ENZO MEZZINI, L’ACCOMPAGNATORE CHE SCOPRÌ IL DITTAMO A POGGIO PICENZE: “LA SALVAGUARDIA DELLA NATURA PER VALORIZZARE I NOSTRI LUOGHI”


POGGIO PICENZE – “Tutto l’Abruzzo, e in particolare la sua montagna, conta la presenza di un numero altissimo di specie vegetali, molte delle quali endemiche. Soprattutto a ridosso dell’inizio della stagione estiva, è possibile incontrarne diverse anche nella zona della Valle del Campanaro che, vista anche la varietà di vegetazione tipica di cui è caratterizzata, ha tutte le potenzialità per essere ricompresa all’interno dei confini del Parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, con evidenti vantaggi dal punto di vista del marketing turistico e non solo”.

A parlare è Enzo Mezzini, accompagnatore di media montagna di Poggio Picenze (L’Aquila) che nella Valle del Campanaro, l’oasi naturalistica che si dispiega per un centinaio di ettari a ridosso del centro abitato, nel 1998 ha scoperto il “Dictamus Albus”, specie vegetale molto rara sull’Appennino e, in generale, in tutta L’Europa del sud.

Da sempre appassionato di flora spontanea, Mezzini racconta a Virtù Quotidiane di essersi accorto della sua presenza “quasi per caso”.

“Ho sempre avuto la passione per la flora spontanea, e andando per sentieri l’occhio è costantemente attratto ad osservare le varie specie che si incontrano – dice -. Cosi, quando nel 1998 vidi quel fiore così vistoso ma così insolito, cercai di dargli un nome e scoprii che si trattava del dittamo, specie protetta da un’apposita legge regionale. Lo fotografai e queste foto, tramite una serie di passaggi di mano, finirono sui tavoli di qualche ufficio del Parco Nazionale, senza che nessuno ne conoscesse l’autore e il posto. Molti anni dopo aprii un b&b a casa mia e volli intitolare una delle camere proprio al Dittamo, che in tutti quegli anni avevo continuato a visitare per verificarne la consistenza e la eventuale espansione”.

Ma che cos’è, di preciso, il dittamo? La letteratura italiana e internazionale è ricca di riferimenti alle sue proprietà. Ne parlano ad esempio Umberto Eco, ne Il nome della rosa e Giovanni Pascoli, nella raccolta Myricae. Molti se ne ritrovano anche nell’Eneide o nell’Orlando Furioso, mentre in età moderna, la pianta viene menzionata nel Giornalino di Gian Burrasca quando il giovane protagonista, nascosto sotto la finestra in giardino, prepara uno scherzo alla zia Bettina. Ultima, ma non per importanza, è la saga di Harry Potter, dove il dittamo viene descritto come un arbusto miracoloso, utilizzato per estrarre un’essenza in grado di guarire le bruciature e cicatrizzare rapidamente le ferite.

Ad oggi, inoltre, si tratta di una pianta in via di estinzione, il che rende a tutti gli effetti Poggio Picenze un luogo unico nel suo genere, sia dal punto di vista naturalistico che da quello prettamente legato alle potenzialità del turismo locale.

“La popolazione di dittamo nella Valle del Campanaro rappresenta l’unica stazione di crescita conosciuta di tutto il territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga – aggiunge infatti Mezzini -.  Si tratta quindi di una risorsa da valorizzare ma anche da preservare e proteggere, soprattutto a fronte, ultimi anni, del crescendo di interesse per il trekking e per la mountain bike nelle nostre zone. Qest’ultimo, in particolare, è un’attività sportive bellissime ma che, se praticate senza la necessaria regolamentazione, rischia di provocare seri danni. A mio avviso, si potrebbe quindi pensare di istituire nella Valle del Campanaro un’area naturale regolamentata, con un percorso didattico-naturalistico che accompagni i turisti a conoscere il dittamo, ma anche le altre specie che si incontrano nel bosco. Disponiamo anche di due rifugi che potrebbero essere valorizzati in funzione di queste attività. Penso poi a programmi di educazione ambientale per le scuole, che troverebbero qui il contesto ideale per il loro svolgimento. Inoltre l’amministrazione comunale ha la disponibilità di una casa cantoniera posta proprio in prossimità di uno degli accessi naturali alla Valle del Campanaro e che potrebbe essere eventualmente utilizzata come centro visita”.

Proprio al fine di valorizzare le eccezionalità della Valle del Campanaro, istituzioni comunali, Protezione civile locale, Corpo forestale e Parco si sono in ogni caso già occupati in passato di organizzare passeggiate alla scoperta delle piante selvatiche più suggestive dell’Appennino abruzzese e, tra queste, il dittamo ne è sempre stato il protagonista indiscusso. Passeggiate interrotte solo a causa della pandemia ma che, nel tempo, hanno riscosso discreto successo tra gli appassionati e gli amanti della montagna.

