CASTELLI DI FONDAZIONE DELL’AQUILA: I RUDERI DEL FORTE E LA MAGIA DELL’ALTOPIANO DI CASCINA


CAGNANO AMITERNO – L’altopiano di Cascina è un posto magico. Coperto di neve d’inverno, fiorito in primavera, bruciato dal sole d’estate, malinconico in autunno, in ogni stagione, insomma, un carattere diverso, originale, eppure ancora legato al sapore antico che doveva avere vivere la campagna, vivere di terra e con la terra. A testimonianza di quel tempo antico oggi andremo alla scoperta del castello di Cascina.

Il castello è posto a circa 1.100 metri ed è ben visibile da tutta la piana. È situato sulla catena collinare detta Appacima, che separa l’altopiano di Cascina da quello di Palarzano, in direzione Termine di Cagnano Amiterno (L’Aquila).

Ed è proprio seguendo la strada che collega le due frazione che, all’altezza del valico Colle del Mulino, lasciamo l’auto nel parcheggio di una grande struttura moderna, costruita – si legge nell’insegna – per il rilancio del territorio, ma oggi tristemente abbandonata.

Il cammino risale la china dell’Appacima senza seguire né un sentiero né una segnaletica. Del resto il castello è in vista e non si impiegano più di 15-20 minuti per raggiungerlo. L’unica cosa cui prestare attenzione è una recisione per contenere il bestiame posta circa a metà del percorso ma facilmente superabile.

Il castello si presenta come un rudere: una sezione di muro infestata da vegetazione sul lato esposto a est e un altro muro coperto da muschio sul lato ovest, due aperture che potrebbero essere state finestre e nulla più.

Il castello, autonomo rispetto alle vicine fortificazioni di Forcella e di Preturo, partecipò nel XIII secolo alla fondazione dell’Aquila. Come compenso ricevette un locale nel quarto di San Pietro che divenne la chiesa di Santa Maria di Cascina nel 1280; poi soppressa nel 1795.

Di Cascina e del suo forte si hanno notizie certa già dal 1145, quando era parte del feudo di Tommaso, barone di Preturo, e doveva al suo signore tre soldati a cavallo ogni anno. Il castello fu abbandonato ben presto, mentre l’abitato di Cascina si spopolò nel XV per via dello sviluppo dell’Aquila.

Nel 1630 i ruderi furono acquistati dalla città per poi passare, con l’unità d’Italia, nel comune di Cagnano Amiterno.

Sebbene il cammino oggi proposto sia di un’estrema facilità, il paesaggio degli altopiani, racchiuso tra il Monte Calvo, il Giano, il Cavola e le montagne che separano il territorio aquilano da quello di Borbona, impressiona per genuinità e peculiarità: Cascina e le altre piane limitrofe rispecchiano profondamente l’immaginario dell’alta campagna appenninica.

Da non perdere, suggeriamo ancora, il periodo della mietitura. E a coronare la magia del paesaggio c’è il castello di Cascina: una delle “99 anime” che concorsero a creare la città dell’Aquila.