CENTO ANNI DI SANDRINO GALLUCCI, IL RICORDO DEL FIGLIO MARCELLO


L’AQUILA – Oggi avrebbe compiuto cento anni Sandro Gallucci, storico sindaco di Barisciano (L’Aquila), che ha lasciato un segno indelebile nel comprensorio. Virtù Quotidiane ospita il ricordo del figlio Marcello, docente all’Accademia di belle arti di Roma.

Cento anni di Sandrino

Cento anni. Un secolo. Quattro lustri. Un’infinità.

Oggi Alessandro Gallucci (Sandrino, come amava sentirsi chiamare – a dispetto della sua statura), avrebbe compiuto cento anni. Di questi, quasi la metà trascorsi come sindaco della sua amata Barisciano. Che ha lasciato troppo presto, a pochi giorni dal compiere 70 anni. Con ancora la voglia di aggrapparsi alla vita, con ancora la voglia di veder crescere e prosperare quella comunità cui aveva dedicato tutta la vita, come un amore esclusivo, assoluto, geloso, indissolubile. Inossidabile nel tempo.

Già, quando se ne è andato? In fondo, Sandrino se ne è andato quando la realtà ha contraddetto il suo sogno. Al volgere di un’idea politica che si rivelava illusoria. E i suoi sogni, concretissimi, lo hanno allora rapito.

Perché, nella strategia politica di “Sandrino” credo si possano rintracciare almeno due grandi, principali filoni. C’è l’uomo pratico, stratega profondo, che pianifica battaglie durissime e le affronta con la consapevolezza dei rischi che comportano. L’uomo che scommette sul presente per cambiarlo, per riscattarlo.

E riscattare il presente voleva dire portare la piccola realtà rurale di Barisciano verso mete progressive di benessere sociale, verso una forma organizzata e civile di armonizzazione dei rapporti. Lo sottolineano due momenti – tra i tanti – emblematici della sua strategia di amministratore, due costruzioni: l’asilo e la Casa di Riposo. Due esempi di civiltà, per accompagnare e tutelare che si avvicinava alla vita – e chi dalla vita stava per prendere congedo. L’idea di fondo che li muoveva entrambi, era che la comunità intera doveva mostrarsi sodale attorno a questi due momenti, perché in ogni nascita Barisciano cresceva, perché di ogni lutto Barisciano doveva salvare e tutelare la memoria.

Tra l’uno e l’altro avvenimento, il paese cresceva. E crescevano le sue strade, l’illuminazione pubblica, la pavimentazione, i servizi… E la politica diventava servizio, attenzione, cura.

Sandrino, però, ostinatamente circoscritto in Barisciano, non era “solo” Barisciano. La sua idea politica era cresciuta nel disegno del comprensorio Campo Imperatore–Piana di Navelli (un’anticipazione inventata, voluta e realizzata per garantire una soluzione avanzata ai problemi comuni di quell’estesa area a vocazione agro-pastorale), l’Azienda Silvo-Pastorale, appunto, da lui presieduta dalla fondazione, poi confluita nella Comunità Montana – i cui compiti erano stati per intero anticipati e disegnati dalla sua azione. Un piccolo capolavoro di attenzione al territorio, di cui ancora la ridefinizione delle aree di pascolo e gli interventi di sostegno alla pastorizia recano il segno.

E la convinta, costante azione verso la diffusione capillare dell’assistenza sanitaria, l’organizzazione della Cassa Mutua per i Coltivatori diretti, l’assistenza medica estesa alle fasce più deboli della popolazione, l’impegno per la nascente Asl (poi Usl), di cui fu presidente dell’assemblea… la dimensione assistenziale e previdenziale del Movimento Cristiano dei Lavoratori, da lui istituita… Una misura diversa della politica, rispetto ad oggi. Una politica che, dalla soluzione concreta ai problemi del quotidiano si apriva verso la pianificazione di un domani che fosse segno di coerenza civile e sociale.

Per questo, la seconda fase della “politica” personale di Sandrino, direi che aveva qualcosa del sogno. Sognava che tutto questo potesse confluire nel germe di una cultura nuova, attenta all’individuo come alla comunità, in grado di soddisfare le esigenze dei singoli nella loro dimensione sociale. Il riscatto e la ricostruzione del complesso monumentale di San Colombo, in totale degrado, ne costituisce forse il segno più avanzato. “Sandrino” sognava un centro culturale, un laboratorio, un luogo deputato alla costruzione di una cultura organica al territorio. E il “Museo della Civiltà Rurale” che intendeva realizzare nella splendida e centralissima Chiesa della Trinità, anch’essa in disperante degrado, per la quale cospirava di far restituire alla sua gente il capolavoro di Silvestro dell’Aquila oggi custodito nel Museo Nazionale d’Abruzzo: la Madonna con Bambino in trono. Intanto, però, l’attenzione per le fasce più giovani cresceva, e Barisciano apriva una biblioteca comunale e avviava i lavori per la costruzione dello stadio civico.

Per questo, il “secolo” di Sandrino porta ancora la traccia delle sue opere e del suo impegno. Secondo un ideale nato all’indomani della guerra, quello di una democrazia che fosse cristiana per vocazione e nascita, e che l’aveva portato ad occupare le posizioni più alte nel suo partito con l’orgoglio convinto di condividere una missione di civiltà. E che la lunga collaborazione con il più caro dei suoi referenti, l’on. Lorenzo Natali aveva consolidato negli anni.

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