DOPO CINQUANT’ANNI RIPRISTINATA LA CROCE DI COLLE MACCHIONE


L’AQUILA – Quasi completamente abrasa dalla ruggine e soffocata dalla vegetazione, dopo 50 anni la croce di Colle Macchione a Coppito (L’Aquila) è tornata ad essere finalmente visibile e ammirabile in tutta la sua bellezza.

Eretta nell’aprile del 1971 su un piccolo rilievo roccioso sulla strada che conduce alla chiesa della Madonna delle Grazie, la croce è un tipico esempio di arte devozionale agreste: essenziale e semplice nella forma, essa ha come unica decorazione un girale di foglie sbalzate e, sulla parte superiore, la corona di spine della Passione.

L’intervento di restauro ha rimosso dalla superficie metallica strati sedimentati di ruggine e placche di muschi e, successivamente, ha previsto la riverniciatura con una speciale tinta protettiva per una migliore tutela del piccolo monumento dalle intemperie.

Il ripristino della croce non ha interessato soltanto l’opera, ma anche l’area circostante opportunamente riqualificata e ripulita da erbacce e rovi, che ne rendevano impossibile la fruizione.

Protagonisti del restauro sono stati i giovani dell’Associazione no profit “Il coraggio di un sorriso”, guidati dal presidente Andrea Piccirilli, e gli alpini del Gruppo di Coppito, diretti da Berardino Di Cesare capogruppo della sezione locale.

“È stato molto importante per noi – afferma il presidente Andrea Piccirilli in una nota – ridare luce a una croce così bella e immersa nel cuore verde di Colle Macchione, un posto tanto caro a noi coppitani, un luogo denso di ricordi di infanzia, che merita valorizzazione e rispetto. Durante i lavori di restauro siamo intervenuti sulla croce eliminandone i segni degli agenti atmosferici, verniciandone la superficie e, successivamente, ripristinando perfino la straordinaria lucentezza della pietra di base. Questo è il primo passo di un progetto di valorizzazione dell’intera area di Colle Macchione”.

Al ripristino della croce erano presenti anche monsignor Giuseppe Gianiorio, parroco di Coppito, e il viceparroco don Luca Capannolo.

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