IL MISTERO E LA LEGGENDA DELLE MURA CICLOPICHE DEL MONTE PALLANO


TORNARECCIO – Alle volte non serve scomodare le piramidi egizie o i cromlech come Stonehenge per provare la fascinazione del mistero, scoprire storie leggendarie e per porsi la solita, fatidica domanda: chi l’avrà mai costruito e a quale scopo? Basterebbe soltanto visitare alcuni siti archeologici nostrani, presenti anche in Abruzzo, per rimanere meravigliati, e un po’ storditi, dalla complessità di tali antiche architetture, come è il caso delle mura megalitiche o ciclopiche costruite dalle popolazioni italiche.

Se ne trovano esempi in ogni regione del Centro e del Sud Italia e hanno una datazione compresa tra il VII e II secolo a.C. In Abruzzo si contano una dozzina di siti ma le più famose sono quelle di cui vi parleremo oggi: la mura megalitiche del Monte Pallano.

Cosa sono, quindi, le mura ciclopiche?

“L’opera megalitica è composta da grandi blocchi lapidei, in parte lavorati, posti a secco, senza l’uso di leganti”. (1) Si trovano in zone dalla conformazione calcarea e sono posizionate in genere su terrazzamenti vicini a fossi o terreni scoscesi.

Sono dette anche mura ciclopiche poiché era convinzione dei classici greci, come Plinio e Aristotele, che fossero stare costruite dai mitici ciclopi, gli unici esseri tanto forti da poter spostare massi così grandi. Gli esempi più famosi al mondo si trovano ad Argo, Micene e Tirinto e sono attribuite ai pelasgi, le popolazione preelleniche che abitavano la Grecia.

Tornando a noi, le mura megalitiche di Pallanum si trovano sull’altopiano del Monte Pallano, tra i comuni di Bomba e Tornareccio. La presenza dell’uomo nella zona è stata documentata sin dalla preistoria, ma la possente muraglia ha una datazione valutata tra il V e IV sec. a.C. e fu costruita da tribù sannitiche.

Il circuito murario in origine si estendeva probabilmente per 4 km, ma oggi, non senza impatto emotivo e un certo grado di soggezione, è possibile ammirarne soltanto 165 metri di lunghezza per 5 d’altezza e 4-4,50 di spessore. Sono presenti, inoltre, due accessi sormontati da grandi architravi in un unico blocco, Porta del Monte e Porta del Piano, ma a sorprendere maggiormente è senza dubbio l’incastro irregolare dei massi e la stupefacente tecnica costruttiva.

Si pensa che lo scopo delle mura ciclopiche sia sostanzialmente difensivo, ma per quanto riguarda il sito di Monte Pallano un’altra ipotesi si è fatta strada di recente tra gli studiosi. Da un manoscritto del 1894, conservato negli archivi della chiesa di San Leucio ad Atessa, parrebbe che le mura fossero dotate di altri cinque strati di blocchi sovrapposti e questo indurrebbe a pensare che la struttura fosse stata invece eretta come elemento di prestigio e di potere, volto a incutere nel viandante come nell’invasore timore e rispetto.

Oltre alle mura, segnaliamo la presenza di un insediamento ellenistico-romano, la città di Pallanum, appunto, distante solo un paio di chilometri. È composto da un complesso di costruzioni che si sviluppano attorno a una piazza centrale, nei cui scavi sono stati rinvenuti manufatti in ferro e terracotta e varie monete d’età romana.

Dopo essere stato abbandonato, nei secoli l’area ha iniziato a suscitare nell’immaginario collettivo storie e leggende. Una di queste vuole che le mura megalitiche fossero state costruite da pastori giganti che le usavano come recinto per il pascolo. Questi pastori, con le loro grandi falcate, ogni giorno riuscivano a portare le loro greggi in Puglia e a tornare poi, ogni sera, sul Monte Pallano. Accumularono così talmente tante ricchezze da doverle nascondere in una grotte che era sorvegliata addirittura dal diavolo in persona. Del tesoro, però, nessuno e mai riuscito a trovare traccia.

Chissà se questo immane tesoro non sia in attesa della vostra ricerca.

(1) Giuseppe Curio, La Murata del Diavolo. Mura ciclopiche nel tenimento di Arischia, 2017.

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