FILETTO E LA CHIESA DEI SANTI CRISANTE E DARIA: UN ESEMPIO D’AMORE E CURA DEL TERRITORIO


L’AQUILA – La gestione e la promozione del territorio per una frazione marginale rispetto al comune di appartenenza è più complessa. I fondi a disposizione sono limitati e spesso l’amministrazione delle risorse, economiche o naturali, può fare affidamento quasi esclusivamente sulle associazioni e l’iniziativa personale.

A volte, però, proprio nelle difficoltà riescono a germinare realtà che, nel loro piccolo, sanno dare impulso a nuovi progetti, nuove speranze: è il caso di Filetto e della sua associazione di volontariato Felecta.

Tra le attività proposte in questi anni dall’associazione c’è la valorizzazione dei sentieri e oggi siamo andati alla scoperta di quello che porta alla chiesa montana dei Santi Crisante e Daria.

Dalla famosa trattoria Marcocci si discende in pochi minuti una ripida stradina che porta alla Fonte Vecchia, un fontanile di prossima ristrutturazione.

Da qui si segue una carrareccia fino all’inizio del sentiero Cai n. 271, non segnato ma ben evidente, che risale la costa a nord del centro abitato e che porta al Monte Ròfano (1.479 m).

Quasi subito è possibile scorgere i ruderi della chiesa vecchia di Filetto e del suo belvedere, mentre, dopo 20-25 minuti, si incontra già la prima sorpresa di giornata: le grotte di San Crisante.

Eravamo a conoscenza della presenza di queste grotte, non sapevamo che fossero un vero e proprio insediamento rupestre costituito da decine e decine di ricoveri di varia grandezza e struttura, forse persino organizzati secondo una logica gerarchica.

Abitate probabilmente fino alla nascita del primo nucleo di Filetto, attorno al XII secolo, sono giunte a noi così ben conservate perché nei secoli hanno continuato a essere utilizzate come stalle per il bestiame. Le grotte di San Crisante, non c’è dubbio, sono un luogo incredibile e meriterebbero uno studio approfondito.

Risalendo ancora il sentiero, piegando ora verso est, in circa 20 minuti si giunge alla nostra meta, la chiesa dei Santi Crisante e Daria. Il santuario fu costruito nel XI secolo, a 1.202 metri di quota. È composto da un’unica navata e un abside. Su tre dei quattro lati non ha finestre ma piccolissime fessure e, oltre al portale d’accesso, c’è solo una porticina laterale.

I volontari di Felecta ci aprono i portoni ed è all’interno il vero tesoro della chiesa: un piccolo altare in pietra con l’effige di un agnello e soprattutto gli affreschi del XII secolo, tra i più antichi d’Abruzzo, che, se studiati, potrebbero essere di grande interesse per gli storici della pittura sacra.

Santi Crisante e Daria è un gioiello e certo meriterebbe una considerazione maggiore da parte delle istituzioni, sia per favorirne conservazione sia per un impiego turistico.

Lasciamo la chiesa e proseguiamo il cammino. In appena 10 minuti giungiamo alla Fonte Cisterna, dove si abbandona la traccia del Cai e si seguono le indicazione giallonere (i colori scelti da Felecta) verso Caselle – Ripuso, per compiere l’anello che ci riporterà in paese.

Non si può non notare il grande lavoro fatto sul sentiero: un rustico corrimano ci accompagna per un lungo tratto di quella che, ci dicono, essere stata l’antica via degli olialari, i venditori di olio che venivano in zona da Ofena.

Altri 25 minuti e arriviamo a un bivio che segnala la discesa verso Fonte Bella e Filetto. Qui segnaliamo essere necessario un pizzico di attenzione per trovare l’inizio del sentiero nel bosco.

Dopo il tratto di bosco si raggiunge una sterrata che in breve ci porta all’abbeveratoio di Fonte Bella e da dove si risale verso il centro abitato (circa 40-45 minuti).

A nostro parere l’aspetto più interessante del percorso di oggi è la ricchezza, ricchezza declinata in due aspetti strettamente connessi: quella del territorio montano, caratterizzato da gemme di bellezza incastonate nella storia ma troppo spesso ignorate, come Santi Crisante e Daria, e quella dell’amore tenace e della cura gentile di chi vive questi luoghi incantevoli, anche se marginali.

Il rilancio della montagna, di cui tanto si discute in questi anni, non può non tenere nella giusta considerazione questa ricchezza, la cui semplice riscoperta sarebbe già di per sé il più intelligente investimento possibile.