LA MAFIA DEI PASCOLI IN ABRUZZO PER LA PRIMA VOLTA NELLE SEDI ISTITUZIONALI


L’AQUILA – Seduta interlocutoria oggi pomeriggio all’Aquila per la Commissione di Controllo e garanzia del Consiglio comunale, convocata – è la prima volta per un’istituzione – per esaminare lo spinoso tema della cosiddetta mafia dei pascoli, il fenomeno che vedrebbe grandi aziende di fuori regione occupare vaste aree di terreni con il solo scopo di accedere ai fondi europei, pur senza garantire l’effettiva attività di pascolo degli animali.

In audizione, convocati dal presidente Giustino Masciocco (Articolo 1), la professoressa Lina Calandra dell’Università dell’Aquila, con il suo staff autrice di una ricerca che ha svelato l’esistenza di fatti criminosi in vaste aree dell’Abruzzo, Domenico Roselli di Coldiretti, Filippo Rubei di Confagricoltura e Luca Tarquini del costituendo Consorzio per la valorizzazione dei prodotti dell’Aquilano.

Interlocutoria, sia perché il potere dell’organismo in materia è in effetti molto limitato, sia perché gran parte dei consiglieri comunali sono apparsi impreparati sull’argomento, sia perché mancavano i giusti interlocutori, che tuttavia Masciocco ha annunciato di convocare per la prossima seduta: sindaco, Regione e Asl.

Quest’ultima è quella che, forse più d’altri, potrebbe davvero attuare un controllo efficace dal momento che monitorizza e autorizza la presenza degli animali e dei loro ricoveri sul territorio. Come ha spiegato a Virtù Quotidiane, che oramai da anni dedica approfondimenti al tema, il direttore del Servizio veterinario Mario Mazzetti. Anche se, come ha fatto notare la consigliera Carla Cimoroni (lista civica Coalizione sociale), “la mancanza del controllo e dell’incrocio dei dati è uno dei vulnus della pubblica amministrazione”.

Sui pascoli comunali che non afferiscono alle Amministrazioni separate (Asbuc) – è emerso dalla seduta durata circa tre ore alla quale sono intervenuti anche funzionari comunali – non ci sarebbero terreni concessi a imprese forestiere, è per questo che alla prossima seduta della Commissione saranno convocati anche i rappresentanti delle Asbuc. Tuttavia, da quanto emerso dallo studio condotto dall’Università, non mancherebbero casi di ditte prestanome che, dunque, renderebbero l’argomentazione usata dall’assessore agli Usi civici Fabrizio Taranta (Lega) a difesa dell’operato del Comune quantomeno debole.

“In montagna è il Far West”, ha detto Daniele D’Angelo, consigliere di Fratelli d’Italia e lui stesso imprenditore agricolo, “c’è gente che si picchia, armi da fuoco, furti di bestiame e quant’altro. Un problema sottovalutato per troppi anni. Solo oggi c’erano 30 vacche in strada tra Collebrincioni e L’Aquila, ci sono animali abbandonati ovunque, la presenza degli allevatori è indispensabile ma deve essere gestita, perché anche gli allevatori stanno contribuendo a distruggere la montagna senza il rispetto delle regole e dei tempi di monticazione e demonticazione”.

“Prendono fondi per curare i pascoli, avere stalle decorose e allevare in buono stato gli animali, ma questo non sempre avviene”, ha fatto notare. “Allevatori che hanno la possibilità di avere 50 capi arrivano anche ad averne 200 per aumentare la superficie di pascolo e accedere ai finanziamenti europei”.

“Di questo tema parliamo da dieci anni”, ha ricordato Elia Serpetti, consigliere della lista civica di centrosinistra Il Passo possibile e presidente dell’Asbuc di Arischia, “il problema sono le norme comunitarie che consentono il pascolo da una regione all’altra. Abbiamo allevatori con centinaia di capi e neanche un recinto”.

“Stavamo conducendo una ricerca su tutt’altro (su esigenze e bisogni di chi vive nelle aree protette, ndr)”, ha ricordato la Calandra, “ma delle circa 900 persone intervistate in 99 comuni, tutti quelli dei Parchi nazionali del Gran Sasso e della Majella e gran parte di quelli del Velino Sirente, tra cui quasi tutti i sindaci, un centinaio ci hanno segnalato in modo circostanziato fenomeni criminosi sul territorio”.

“Qualche amministratore ci ha detto che se una Procura decidesse di affrontare la questione sarebbe la nuova Mani Pulite”, ha aggiunto la professoressa. Parliamo di “mezzi agricoli rubati, traffico di marchi auricolari, atti intimidatori”.

Ma come funziona l’assegnazione dei titoli Pac (Politica agricola comune) e cosa sono?  “Con la riforma del 2003 è entrato in vigore il sistema dei titoli”, ha spiegato la Calandra, “se prima di allora i contributi venivano concessi in base alla produzione, da quel momento vengono calcolati sulla media dei contributi ricevuti prima di allora diviso per il numero di ettari”.

“Chi coltivava in modo intensivo ha avuto titoli molto alti, ecco che si è scatenata la corsa agli ettari che moltiplicano i finanziamenti. Dove si sono andati a cercare gli ettari di terreno? Certo non nelle aree densamente antropizzate”, ha fatto notare. Inoltre “dal 2013 l’Italia è l’unico Stato membro ad aver lasciato il paese come un’unica regione, quindi chiunque può spalmare i propri titoli ovunque in lungo e in largo per la penisola. Gli allevatori abruzzesi avevano titoli bassi rispetto ai grandi allevatori di altre regioni, quindi sono stati tagliati fuori”.

“Si è innescato un vero e proprio mercato di titoli”, ha concluso la prof, “anche grazie a incentivi per giovani e donne che ha innescato un sistema che vede aziende senza un animale!”.

La presenza in Abruzzo di organizzazioni criminali interessate ai pascoli è stata recentemente confermata da un’inchiesta della Procura di Messina. (m.sig.)

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