COMMISSARIATO IL COMUNE DI CALASCIO MA LE DIMISSIONI DEL SINDACO SONO UN GIALLO


CALASCIO – Il Comune di Calascio è stato commissariato dal prefetto dell’Aquila, Cinzia Torraco, dopo le dimissioni di sei consiglieri comunali, compreso il sindaco Ludovico Marinacci, su undici, che si sono peraltro aggiunti ai due che si erano dimessi a marzo e non erano stati rimpiazzati per mancanza di ulteriori candidati non eletti.

Si tratta di un autentico terremoto politico che arriva a tre mesi dalle nuove elezioni e che ha destato non poche sorprese in paese ma non solo.

La prefettura, con una nota, ha liquidato il commissariamento come fisiologico dopo essersi “verificata l’ipotesi prevista dagli artt. 38 e 141 del D.Lgs. n.267/2000” per la quale il prefetto “per motivi di grave e urgente necessità, ha avviato le procedure di scioglimento del Consiglio comunale, disponendone intanto la sospensione e provvedendo alla nomina del viceprefetto aggiunto dott. Federico Izzi“.

Eppure in molti sono convinti che ci sarebbe di più dietro alle dimissioni del sindaco, “latitante” da tempo tanto da essere bersaglio di aspre critiche anche da parte degli operatori turistici, compresa la neonata cooperativa di comunità che si ritrova con la stagione estiva nel vivo a non poter riattivare il servizio navetta per collegare il paese all’antico castello per la mancata sottoscrizione della convenzione con il Comune.

Di certo i silenzi, sia degli amministratori che della Prefettura che non chiarisce fino in fondo quanto accaduto, contribuiscono ad alimentare i sospetti e a infittire quello che, così come appare, sembra un autentico giallo. L’insofferenza nei confronti del sindaco e la sua impopolarità sono cresciute nel corso degli anni e anche i giovani del paese, che cinque anni fa avevano scommesso sul cambiamento, hanno man mano cambiato opinione.

Ieri mattina l’arrivo in Comune del commissario accompagnato dai carabinieri ha fatto diffondere la notizia di una possibile indagine a carico del primo cittadino, che tuttavia non ha trovato almeno fino ad ora alcun riscontro. Di certo, complice il fatto che tra tre mesi si sarebbe comunque tornati al voto, sembra esclusa la causa “politica” delle dimissioni.

Almeno due “patate bollenti” aleggiano sui comuni del comprensorio, e non solo Calascio: la prima è l’ormai tristemente nota mafia dei pascoli, fenomeno che vedrebbe grandi aziende di fuori regione occupare vaste aree di terreni con il solo scopo di accedere ai fondi europei, pur senza garantire l’effettiva attività di pascolo degli animali; la seconda è il caso della compravendita di terreni all’insaputa dei proprietari.

Due vicende entrambe inquietanti sulle quali non si è mai fatta adeguatamente luce e chissà se possano entrarci qualcosa con questa brusca fine dell’amministrazione calascina. (m.sig.)

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