CARO BOLLETTE, ALLEVATORE DINO ROSSI ORA VUOLE ACCOGLIERE IL PAPA CON LE MUCCHE ALL’AQUILA


L’AQUILA – “Anche noi vogliamo essere presenti a L’Aquila quando arriverà il Papa, senza pagare il biglietto, con la speranza che almeno lui accolga le nostre esigenze, visto che i nostri politici volano alto dalle problematiche del territorio e delle imprese, pensano solo ad insultarsi tra di loro. Vogliamo essere presenti in bella vista, con qualche mucca o vitellino e con cartelloni, per ricordare al santo padre che ci siamo anche noi e non solo la giunta regionale che gli ha pagato il viaggio con i soldi nostri”.

Dino Rossi ci riprova, e dopo che la questura dell’Aquila gli ha negato la manifestazione che aveva annunciato a Roma con le mucche per protestare contro il caro gasolio, annuncia un presidio all’Aquila in occasione della presenza di Francesco, domenica 28 agosto.

“Continuiamo a ricevere bollette stratosferiche dell’energia elettrica, il gasolio ha subito una leggera flessione da quando abbiamo minacciato di marciare con le vacche su Roma, ma è sempre pesante il prezzo rispetto al ricavato”, dice il portavoce dell’Associazione per la cultura rurale (Acr).

“Il prossimo 1 ottobre si aprirà la caccia, ma non è stata modificata la legge 157/92 per allungare le giornate di caccia al cinghiale, a questi si aggiungono i numerosi cervidi i quali contribuiscono alla devastazione delle nostre campagne”, accusa l’allevatore. “Per questo ci raccomandiamo al Papa al fine di invocare San Francesco, visto che porta il suo nome, per parlare con questi animali al fine di limitare i danni ai nostri terreni e magari spendere qualche parolina ai lupi per lasciar stare quelle poche pecore rimaste in Abruzzo, cambiando menù, sostituendo le pecore con cervi e cinghiali”.

“Insomma noi contadini storici veniamo derubati da tutti, anche dall’Agea, che arbitrariamente taglia i contributi alle imprese agricole vere per finanziare nuove imprese nate solo per accedere ai fondi comunitari. Solo a L’Aquila di aziende fantasma ne sono nate una decina, di personaggi che fanno altri tipi di lavoro, ma con la connivenza delle associazioni agricole hanno trovato il modo per accedere a fondi che dovrebbero essere destinati alla sopravvivenza delle aziende agricole”, accusa Rossi.

“In ultimo arrivano i Consorzi di bonifica, con un servizio scadente, ma con bollette da capogiro, i consorziati costretti a pagare la bonifica su terreni che non usufruiscono dell’acqua. Secondo voci ben informate, le svariate Curie sono proprietarie di molti ettari di terreni e sembra che pur ricadenti nel Consorzio non paghino la bonifica, se così fosse, ancora una volta i contadini sono vessati da un sistema malato”.

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