CINGHIALI: COSPA DENUNCIA, “PIANO VENATORIO FERMO E GABBIE PERICOLOSE PER GLI AGRICOLTORI”


L’AQUILA – “Il piano faunistico venatorio è fermo e i cinghiali se la ridono”.

Così Dino Rossi, presidente dell’associazione di allevatori Cospa Abruzzo denuncia non solo l’invalidità del piano venatorio regionale, ancora fermo, ma anche la pericolosità cui sono sottoposti gli agricoltori che utilizzano le gabbie messe a disposizione del Parco del Gran Sasso e Monti della Laga per catturare i cinghiali, “strumenti ad alto rischio  per l’utente – accusa l’allevatore – e soprattutto ancora in corso di sperimentazione ma sulla pelle di chi li utilizza”.

“Il piano è costato la bellezza di 170mila euro e ancora non parte, rischiamo di ritrovarci i cinghiali sotto casa. Come sempre – accusa Rossi – la politica cerca di accontentare gli amici degli amici tralasciando la risoluzione concreta del problema. Nel nuovo piano, le zone vocate alla caccia risultano addirittura ridotte penalizzando così i cacciatori, gli unici a porre un vero rimedio al problema dei cinghiali”.

Il rappresentante del Cospa Abruzzo critica anche la legge 157/92 che disciplina l’attività venatoria: “È ormai obsoleta ma né il Governo né le regioni fanno nulla per cambiarla – dice – Una legge fortemente penalizzante per l’attività venatoria che si può svolgere solo dopo le ore nove e per soli tre giorni a settimana. Basterebbe modificare di poco la legge per ridurre i danni procurati dai cinghiali sempre più numerosi”.

L’allevatore solleva anche la questione riguardante i parchi nazionali che “si ostinano a mettere in funzione le gabbie, anzi trappole costruite con pressapochismo – denuncia Rossi – . Si tratta, in realtà, di attrezzature complesse con porte in movimento assicurate da cavi d’acciaio, costruite senza il rispetto delle norme di sicurezza vigenti per chi le adopera. Il Parco del Gran Sasso e Monti della Laga infatti, nell’affidare le gabbie a chi ne richiede l’utilizzo, attribuisce ogni responsabilità infortunistica a carico dell’agricoltore”.

Rossi denuncia anche le diverse problematiche segnalate e riscontrate in corso di utilizzo: “In pratica – chiosa – le gabbie le stanno sperimentando sulla pelle degli agricoltori e degli animali catturati”.