CECILIA PACE, GIOVANE PROMESSA DEL MIELE ABRUZZESE ALLA GUIDA DELL’AZIENDA APICOLTURA COLLE SALERA


PRATOLA PELIGNA – Inizia nel 1979 la bella storia dell’azienda Apicoltura Colle Salera di Pratola Peligna (L’Aquila). Una storia di qualità e passione, iniziata per caso, grazie al suo fondatore Walter Pace. Negli anni, l’azienda è diventata un punto di riferimento per il territorio per l’attenzione sempre crescente alla qualità del prodotto venduto.

Oggi la titolare di Apicoltura Colle Salera è Cecilia Pace, che due anni fa ha ottenuto il prestigioso riconoscimento di “Giovane promessa del miele abruzzese” al concorso “Miglior miele dei Parchi d’Abruzzo”. Cecilia manda avanti l’attività con l’aiuto del fratello Flavio e della sorella Prisca.

“Mio padre Walter aveva bisogno di pappa reale fresca da dare a mia sorella, che era piccola. Gli raccomandarono di acquistarla soltanto da apicoltori fidati, così pensò di prodursela da sé. All’epoca era ferroviere. Ha comprato gli sciami e da lì è iniziata una vera passione” racconta Cecilia a Virtù Quotidiane. “All’inizio era un ‘apicoltore della domenica’, come amava definirsi, produceva miele per hobby e, con mia madre, lo vendeva ai mercatini”.

Una prima svolta, per l’azienda, avviene intorno al Duemila, quando Walter decide di entrare nel mondo del biologico.

“Una scelta fatta per tutelare la garanzia del suo prodotto. A livello nazionale, è stato uno dei primi, un ‘pioniere’. Da lì, Apicoltura Colle Salera ha iniziato a crescere”.

Il 2017 è un anno fondamentale per l’azienda: “Mio padre aveva espresso la volontà di vendere soltanto miele all’ingrosso, ad altre aziende, togliendo la vendita al dettaglio. Io e mio fratello non siamo stati d’accordo e abbiamo deciso di far conoscere il nostro prodotto aprendoci all’e-commerce. Ci sembrava ingiusto che un miele apprezzatissimo, eccellente, fatto con fatica e passione, venisse ceduto ad altri. Abbiamo lavorato sul nostro sito, iniziato a pubblicizzare il nostro prodotto sui social”.

Un’intuizione che si è rivelata vincente. Cecilia, oggi, è la titolare dell’azienda, dopo il passaggio di consegne con papà Walter. Flavio si occupa dell’allevamento delle api, mentre Prisca “cura la parte relativa al lavoro di ufficio”.

Flavio cura “la selezione della genetica della regina, l’ape mellifera ligustica. Si tratta della specie italiana che si è andata perdendo negli anni a causa degli ibridi, i cosiddetti buckfast” e si occupa di tutto ciò che ha a che fare con l’allevamento delle api.

Cecilia è impegnata prevalentemente nella parte relativa alla produzione, alla smielatura, all’invasettamento e al commerciale.

I mieli prodotti da Apicoltura Colle Salera sono ottenuti con il metodo dell’apicoltura nomade, che offre importanti vantaggi.

“A differenza degli stanziali, che hanno postazioni fisse e producono miele in base alla stagione e alle fioriture e restano legati alla flora locale, chi fa apicoltura nomade può spostarsi” precisa Cecilia. “Noi spostiamo le api in base alle fioriture da cui vogliamo ottenere il miele. A marzo le abbiamo portate in Puglia per produrre il miele di ciliegio, per poi spostare gli apiari in Basilicata, ad aprile, per il miele di agrumi”.

Le fioriture dell’Altopiano delle Cinque Miglia consentono di produrre varietà di miele di altissima qualità: “Produciamo, ad esempio, il millefiori, il miele di stregonia e quello di santoreggia che, essendo prodotti sopra gli 800 chilometri di altezza, hanno il presidio slow food. Sono mieli piuttosto rari, che in Abruzzo si producono solo in determinati posti e rappresentano la biodiversità della regione. Fare apicoltura nomade significa tutelare la biodiversità. Il lavoro che fanno le api è davvero inestimabile”.

I mieli biologici dell’azienda di Pratola Peligna, conosciuti anche in ambito internazionale, e sono stati più volte premiati in prestigiosi concorsi di settore, sia in Italia che all’estero.

Particolarmente significativo il riconoscimento ottenuto da Cecilia Pace di giovane promessa del miele della regione: “Sono felice che si stia iniziando a valorizzare anche il lavoro della donna in questo settore. L’apicoltore è sempre stato visto come un lavoro da uomini e ci sono ancora persone che, a volte, ti guardano in modo strano. Sicuramente non riesco a fare tutti gli sforzi che fa mio fratello, ma mi piace avere un contatto diretto con le api: capiamo quando piangono, come stanno, se sono felici dal tipo di ronzio; capiamo se hanno trovato un buon nettare, del buon polline da come sbattono le ali. Se conosci la fatica che c’è dietro, a partire dall’insetto, sai valorizzare meglio il prodotto perché il miele è il finale di tutto”.

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