GLI IMBRATTATORI D’ABRUZZO NELLA NOTTE DEI TEMPI


SULMONA – La notte delle zucche è passata, ma non il suo strascico di polemiche e prese di posizione che ogni anno si porta dietro.

Controversie in grado di dividere le persone in favorevoli e contrari all’evento senza possibilità di comprensione.

Al pari delle tifoserie c’è chi rimane convinto che Halloween sia una festa di importazione americana, chi l’associa nientemeno che al compleanno del diavolo, quindi da non celebrare assolutamente e chi, al contrario, lo festeggia magari intagliando una zucca con fare da grande artista.

Bene, in tutto questo c’è di mezzo la storia che crediamo sia il caso di tirare in ballo.

L’esempio è quello fornito dall’illustre antropologo e storico italiano Antonio De Nino, nato a Pratola Peligna (L’Aquila) nel 1833 che nel suo libro Usi Abruzzesi volume 1 nel capitolo XLIII pubblicato nel 1879 descriveva quello che succedeva in Valle Peligna, “La Notte della Vigilia della Commemorazione Dei Morti”.

Lo riportiamo in forma integrale anche perché il breve testo è scritto in modo veramente piacevole da leggere.

“I giovanotti di Sulmona e anche i ragazzi, più dispettosamente tenaci delle costumanze patrie, trascorsa che sia gran parte della notte, si mettono in giro con pallottole di calce fresca o con secchio di calce stemperata e con pennello, e scarabocchiano di bianco tutte le porte di casa dove passano; e quei scarabocchi battezzano con teschi e scheletri. Forse la costumanza ricorderà la morte del sole ma la ragione del simbolo oggi non si raccapezza. Quello che è certo è che la calce non manca di causticare la vernice delle porte e penetrare anche nei pori del legno; onde poi rende difficilissima la scancellatura del bianco. Ecco dunque costretto il Municipio o a veder perpetuata la sconcia pittura o a obbligare in qualche modo i proprietari alla rinnovazione della vernice nelle porte. Dunque, o vilipendio dell’onorato pubblico o lesione dei privati interessi. Per fortuna l’uso viene scomparendo mercé la raddoppiata sicurezza dei carabinieri e delle guardie municipali…Più importuno ma meno dannoso è l’uso dei monelli chietini, nella stessa ricorrenza. Essi si limitano a picchiare e ripicchiare tutti i portoni. Recano anche in giro delle zucche vuote con fori che vi rappresentano occhi, naso e bocca di un teschio e con un lumicino dentro. Pongono questi arnesi anche sulle finestre. Ma meno male!”.

Insomma, per De Nino era meglio una zucca appesa alla finestra che non gli imbrattatori di teschi alle porte. Credo non gli si possa dare torto. (fed.cif.)