GREEN PASS, L’ESPERTO: ECCO LE RESPONSABILITÀ DEI RISTORATORI


ROMA – Come noto il decreto-legge 30 dicembre 2021 n. 229 prevede, dal 10 gennaio 2022 al 31 marzo 2022, data ad oggi fissata per la fine dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-19, l’obbligatorietà del certificato verde rafforzato per l’accesso, tra gli altri, ad alberghi, strutture recettive, servizi di ristorazione prestati all’interno degli stessi anche se riservati ai clienti alloggiati; sagre, fiere, convegni e congressi; servizi di bar e ristorazione, al bancone e al tavolo, anche all’aperto.

In relazione a tale provvedimento – rileva Alessandro Klun, autore di diversi testi sul diritto della ristorazione, e che durante il lockdown ha pubblicato No show e recesso dalla prenotazione ristorativa –  è intervenuto, sotto il duplice profilo dei controlli e delle sanzioni applicabili, il Ministero dell’Interno che, tramite circolare n. 358 del 04 gennaio 2022, ha ribadito in relazione a tali nuove misure, l’applicazione delle disposizioni di cui all’art. 4 del decreto-legge n. 19/2020 convertito in legge 35/2020.

Pertanto, ribadito che i titolari o gestori di tali attività “sono tenuti a verificare che l’accesso ai medesimi avvenga nel rispetto delle misure ivi previste, continuando a rappresentare, quindi, il primo presidio di controllo” il gabinetto del Ministro ha stabilito che nelle ipotesi di mancata osservanza di tali misure o esecuzione dei controlli è prevista, salvo che il fatto costituisca reato, una sanzione amministrativa corrispondente al pagamento di una somma compresa tra 400 e 1.000 euro fino all’applicazione, nelle ipotesi di prosecuzione o recidiva della violazione, della sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da un minimo di 5 a un massimo di 30 giorni.

La stessa circolare richiama poi quella precedente del 10 agosto 2021 emessa in relazione all’art. 13 del decreto-legge 23 luglio 2021, n. 105, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 23 luglio 2021, n. 175 (convertito, con modifiche, in legge 16 settembre 2021, n. 126) che ha legittimato al controllo sul possesso e sulla validità della certificazione verde i pubblici ufficiali e i “ soggetti titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi per l’accesso ai quali è prescritto il possesso di certificazione verde Covid-19, nonché i loro delegati” , stabilendo altresì che i possessori del Green Pass sonotenuti a mostrare il documento di identità “a richiesta dei verificatori”.

Su quest’ultimo punto – dice Klun – la circolare di agosto 2021 ha chiarito che i titolari o delegati di attività, anche del settore somministrazione alimentare, non sono tenuti a chiedere e a controllare un documento d’identità del cliente per verificare la corrispondenza con la certificazione verde esibita se non nei casi di abuso e di elusione delle disposizioni, come, ad esempio, “quando appaia manifesta l’incongruenza con i dati anagrafici contenuti nella certificazione”.

Così ricostruito Il quadro normativo, viene segnalato dai media che le nuove verifiche sul possesso e sulla validità del certificato verde rafforzato da parte dei clienti paiono aver suscitato alcuni malumori tra gli operatori di settore sotto il profilo della gestione del personale, in alcuni casi già decimato dalla positività al virus e dalla quarantena, onerato anche di tali verifiche.

Tuttavia, resta prevalente la consapevolezza che, nonostante le difficoltà ad applicare le nuove disposizioni, prioritaria rimane comunque l’apertura dei locali e il lavoro in sicurezza.

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