EREMO DELLA MADONNA DEL ROMITORIO, UN LUOGO DI CULTO AFFASCINANTE E CURATO COME POCHI


SAN VINCENZO VALLE ROVETO – Spesso ciò che fa la fortuna dei luoghi sacri e degli eremi è la posizione austera, il tortuoso percorso che bisogna compiere per raggiungerli, la meraviglia del sincretismo tra gli elementi naturali e architettonici, ma non sempre.

In alcuni casi, fortunati e meritevoli casi, è la cura l’elemento speciale che può e che deve richiamare la nostra attenzione, come nell’eremo della Madonna del Romitorio di San Vincenzo Valle Roveto (L’Aquila), dove la splendida cornice naturale si abbina alla pace e alla premura con cui questo luogo è custodito.

Siamo nella Valle Roveto, a San Vincenzo Vecchio, immersi tra olivi che si affacciano davanti ai Monti Ernici. Dal paese si sale verso le ultime case sulla sua cima e da lì non si impiegano più di venti minuti per raggiungere l’eremo, attraverso una carrareccia che è percorribile persino in auto.

Eppure, giunti davanti al romitorio, straordinario è il silenzio e nulla ha da invidiare ad altri eremi l’aria di sacralità che si respira. Come varcate le soglie di una nuova dimensione, il fascino prende il sopravvento, la bellezza ci parla dei secoli e l’ordine e la pulizia ci raccontano dell’amore contemporaneo di cui gode questo posto.

Il complesso è composto da una chiesa rupestre e da un edificio adiacente forse destinato a ospitare la vita degli eremiti. Non abbiamo notizie sulla sua fondazione che si desume molto antica, ma la prima notizia storica risale a un documento del 1598.

La chiesa, a cui si accede attraverso il porticato, è di modeste dimensioni. All’interno, sopra l’altare, conserva un antico affresco della Vergine che accoglie sulle ginocchia il Cristo deposto dalla croce. Poi, davanti la pietra nuda non vi sono che poche panchine e semplici arrendi cerimoniali.

Strano a dirsi, ma quel che più ci sorprende sono i secchi delle immondizie, le ringhiere e i corrimano in legno perfettamente pittati, i muri a secco impeccabili, le aiuole e i vasi fioriti, la pulizia del cortile, l’amore, insomma, con cui è tenuto questo romitorio. Come fosse vissuto ancor oggi. E l’impressione che si ha è che dalle finestre nuove e smaltate si possa affacciare da un momento all’altro un giovane eremita sorridente.

Un effetto straniante, se pensiamo allo stato di tanti altri eremi sparsi per l’Abruzzo, ma che in fondo rincuora, consola persino. E dà speranza, quella che si possa diffondere questo livello di cura anche altrove, come un contagio, un contagio benevolo, spirituale quanto turistico.

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