CASTIGLIONE MESSER RAIMONDO, SANTUARIO DI SAN DONATO E CASTELLO DI APPIGNANO TRA SACRO E PROFANO


CASTIGLIONE MESSER RAIMONDO – Ormai è chiaro, l’estate 2020 servirà a scoprire le ricchezze del territorio regionale, e ancora le meraviglie a noi più vicine, che non conoscevamo o la cui visita abbiamo sempre rimandato. Poiché, che l’Abruzzo sia affasciante tutto, non è solo una frase fatta per accompagnare le foto che pubblichiamo sui social.

Oggi, dunque, vi accompagniamo al Castrum Leonis, Castiglione Messer Raimondo (Teramo), nella Val Fino, tra oliveti e girasoli, tra Martiri e castelli, in quella che potrebbe essere la proposta per un fine settimana fuori dai soliti circuiti.

La visita del borgo non può che iniziare dal suo centro storico e, in particolare, dalla chiesa di San Donato Martire, elevata nel dicembre del 2019 a Santuario, dopo i lavori di restauro a seguito del terremoto.

Non una chiesa qualsiasi, San Donato ha l’imponenza del tempio, la fascinazione del sacro, il prestigio del luogo che ha l’onore di conservare, dal 1843, le spoglie del Santo nonché protettore dalle malattie della testa, possessione dal demonio un tempo, oggi epilessia.

Il miracolo, un tempo, si pagava in grano, tanto quanto il peso del malato, che infatti, prima del rito, doveva pesarsi su una bilancia sacra, vestirsi di abiti nuovi e infine coprirsi il capo con un panno.

Il Santuario è costruito in laterizio e strutturato su due piani, dal progetto del 1773, completato ai primi del ‘900, dell’ingegnere napoletano Francesco Giordano. L’interno a croce latina ha le pareti dipinte di rosa e le finiture dorate. Le spoglie del Martire sono conservate in una preziosa cappella laterale, realizzata nel 1893 dal Rosati e dal Martini, entrambi della scuola d’arte di Penne.

San Donato è venerato nei giorni 6 e 7 agosto, quando pellegrini giunti anche da fuori regione si riversano nelle vie del paese per la solenne processione e la festa patronale. Castiglione, allora, torna viva come in passato, quando, con la sua università, era uno dei centri più importanti della valle.

Imboccando uno dei vicoli dinanzi al Santuario ci si inoltra nel nucleo originario del paese dove si possono visitare le chiesette di S. Lucia e S. Antonio Abate, o il Municipio con i suoi soffitti affrescati, per scendere poi tra le case dell’antico quartiere Borgo di Luigi Savoia e vedere la chiesa di San Maria delle Grazie.

Ma stupendi sono soprattutto i numerosi vicoletti che, a lisca di pesce, discendono le dorsali di Castiglione, ognuno dei quali offre un punto di vista particolare, intimo del borgo e uno sguardo privilegiato verso le campagne circostanti.

Un altro luogo che merita certo visita è il Castrum Apignani, Appignano, frazione che dista pochi chilometri. Il borgo originale e il palazzo nobiliare Pensieri sono stati eretti sui resti del castello, di cui non rimane che la torre quadrata.

Il resto sono piccole case appoggiate le une alle altre, nella quali vivono anziane signore lietissime di offrirvi un caffè e un bocconotto, il tutto circondati da un panorama incredibile sul Gran Sasso.

E attenzione la merita anche la chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo, risalente al XII secolo, che conserva sugli altari le mirabili tele del pittore atriano Giuseppe Prepositi.

Vero fiore all’occhiello di Appignano è però il palazzo De Leone, di proprietà della fondazione De Victoriis Medori – De Leone, che tentò di rilanciare la struttura con un progetto di valorizzazione delle tipicità gastronomiche. “Una piccola Regia di Caserta”, dicono con una punta di orgoglio da queste parti, ed è assolutamente giustificato a percorrere i corridoi e ad addentrarsi nelle stanze, tutte affrescate.

Il palazzo, purtroppo, è stato danneggiato dal terremoto del 2009 e quelli più recenti hanno aggiunto danni anche alle parti finora restaurate; così la struttura oggi è chiusa al pubblico.

Ma non è stato sempre così. Pare infatti, ci racconta la signora Iolanda di 89 anni, che negli anni Settanta qui giungessero a trovare momenti di relax, allietati dalla semplicità di pasti genuini che venivano loro offerti, politici nazionali di alto rango, tra i quali, Iolanda è certa, anche un presidente del Consiglio dei ministri e fondatore della Democrazia Cristiana, Aldo Moro.

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