JUVANUM E IL MUSEO ARCHEOLOGICO, UN MODELLO ESEMPLARE DI NARRAZIONE DEL TERRITORIO


MONTENERODOMO – Due sono le leve su cui si fonda la promozione territoriale: la conoscenza e la narrazione. Al sito di cui vi voglio parlare oggi non manca nessuna delle due. Alla conoscenza archeologica e scientifica è stata affiancata – e vedremo come – una capacità narrativa, ovvero la capacità di raccontare il luogo e la sua storia, davvero encomiabile, tanto, io credo, da poter essere modello per altri siti archeologici regionali. Ma allora perché se scrivo il suo nome, Juvanum, solo alcuni lettori sapranno a cosa mi sto riferendo?

Ecco, forse il motivo è, di contro, che manca la nostra conoscenza, che non va oltre le solite bellezze abruzzesi da social network, e che manca soprattutto una narrazione regionale strutturata che riesca a valorizzare e a raccontare tutto il territorio, magari persino in modo organico e strategico.

Juvanum è un’eccellenza, e il fatto che sia poco conosciuta è una macchia a cui bisognerebbe porre immediato rimedio. Proviamoci, coscienti che il modo migliore di conoscere quest’antica città è andarci e lasciando che sia il suo splendido museo a parlare per lei.

Siamo a Montenerodomo, provincia di Chieti, a sud-est della Maiella: un territorio straordinario conosciuto principalmente per il Castello di Roccascalegna, il Lago di Bomba e le Gole di Fara San Martino.

I primi popoli civilizzati ad abitare questi territori furono i Carricini, una delle quattro tribù del popolo sannita, la popolazione che occupava un vasto territorio tra l’Abruzzo, il Molise, la Campania e la Puglia. I Carricini vivevano di pastorizia, agricoltura e caccia in piccoli villaggi circondati da mura ciclopiche compresi tra il Monte Pallano e il Monte Porrara, anticamente Pallenium, la cima più meridionale della Montagna Madre. Sebbene fossero esperti guerrieri essi ripudiavano, unici tra i popoli italici, la schiavitù.

Dopo la conquista di Roma, le due principali città erette in zona furono Cluviae, vicino a Casoli, e appunto Juvanum. Essa si estende su un’area di quasi un chilometro quadrato a 1100 metri slm.

Oltre alle tracce di mura poligonali risalenti al III secolo a.C., conserva due templi edificati in stile ellenistico del II secolo a.C. e dedicati al culto di Eracle, Diana, Vittoria e Minerva; i resti dell’Abbazia cistercense di S. Maria in Palazzo, ricostruita sui resti romani attorno al 1140, secondo Antonio Ludovico Antinori; un foro lastricato, centro nevralgico della vita sociale; e soprattutto la cavea di un teatro, davvero suggestivo, di cui sono giunte fino a noi solo sette file di gradini.

Ma tutto l’impianto cittadino permette di ammirare piccoli e grandi dettagli che svelano una complessità urbana senz’altro notevole.

Ed è proprio da questi dettagli, costituiti da statue, lapidi, monili, attrezzi e utensili, che a mio avviso si può scoprire l’aspetto più bello di Juvanum, ovvero la sua narrazione di ciò che fu la città e la vita che l’animò. Parliamo dunque del Museo Archeologico.

Il museo, inaugurato nel 2006 e realizzato sotto la supervisione dell’archeologa Sandra Lapenna, è senza dubbio il fiore all’occhiello del sito. A differenza di tanti omologhi sparsi nella nostra regione, stupisce infatti per la sua organizzazione e l’immediata fruibilità.

Strutturato in quattro spazi, “Intorno a Juvanum, Culti degli dei, La vita quotidiana, Il lapidario”, esso offre un interessante e coinvolgente percorso etno-storico che non si riduce a spicciole informazioni tecniche sui beni conservati, ma conduce l’ospite attraverso un vero e proprio racconto sui Carricini e la loro storia. Un modello, insomma, da cui prendere esempio.

Juvanum andò incontro a un lento declino dopo un forte terremoto occorso nel 346 d.C. Il livello sociale raggiunto e la ricchezza del territorio non bastarono più a garantirne il futuro.

Futuro che oggi dovrebbe essere assicurato dal turismo, dalla ricerca scientifica e, non da ultimo, dal sapere popolare, ossia dal bisogno di conoscere più a fondo e in modo coinvolgente le nostre antiche origini. E sotto questo aspetto Juvanum ha certamente tutti i presupposti per vivere una nuova prosperità.

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