datare questi tesori, la nostra mente non riesce a cogliere la vastità d’un tempo così diverso da quello veloce cui siamo abituati, e davanti alla vita di una chiesa non possiamo che affidarci, in silenzio, alla sua bellezza e a quel sentimento di meraviglia, misto a mistero, che ci muove dentro.

Così a Caporciano e a Bominaco (L’Aquila) è una sorta di magia che troviamo, una magia silente, impossibile da spiegare, una magia che diventa esperienza viva solo ci rechiamo lì e ci mettiamo in ascolto di quel qualcosa d’altro che non sono le parole.

L’oratorio di San Pellegrino a Bominaco – denominata la Cappella Sistina d’Abruzzo quando invece sarebbe più consono accostarla a quella degli Scrovegni di Padova – è uno degli esempi più ammirevoli di pittura medievale abruzzese. Al suo interno custodisce uno dei cicli decorativi più completi e meglio conservati della nostra regione, relativo all’Antico e al Nuovo Testamento con attenzione particolare ai momenti dedicati alla salvezza dell’anima.

L’impressione che si ha ammirando l’oratorio è di guardare, riassunti, i capisaldi della cultura occidentale. Lì rappresentati ci sono la nostra morale e la stagionalità della nostra vita quotidiana semplicemente in forma più antica, più pura. E di fronte a quegli affreschi è come essere di fronte a noi stessi.

Di assoluto pregio, come ogni dettaglio del resto, è il calendario liturgico bominacense, uno dei rari esempi giunti fino a noi. “Ogni mese è rappresentato, nella parte superiore, sotto le arcatelle trilobate, dalla fase lunare e il segno zodiacale e nella parte sottostante, da vivaci descrizioni di personaggi intenti nelle attività più diverse”*.

Le origini del sistema abbaziale di Bominaco sono anteriori all’anno mille ed è del 1001 la prima notizia storica sul Chronicon Farfense. L’anno in cui sorse la chiesa di Santa Maria Assunta è invece antecedente alla data 1180 incisa nel famoso ambone, la struttura in pietra dal tralcio vegetale a rilievo e dai capitelli corinzi che troviamo a metà della navata centrale.

La chiesa è in stile romanico con elementi barocchi ed è nella semplicità e nella muta sacralità della pietra bianchissima la cifra della sua bellezza. Sembra di essere in grotta creata dal lavorio incessante dell’acqua più che in un edificio scolpito dall’uomo. Ed è nel ciborio che sovrasta l’altare – riscoperto e restaurato nel 1940 – che troviamo la massima espressione non già e non solo del valore artistico, quanto della relazione imprescindibile tra l’elemento e la rappresentazione, ovverosia tra la pietra e la devozione cristiana.

Nel cuore di Caporciano, sui resti dell’antico castello, sorge il complesso della chiesa parrocchiale di San Benedetto Abate e quella adiacente della Madonna dell’Addolorata, sede della confraternita nata nel 1784. Più che gli straordinari affreschi, anch’essi legati alla passione di Cristo, le finiture architettoniche, i delicati organi lignei e quanto di bello esse conservano, è il legame viscerale tra i fedeli e i rituali liturgici, primo fra tutti la Santa Pasqua, che cattura l’interesse del visitatore e, in fondo, lo conquista.

La preparazione alla Pasqua di Caporciano – rituale tra più particolari d’Abruzzo – inizia sette venerdì prima del Venerdì Santo, con momenti di preghiera dedicati ai setti dolori della Madonna. Come dicono i caporcianesi, questi incontri servono a “tenere compagnia alla Vergine” in vista del suo prossimo dolore, la perdita del Figlio. La domenica pasquale, invece, la liturgia prende avvio di notte. La statua della Madonna viene trasportata nella chiesa di San Benedetto e continuano le litanie fino all’“ora del popolo”, alle cinque del mattino, il momento della resurrezione in cui Gesù si mostra a sua madre e lei può finalmente spogliarsi del suo dolore; un vero e repentino passaggio rituale tra la morte e la vita.

Fuori dall’abitato di Caporciano sorge la chiesa rurale di San Pietro in Valle, datata XIII secolo ed eretta sulla fondamenta di quella più antica di San Cesidio. La sua storia è strettamente legata all’ordine dei benedettini e con essi a Pietro da Morrone.

Sebbene il recente restauro abbia in parte compromesso l’originale fascino, restano visibili e tangibili le tracce dell’arte medievale pittorica e la simbologia impressa nella pietra, come quelli che richiamano l’ordine dei Templari.

Proprio negli affreschi la chiesa esprime tutto il suo valore, come nella Deposizione – il cui originale è conservato nel Castello Piccolomini di Celano – dove possiamo ammirare una rara Madonna regina che tiene in mano il calice di Cristo, oppure le Nozze Mistiche, che rappresentano lo sposalizio tra Santa Caterina e Gesù. Oppure l’affresco forse più particolare, datato 1430, dove vi è raffigurata Maria con il Bambino, intento nell’infilare la manina nel seno materno: un simbolo di umanità, un simbolo di vicinanza con il popolo.

Concludiamo comunicando che le comunità di Caporciano e di Bominaco offrono gratuitamente delle visite guidate presso i loro rispettivi complessi ecclesiali. Oltre a trovare i contatti utili affissi nelle bacheche davanti le chiese, questi sono i siti internet, i numeri di telefono e i nomi dei referenti: Caporciano: Massimo (Bar M+M) 340-3295929, Alessandra 349-2580452; Bominaco: Chiara 0862-93764, Dora 0862-93765.

* Bominaco. Ferma in una bolla senza tempo, la magia unica di un luogo incantato, a cura di Giulio e Lisa Andreucci, 2019.

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