“La prima escursione organizzata risale al 2014 e fu messa a punto insieme al Parco Nazionale Gran Sasso Monti della Laga nell’ambito della rassegna ‘Parco in fiore’ – prosegue l’accompagnatore di media montagna di Poggio Picenze -. L’iniziativa attirò molto interesse e contò la presenza numerosa sia dei cittadini di Poggio Picenze, che di molte persone venute da fuori. Questo a conferma dell’importanza del coinvolgimento della popolazione e, in particolare dei giovani, nella conoscenza delle peculiarità del proprio territorio, in modo da sensibilizzare tutti sul delicato equilibrio del nostro patrimonio naturalistico, che va sia valorizzato che costantemente preservato, con evidenti vantaggi anche per le attività ricettive e i professionisti del turismo che operano localmente”.

Secondo lo stesso Mezzini, infatti, dal 1993, quando cioè in Abruzzo in base alla Legge n. 6 del 2 gennaio 1989 è stata istituita la figura di accompagnatore di media montagna, “questa purtroppo non è ancora riuscita a esprimere tutto il suo potenziale di volano per i territori montani”.

“Per il turismo invernale le amministrazioni locali hanno sempre riservato molte attenzioni e favorito in tutti i modi che si sviluppasse, spesso anche contro il buonsenso o la reale capacità gestionale: penso agli impianti mai o poco utilizzati del Gran Sasso, della Majella e in generale di tutta la montagna abruzzese – precisa -. Invece da troppi anni si sente parlare, purtroppo senza il seguito di iniziative concrete, della necessità di valorizzare la montagna in estate, che al contrario del turismo invernale che porta pochi se non nessun beneficio ai piccoli borghi di montagna, potrebbe davvero rappresentare una grande occasione per rivitalizzare il tessuto sociale dei nostri paesi, ma soprattutto la loro economia: l’ospitalità, la produzione e vendita di prodotti locali, i servizi al turismo sarebbero occasioni di vero sviluppo di qualità”.

“Anche i Parchi Nazionali secondo me non hanno saputo collaborare e interagire efficacemente con la nostra figura professionale, spesso a causa di atteggiamenti troppo autoreferenziali e con una difficoltà a rapportarsi con le realtà del territorio in generale – dice ancora – . Io credo che soprattutto manchi ancora la piena consapevolezza di quanto sia importante il patrimonio di natura e territorio di cui dispongono e che per fortuna è ancora il larga parte integro. Soprattutto di come questo rappresenti davvero l’unica possibilità di sopravvivenza dei nostri paesi, che altrimenti sembrano avviati ad un inesorabile destino di impoverimento e abbandono. Questo vale anche per coloro che oggi fanno ospitalità, che dovrebbero essere i primi conoscitori e custodi dei territori dai quali, non dimentichiamolo, provengono tutte quelle eccellenze gastronomiche in larga parte motivo del successo turistico. Certamente in tutto questo un ruolo molto importante lo potrebbero avere gli accompagnatori, ma è necessaria una sinergia tra le varie parti: professionisti della montagna, amministratori locali, allevatori e agricoltori, operatori dell’ospitalità. Sporadicamente ci sono degli esempi di buona volontà, ma sono rari e frutto della sensibilità dei singoli, e non il frutto di una seria programmazione”.

E lo stesso slogan che vede l’Abruzzo come la “regione verde d’Europa”, secondo Mezzini, “appartiene ad una stagione politica molto lontana”.

“Parliamo di dinamiche ormai alla metà degli anni ‘90, quando c’era molta energia positiva in termini di coscienza ambientale e che sembrava in grado di determinare profondi e positivi cambiamenti in questo senso – spiega -. In quegli anni vennero istituiti due nuovi parchi nazionali e anche il Parco Regionale Sirente Velino, dopo anni di vani tentativi, nel 1992 vede finalmente insediato il Consiglio di amministrazione e nel 1994 approvata la pianta organica. Sembrava davvero che l’Abruzzo avesse iniziato un percorso meritorio che l’avrebbe portato a rappresentare l’avanguardia europea in fatto di nuova economia, turismo dolce e rispetto per l’ambiente. Purtroppo non è andata esattamente così e siamo ancora a distanza di 30 anni ad auspicare che questo futuro si concretizzi”.

Nonostante tutto, però, Enzo Mezzini non si è mai fermato. Recentemente, racconta, ha infatti collaborato con l’associazione locale ‘Frequenze’ che si è occupata di promuovere un calendario di escursioni, ottenendo una buona partecipazione.

“Il Collegio Nazionale delle Guide Alpine – chiosa – ha poi prontamente messo a punto e divulgato tramite incontri su piattaforma Zoom un protocollo per la gestione e l’accompagnamento dei gruppi che ha consentito già durante l’estate del 2020 di effettuare ugualmente in sicurezza le attività in ambiente”.

Quasi pronto, infine, il calendario delle uscite  in vista dei prossimi mesi estivi.

“Saranno escursioni classiche che si svolgeranno sul Gran Sasso, ma anche passeggiate tra i borghi, oltre a incontri sulla sicurezza in montagna, perché una delle cose più importanti della professione dell’accompagnatore è quella di garantire le escursioni in sicurezza – conclude Mezzini -. Pertanto ci saranno degli incontri per parlare di cartografia e orientamento, di materiali e in generale di tutte quelle nozioni importanti per poter meglio godere in sicurezza una escursione. Inoltre si terranno anche delle lezioni base per apprendere la tecnica del Nordik Walking”.

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