IL TEMPIO ITALICO DI COLLE SAN GIORGIO, UNA RICCHEZZA DA VALORIZZARE A CASTIGLIONE MESSER RAIMONDO


CASTIGLIONE MESSER RAIMONDO – Le nostre origini, anche quelle meno note e perse nel tempo, ci dicono chi siamo oggi ma soprattutto possono aiutarci a capire cosa faremo domani. Valorizzare un sito archeologico, quindi, non aiuta solo il turismo, determina anche il nostro futuro.

Lo hanno capito a Castiglione Messer Raimondo (Teramo), dove in località Colle San Giorgio si trovano i resti di un castello normanno edificato su un più antico insediamento italico del III o II secolo a.C., i cui ritrovamenti sono oggi esposti nel Museo archeologico nazionale d’Abruzzo a Chieti.

Il sito, dopo un lungo periodo di modesto interesse, è oggi tornato all’attenzione dell’amministrazione comunale castiglionese che vorrebbe puntare sul suo sviluppo.

Le prime notizie del Castrum Sancti Georgi risalgono al 1065, per una donazione della sesta parte del Castello di Montesecco (oggi Montefino) al Monastero di Picciano. Nel 1195, invece, inizia con Rainaldo la dominazione degli Acquaviva, che durerà ben tre secoli. Già nel 1481, però, il castello risulta disabitato, nel documento in cui Ferrante I d’Aragona concede ad Andrea Matteo III, tra le altre, le terre dell’Abruzzo Ulteriore.

Dobbiamo aspettare l’inizio del ‘900 per trovare menzioni sui primi ritrovamenti a opera del prof. Vincenzo Rosati, fibule, armille, punte di lancia e antefisse, che però fecero pensare a reperti di età romana. È solo nel 1952 che il barone Giovanbattista Leopardi di Penne segnala alla Soprintendenza archeologica di Chieti la possibile presenza di un tempio italico.

Gli scavi, affidati allo stesso Leopardi, furono realizzati nell’estate del 1956. Tuttavia dal giornale di scavo emersero, come sostiene il prof. Gabriele Jaculli, poche e imprecise informazioni dovute “alle evidenti carenze di preparazione”. Tra i reperti si menzionarono solo campanelli bronzei, monete, fibule a navicella e alcuni materiali fittili.

Solo dieci anni più tardi, grazie al lavoro di Valerio Cianfarani, archeologo e reggente della Soprintendenza, si inizierà a parlare del ritrovamento di un intero frontone italico. Sulla ricostruzione del reperto, oggi esposto nel MANdA (Museo archeologico nazionale d’Abruzzo) di Chieti, ci sarebbero però dei dubbi. Secondo Jaculli, infatti, dal frontone sarebbe stato escluso il timpano ornato con raffigurazioni di divinità elleniche per motivi che potremmo definire estetici, privilegiando, la giovane Soprintendenza dell’epoca, il principio “del bello rispetto al rigore scientifico”.

Oggi i reperti del prof. Rosati sono esposti nella Biblioteca Comunale di Teramo, quelli del Leopardi nella sala omonima del Museo Civico-Diocesano di Penne. La gran parte dei ritrovamenti fittili legati al tempio italico, purtroppo, sono conservati invece nel deposito del Museo teatino.

Visitare il sito archeologico è semplice: basta prendere la strada provinciale 32 per la frazione castiglionese e fermarsi nei pressi dell’Agriturismo Biologico Colle San Giorgio. Lì vedrete una fontana, dietro la quale inizia la scalinata verso l’altura. Si tratta di una breve passeggiata, resa certo più leggera dal panorama che va dal Gran Sasso fino all’Adriatico.

Nel sito, dove purtroppo la vegetazione è tornata padrona, è possibile tuttavia osservare i resti medievali del castrum, l’insediamento che ha soppiantato quello italico e quello romano. Sono presenti tracce di una pieve e alcuni tratti di mura costruiti in grossi blocchi squadrati legati a malta.

Per riportare interesse sul sito archeologico di Colle San Giorgio c’è bisogno di una progettualità condivisa tra l’amministrazione comunale e la Soprintendenza archeologica, come suggerisce il prof. Vincenzo Torrieri, funzionario per la provincia di Teramo, contattato telefonicamente da Virtù Quotidiane. Sarebbe decisivo, sia per il rilancio dell’immagine di Castiglione sia della Soprintendenza stessa, che certo nella collaborazione con le amministrazione trova il terreno di cui ha bisogno per espletare a pieno il suo ruolo di promotrice delle antiche ricchezze del territorio.

L’Abruzzo non ha bisogno di inventare chissà quali ricette innovative per valorizzarsi, basterebbe invece valorizzare con innovazione quanto già abbiamo a disposizione, in sinergia, collaborando.

(Bibliografia: Il tempio italico di Colle San Giorgio, di Gabriele Iaculli e Liber Capitulorum Universitatis Terrae Castileonis Messer Raimundi, di Candido Greco).

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