CINGHIALI, ASSOCIAZIONE ACR: AMBIENTALISTI FINANZIATI, AGRICOLTORI NEANCHE INDENNIZZATI


L’AQUILA – “Le associazioni ambientaliste vengono finanziate, per indennizzare gli agricoltori che subiscono danni dalla fauna selvatica, cinghiali per primi, si applica invece il de minimis”.

Lo denuncia l’Associazione per la cultura rurale (Acr), che rappresenta agricoltori, allevatori, cercatori di funghi e tartufi e cacciatori, guidata in Abruzzo da Dino Rossi.

“Ci sono voluti 20 lunghi anni per svegliare la politica dalla prima imponente manifestazione organizzata dal Cospa Abruzzo con cinghiale dentro la bara sotto la sede del Parco nazionale del Gran Sasso. Erano tutti presenti i politici, anche Stefania Pezzopane, tutti increduli davanti a quello che rappresentavo in quel momento sulle dinamiche dei cinghiali”, ricorda in una nota.

“La politica nazionale se ne accorge solo adesso del problema cinghiale, dopo 20 lunghi anni solo perché sono arrivati nella sede della Farnesina affamati dopo aver ridotto gli agricoltori dell’Abruzzo interno e delle altre regioni sul lastrico, costretti a non seminare i campi”.

“I troppi animali – continua Rossi nella nota – non riescono a vivere con il fabbisogno agrosilvopastorale, quindi i cinghiali e gli orsi, essendo antagonisti alimentari, sono costretti a fare la spesa al supermercato!. Noi siamo seriamente preoccupati, forse ora inizia ad esserlo anche la politica, alzando il livello di attenzione grazie al fatto che i cinghiali potrebbero ibridarsi con i maiali che già si trovano a Roma e questo sarebbe un vero disastro ecologico”.

“Le città e i paesi montani sono invasi da lupi, orsi, cervi, caprioli, istrici e cinghiali”, rileva il portavoce dell’associazione Acr, “tutto questo si associa alla percentuale altissima delle aree protette in barba alla legge 157/92 che prevede che massimo il 30% del territorio possa essere sottoposto a vincoli. In Abruzzo, abbiamo raggiunto il 70%, il restante territorio è composto da agglomerati urbani e vie di comunicazione, facendo venire meno l’attività venatoria”.

“E non finisce qui! Nel cassetto della politica abruzzese è pronto un altro parco, il parco teatino che comprende tutta la costa già urbanizzata, in pratica faranno gli ambientalisti dei giardini pensili!”, aggiunge Dino Rossi, per il quale “ci vorranno altri 20 anni affinché la politica si renda conto del danno che sta arrecando al comparto agricolo e all’ambiente”.

“Sapete perché tutte queste aree protette? Semplicemente per attingere ai fondi comunitari e non per la salvaguardia di non si sa che cosa”, accusa Rossi. “Pensate che in Abruzzo, in provincia di Chieti abbiamo l’oasi delle farfalle! Come se le farfalle esistessero solo in quel luogo. In provincia di Pescara e precisamente nel comune di Penne dentro ‘l’oasi naturale su una lago artificiale’ stanno salvando anche i clandestini con un centro di accoglienza”.

“In pratica tutte queste oasi sono un pretesto per accedere ai finanziamenti pubblici, dove non esiste il de minimis come in agricoltura. Un vero danno all’erario, speriamo che la procura si attivi al più presto! Più si scava e più assomiglia ai pascoli di carta, dove tutti prendono i fondi comunitari meno che gli allevatori veri”.

“Gli abruzzesi hanno voltato pagina con l’ultima tornata elettorale dando il consenso al centro destra perché a livello nazionale l’indicazione è quella di dare più peso all’attività venatoria, mentre i politici di riferimento abruzzesi sembrano degli ambientalisti travestiti sotto le vesti di Lega e Fratelli di Italia. A breve”, conclude Rossi, “organizzeremo un convegno per portare alla luce tutto il marciume che si nasconde dietro la tutela dell’ambiente”.

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