LA TORRE PICCOLOMINI DI PESCINA, UNA DESTINAZIONE OBBLIGATORIA PER GLI AMANTI DEL TURISMO SLOW


PESCINA – Perché la Torre Piccolomini non sia uno dei monumenti-simbolo d’Abruzzo e non rientri nelle varie liste online dei luoghi imperdibili è un mistero. Non c’è punto da dove la si possa ammirare che non crei suggestione, compreso il fugace colpo d’occhio dalla A25, e di certo la vista che si gode dalle sue pendici ha poco da invidiare a tanti altri scorsi più noti della nostra regione.

La Rocca Vecchia di Pescina – altro nome con cui è chiamata – è a tutti gli effetti una destinazione obbligatoria per gli amanti del turismo slow. Ora non ci resta che scoprire perché.

La torre pentagonale sorge su una rupe a strapiombo sulla sponda sinistra del fiume Giovenco a controllo dell’omonima valle, un tempo via di comunicazione tra la Piana del Fucino e la città di Sulmona. Svetta sull’abitato di Pescina e sul suo centro storico, oggetto da qualche anno di un progetto di recupero, di cui è la naturale prosecuzione.

Un tempo la struttura era parte di un sistema difensivo molto articolato e più volte ricostruito sui resti di altre fortificazioni, come testimoniano i resti di un insediamento romano e di mura megalitiche.

Il castello di Pescina fu costruito dalla famiglia Berardi nel X secolo. Lo schema attuale, tuttavia, ricalca quello della riedificazione del 1232, concessa da Federico II di Svevia, dopo che questi, vincitore dello scontro con Tommaso Berardi, conte d’Albe, Celano e del Molise, ordinò la distruzione di tutte le fortificazioni della zona.

Le cronache storiche ci tramandano inoltre che il castello dal 1315 appartenne a Ugone del Balzo, membro della famiglia che aveva sostenuto gli Angiò contro gli Svevi, per tornare ai Berardi all’inizio del XV secolo. La faida interna alla famiglia che seguì, spinse Papa Pio II ad approfittare della situazione e ad affidare la contea a suo nipote Antonio Piccolomini nel 1463.

In seguito il feudo passò sotto il dominio dei Peretti, dei Savelli e infine agli Sforza-Cesarini, che lo tennero fino all’abolizione del feudalesimo.

Del castello vale la pena menzionare altri eventi che ne arricchiscono la storia e lo conducono a noi come lo possiamo ammirare oggi.

Qui nacque nel 1602, durante la residenza estiva della sua famiglia, Giulio Mazzarino, futuro cardinale e diplomatico in Francia, dove servì, succedendo al cardinale Richelieu, re Luigi XIII durante la guerra dei Trent’Anni in opposizione agli Asburgo. Mazzarino è uno dei protagonisti nei romanzi di Dumas che seguirono il celebre I tre moschettieri.

Nel 1902, infine, la torre Piccolomini fu dichiarata monumento nazionale, solo tredici anni prima che il terremoto della Marsica gli infliggesse ingenti danni ancora visibili.

Nel 2016 la Regione Abruzzo ha finanziato per un milione di euro un grande investimento per realizzare a Pescina un parco letterario, il restauro della casa natia dello scrittore Ignazio Silone (ultimato nel 2020) e il consolidamento e recupero della Torre. Il progetto prevede l’installazione di una passerella sopraelevata con una terrazza panoramica per offrire ai visitatori un affaccio sulla vallata e sul Fucino.

Nei pressi del castello, a rendere se possibile ancor più ricca la visita, sono stati realizzati alcuni percorsi turistici ed escursionistici, è presente la casa museo del cardinal Mazzarino e sono visitabili i luoghi storici di Silone: la tomba ai piedi della torre campanaria della chiesa di San Berardo, il centro storico di Pescina con il fontanile di Fontamara e, appunto, la casa natia dello scrittore.

Sostieni Virtù Quotidiane

Puoi sostenere l'informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.
Cliccando su "Donazione" sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.


Articolo soggetto a copyright, ogni riproduzione è vietata © 2021