LA VALLE DEL CAMPANARO, ALLA SCOPERTA DI UNA RARITÀ DELL’APPENNINO


POGGIO PICENZE – La Valle del Campanaro è ben più che un cartello azzurro sulla strada statale 17 a metà della salita che da Poggio Picenze porta a Barisciano (L’Aquila). La Valle del Campanaro è un piccolo gioiello di media montagna, arricchito da una buona varietà di sentieri ben curati, dalla presenza di due rifugi, da tracciati per mountain bike, da un trail che qui si svolge in estate e da una particolarità che lo rende un posto raro in tutto l’Appennino.

È nevicato nei giorni precedenti l’escursione, così decidiamo per una camminata semplice, facilmente raggiungibile in auto, ma che permetta comunque di immergersi nella natura e lasciarsi alle spalle cemento e caos. Ricordo così quel cartello sulla statale 17 e il desiderio di scoprire dove conduca e partiamo alla volta di Poggio Picenze: la meta è il rifugio della Valle del Campanaro.

Lasciata l’auto al bivio, iniziamo subito la salita lungo la carrareccia che si snoda tra pini e querce. La neve – 10, 15 centimetri – non rallenta il passo, tutt’altro, dona all’uscita un qualcosa di frivolo, giocoso. Tuttavia ci scoraggerà dell’avventurarci nei vari sentieri, segnalati da omini di pietra, o nelle altre strade, verso San Martino o Barisciano, che salendo incontriamo lungo la via principale.

Spiace ma, se non altro, ci invoglia a tornare. Proprio una di queste strade, che collega alla località Colle Rotondo, porta a un laghetto artificiale e al primo rifugio.

Lo stabile, danneggiato da vandali, è stato ristrutturato di recente dai ragazzi dell’Associazione Il Gigante Buono di Poggio Picenze, nata nel 2015 per commemorare la prematura scomparsa di Pierluigi Di Cesare in un incidente stradale. Il rifugio ha una cucina, un camino all’esterno e uno all’interno, posti letto e servizi, ed è disponibile, previa prenotazione, a essere dato in prestito a chiunque voglia usufruirne. La nostra passeggiata, invece, fino al secondo rifugio più a monte, nonostante la neve, non prende più un’ora e mezza, per circa 5,5 km di cammino.

Il dislivello è sempre dolce e non si ha granché bisogno di fermarsi a riposare. È una bella escursione adatta a tutti, insomma, allenati e non, giovani e meno giovani. L’unico rammarico è per lo stato in cui versa il rifugio della Valle del Campanaro che, abbandonato, porta addosso ancora evidenti i segni del terremoto.

È un peccato perché il posto è magnifico, si gode di una pace assoluta, e da lì prendono avvio alcuni sentieri che, volendo, portano in cima alle montagne che dominano Poggio Picenze e la piana. Ma la peculiarità che rende la Valle del Campanaro se non un posto unico, almeno raro nell’intero Appennino, è la presenza del Dictamnus albus, una pianta spontanea dalle proprietà aromatiche appartenente alla famiglie delle rutaceae.

Il dittamo è un’erba medicinale e officinale, se sfregate, le sue foglie emanano un intenso profumo simile a quello del limone. La letteratura è ricca di riferimenti al dittamo. Delle sue proprietà parla Umberto Eco ne Il nome della rosa, Giovanni Pascoli nella raccolta Myricae, se ne trovano cenni nell’Eneide, nell’Orlando Furioso e persino nella famosa saga di Harry Potter.

Ogni anno, solitamente i primi di giugno in corrispondenza con la fioritura, il Comune, la Protezione Civile di Poggio Picenze e il Parco nazionale del Gran Sasso e monti della Laga organizzano una passeggiata guidata alla scoperta delle piante selvatiche più suggestive e misteriose del Gran Sasso e dintorni, tra le quali il Dictamnus albus è l’indiscusso protagonista. Una rarità, insomma, che fa della Valle del Campanaro un luogo da esplorare con entusiasmo e, al contempo, da preservare con cura. Alessandro Chiappanuvoli

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