INCENDI, RETE APPIA: INCENTIVARE LA PASTORIZIA PER LA SALVAGUARDIA DELL’ECOSISTEMA


L’AQUILA – “Come Rete Appia esprimiamo solidarietà ai pastori e a tutti gli abitanti del Montiferru che in queste ore stanno vivendo la tragedia degli incendi sulle loro terre. Crediamo però importante fare una riflessione più ampia sul contesto entro cui tali incendi si sono sviluppati”.

Così in una nota il presidente di Appia-Rete dei pastori italiani Nunzio Marcelli.

“Proteggere il patrimonio boschivo è senza dubbio una priorità epocale. Le foreste sono serbatoi di accumulo di carbonio e rappresentano uno degli ultimi baluardi di difesa della sopravvivenza della specie umana sul pianeta. Ma proteggerlo isolandolo dal contesto storico e culturale in cui si trova, spopolandolo di uomini e animali che da sempre hanno provveduto a mantenerlo vivo e vitale è diabolico”

“Il pastore”, rileva Marcelli in una nota, “presidia e controlla i territori più marginali e l’animale allevato limita la biomassa combustibile. Non è pensabile escludere le greggi dai piani di gestione dei boschi protetti, vietare il pascolamento o includere meccanismi burocratici che penalizzano una gestione efficiente e condivisa fra pastori e forestali. Come dimostrato da ricerche in ambito Mediterraneo, il pascolamento riduce sostanzialmente la possibilità e la pericolosità dell’evento incendiario. Se un pastore di bosco potesse aprire una pista, pulire il sottobosco, migliorare la viabilità, regolamentare i corsi d’acqua, in caso di incendio sarebbe ad esempio molto più facile passare con i mezzi di intervento a terra e trovare l’acqua per contrastare il passaggio del fuoco”.

“Nei compendi forestali in cui è ammesso il pascolamento è estremamente più raro che l’incendio possa correre e avere conseguenze distruttive incalcolabili, perché per il pastore quelle aree rappresentano il sostegno alimentare per il bestiame nei mesi ad alto rischio e quindi il suo presidio giornaliero è un deterrente per gli incendiari e un’assicurazione contro i doli”.

“Vogliamo rivendicare con forza il ruolo fondamentale di pastori e pastore nella conservazione degli ambienti boschivi e montani”, continua Marcelli, “e nella ricostruzione di un percorso di riavvicinamento dei giovani alle aree interne, per invertire l’attuale processo di abbandono. È necessario riportare al centro della politica il dibattito sul riconoscimento del ruolo ambientale della pastorizia e l’avvio, una volta per tutte, di meccanismi di incentivazione dell’allevamento estensivo nelle montagne e nei boschi delle nostre regioni, come da oltre trent’anni si fa nella Francia Mediterranea e nelle regioni rurali spagnole, ove si sostiene il ruolo ecosistemico dei pastori con pagamenti agro-ambientali per ettaro di superficie pascolata attribuiti secondo Piani di Salvaguardia Ambientale ad associazioni pastorali opportunamente costituite su base fondiaria e riconosciute dalle Istituzioni che governano i territori rurali”.

“Da dove si prendono i soldi? Dai Piani di Sviluppo Rurale, naturalmente, con meccanismi già rodati da chi opera e governa in quelle Regioni”, spiega. “Il percorso non è semplice, richiede uno sforzo di conoscenza ed organizzativo notevole, ma è possibile con il lavoro e la tenacia di chi vuole veramente conservare i nostri preziosi ecosistemi agro-silvo-pastorali, siano pastori, forestali, ambientalisti, semplici cittadini”.

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