IL SACRARIO DELLA BRIGATA MAIELLA, IL MONUMENTO CHE CELEBRA LA NOSTRA LIBERTÀ


TARANTA PELIGNA – Brisighella, provincia di Ravenna, era il 15 luglio del 1945 quando si tenne la cerimonia ufficiale di scioglimento della Brigata Maiella. I ragazzi, dopo quasi due anni di combattimenti tra l’Abruzzo e il Veneto agli ordini di Ettore e Domenico Troilo, erano finalmente liberi di tornare a casa, o a quel che ne restava.

Del loro impegno per la liberazione del Paese dall’occupazione nazi-fascista resta una medaglia d’oro al valoro militare – unica formazione partigiana decorata –, le gesta riportate in prima persona dai combattenti, le storie narrate in numerose opere letterarie, teatrali e documentarie, i monumenti eretti tra Gessopalena e Bologna, il museo della Memoria di Casoli e, forse la testimonianza più toccante, il Sacrario dei Caduti a Taranta Peligna.

Il Sacrario si può raggiungere in due modi. In auto, tramite la SS 84 nei pressi dell’accesso alle Grotte del Cavallone, e a piedi, risalendo il breve sentiero – ma di media difficoltà – che da Taranta Peligna porta sul costone di roccia dove a strapiombo si erge il mausoleo. In ambo i casi, sarà il silenzio a fare da padrone, il silenzio e un manto devoto di sacro rispetto. Questa è la casa eterna di chi ha difeso con onore e senza nulla chiedere in cambio le nostre case, la nostra libertà, la vita pacifica che siamo ormai abituati a vivere.

Il viale di accesso, che si affaccia sulla Valle dell’Aventino, ricorda con targhe e con i nomi incisi sulla nuda pietra i luoghi delle principali battaglie, da Casoli a Brisighella, a testimoniare il lungo cammino della liberazione.

Esso porta a uno spiazzo dove sono state affisse diverse targhe che ricordano le visite dei presidenti della Repubblica, le marce sul Sentiero della Libertà organizzate negli anni dal Comune di Taranta Peligna, una mappa dell’Italia con i territori liberati dalla Brigata e un estratto dalla motivazione della medaglia al valore che recita: “In quindici mesi di asperrima lotta sostenuta contro l’invasore tedesco con penuria di ogni mezzo ma con magnifica esuberanza di entusiasmo e di Fede sorretti soltanto da uno sconfinato amore di Patria, i patrioti della Maiella, volontari della libertà affrontando sempre soverchianti forze nemiche, hanno scritto per la storia della risorgente Italia una pagina di superbo eroismo”.

Dal piazzale si scende una scalinata e il sacrario è lì, semplice e sobrio, composto e dignitoso, quasi a non voler recar disturbo ricordando, con la sua presenza, pagine tra le più cupe della nostra Nazione. Riporta solo lo stemma della Brigata e la scritta «ai caduti», il resto è pietra, come a dire storia, come a sussurrare “abbiamo fatto quel che dovevamo”.

Dentro, i loro volti ti attendono. Sono eternamente giovani, alcuni, altri hanno visto il tempo trascorrere, il Paese trasformarsi come loro l’avevano forgiato. Nei loro occhi, giovani o anziani, c’è sempre però il racconto della loro vita, delle loro gesta, di una stagione eroica e irripetibile.

La pace da loro conquistata è forse causa del nostro labile interesse, nel nostro vacillante ricordo, mi domando mentre osservo quei volti, mentre leggo uno a uno quei nomi. Nel vasto rispetto s’insinua così una traccia rovente e finissima di vergogna. Ma si placa subito, questo luogo è il testimone del ricordo loro dovuto, dell’onore da loro dimostrato, è la traccia indelebile di chi essi furono, così come di chi noi siamo, noi che oggi possiamo e dobbiamo continuare a celebrare quelle gesta, e in profondo silenzio rendere gratitudine.

Qui è e sempre sarà l’abbrivio di ciò che siamo, che possiamo essere, qui è l’abbrivio di ciò che saremo domani. Ricordiamolo.

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