COCKTAIL BAR: DELIVERY SÌ DELIVERY NO, I CHIARIMENTI DELL’AGENZIA DELLE DOGANE


PESCARA – Il servizio di delivery può essere esteso anche ai cocktail bar? È il quesito che da alcune settimane aleggia nel mondo della mixology e dalla cui soluzione dipende il futuro di un settore investito a pieno dalla pandemia.

La risposta è sì. A darla è l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, interpellata da Confesercenti Pescara.

“In questo momento di crisi e di blocco delle attività – dice a Virtù Quotidiane il direttore di Confesercenti Pescara, Gianni Taucci – molti si sono posti i limiti del delivery. Con le richieste fatte al Suap (Sportello unico attività produttive) del Comune di Pescara e all’Agenzia delle dogane abbiamo tolto ogni dubbio. L’ordine di un cocktail a domicilio è considerato semplice spostamento di una comanda da una parte all’altra della città e non come realizzazione di un nuovo prodotto alcolico”.

Bar e ristoranti sono tra le categorie più colpite dai risvolti economici prodotti dal coronavirus. La fase 2 prevista sulla carta dal prossimo 3 maggio non sembra poter coinvolgere sin da subito queste due categorie di attività commerciali. La data paventata per un riavvio sembra essere quella del 18 maggio, ma probabilmente all’inizio potrebbe riguardare solo il servizio di asporto. Diventa quanto mai urgente per gli imprenditori trovare un modo per restare vicino ai propri clienti. Ecco allora che l’esplosione delle consegne a domicilio sembra segnare la strada del futuro, almeno per la ristorazione.

I cocktail bar devono fare un doppio sforzo. Il primo è di trovare metodi ed escamotage per riuscire a recapitare un prodotto che superi anche la fase di trasporto senza danneggiarne la qualità. Il secondo è di natura normativa e necessita di chiarimenti dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

Il cocktail è per definizione una miscela di diversi ingredienti alcolici, non alcolici e aromi. Come tale potrebbe essere considerato trasformazione in un prodotto alcolico completamente nuovo. Ed è qui che si innescano i dubbi.

Alcuni bartender ritengono che per un servizio di cocktail delivery, oltre alle consuete autorizzazioni in materia di sicurezza alimentare (Haccp) da parte della Asl e del Comune, sarebbe necessaria anche un’autorizzazione da parte dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli in quanto la creazione di un prodotto alcolico del tutto nuovo.

Per sciogliere i dubbi, Confesercenti, su sollecitazione di diversi bartender ha inviato richieste di chiarimento sia all’Agenzia delle dogane che al servizio Suap del Comune. In quella indirizzata all’Ufficio delle Dogane di Pescara si domanda se “la consegna di un cocktail, in confezioni chiuse onde evitare la fuoriuscita della bevanda durante il trasporto, rientra comunque nella attività di delivery, oppure viene valutata come attività di produzione di alcolici”.

La risposta giunta dall’ufficio libera il campo da ogni interpretazione. “L’attività di produzione di prodotti alcolici è effettuata in regime di deposito fiscale e nulla ha a che vedere con le attività di somministrazione che, sotto il profilo doganale, operano previo rilascio della sola licenza di esercizio di vendita di prodotti alcolici e con prodotti ad accisa assolta. Tutti gli esercizi autorizzati alla commercializzazione e somministrazione di cibi e bevande – scrivono dall’Agenzia – possono consegnare a domicilio tali prodotti, rispettando i requisiti igienico sanitari, sia per il confezionamento che per il trasporto e organizzando l’attività di consegna a domicilio di modo che non ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro”.

In altre parole, ottenute le autorizzazioni in materia sanitaria e nel rispetto delle misure di distanziamento e di sicurezza da coronavirus, anche i cocktail bar possono consegnare a domicilio.

A dare altre indicazioni è l’ufficio Suap di Pescara che ricorda la necessità dell’esercizio commerciale di aggiornare il piano di autocontrollo Haccp, indicando il servizio che verrà effettuato, la lista dei mezzi utilizzati e le specifiche condizioni di pulizia ed igiene o se la consegna dovesse essere affidata a ditte esterne.

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