LA CHIESA SPALLATA DI RENDINARA, UN VUOTO CHE RIEMPIE PIÙ DI TANTE PAROLE


MORINO – L’immagine è di paese vivo, colmo di gente e di quell’entusiasmo che si respira solo in pieno agosto. Ci sono le bancarelle all’ingresso del paese mentre in Via Cesare Battisti c’è un viavai di bambini, famiglie, anziani, romani di ritorno e paesani che non vanno mai via. Così ci appare Rendinara, una frazione di Morino (L’Aquila): un paese nel pieno del suo potenziale; come se anche la pandemia fosse ormai un lontano ricordo.

Ma siamo qui per un altro ricordo, per un’altra memoria, una memoria che ha lasciato un vuoto, un vuoto che si è fatto punto panoramico, terrazza sulla splendida Valle Roveto, è la Chiesa Spallata, ferita e lascito del terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915. 107 anni fa.

Attraversati vicoli e superate case incredibilmente colorate, la Chiesa Spallata si trova nel lato nord di Rendinara, dove il paese risale verso uno sperone che strapiomba sulla conca del fiume Liri. Si passa vicino ad antichi casolari e si affronta una scalinata, inconsapevoli che quegli stessi gradini siano l’accesso all’originaria chiesa, quella intitolata a San Giovanni Battista.

Le ringhiere in ferro battuto, aggiunte dalla Pro Loco nel 2013, traggono in inganno, lasciando pensare davvero a una terrazza panoramica, ma poi, la croce, le lapidi, i resti murari e il perimetro dell’abside fanno intendere l’irreparabile, raccontano un’altra storia. E a consolare rimane solo il panorama magnifico.

La mattina del 13 gennaio a Rendinara si registrarono 72 vittime, come ricorda una delle lapidi ai piedi della croce. E il terremoto distrusse la chiesa di San Giovanni Battista mentre si stava svolgendo una funzione. Del suo medievale impianto da roccaforte e della sua trasformazione in luogo di culto avvenuta nei secoli più recenti non restarono che dolore e macerie.

Ma tutto il paese, come gli altri nella Valle Roveto, fu gravemente danneggiato e ci vollero decenni perché potesse risollevarsi e tornare nuova vita. La chiesa di San Giovanni Battista, dal canto suo, fu ricostruita più basso, con una struttura moderna, e arricchita in seguito da un mosaico dell’artista gesuita Marko Ivan Rupnik, che adornò la lunetta.

Le origini del paese, anticamente chiamato Retiaria, sono antecedenti al X secolo. Di esso si trova traccia in un documento del 1090 in cui Rainaldo di Obberto donò la chiesa di Santa Lucia e quella di San Pietro a Morino Vecchio al monastero benedettino di Montecassino. Ma numerosi sono gli atti pontifici e imperiali che lo citano nel corso dei secoli.

Oltre a Giovanni Battista, è venerato il compatrono Sant’Ermete, eremita ed esorcista proclamato santo nella forma vox populi, vox Dei, le cui reliquie sono gelosamente conservate nella nuova chiesa di San Giovanni Battista.

Unito prima al Comune di Balsorano e successivamente a quello di Civita D’Antino, nel 1831 entrò a far parte del territorio comunale di Morino.

Il centro storico di Rendinara merita certamente una visita, così come sono degna di nota le festa patronali del 9 luglio in onore di Sant’Ermete e del 19 agosto in onore di San Giovanni Battista. Oggi, però, il paese è più noto per essere una meta degli appassionati di trekking e di montagna, ospitando diversi sentieri che conducono alle cime dei Monti Ernici e in particolare al Pizzo Deta.

Ma la Chiesa Spallata crediamo resti il luogo più mistico e in fondo attrattivo di Rendinara. Il luogo dove la memoria si unisce alla bellezza, il luogo dove uno spazio vuoto riesce a colmare di emozioni più di tante parole.

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